IAI
Fronti aperti della politica internazionale

Sfide economiche globali 2020

16 Gen 2020 - Lorenzo Bini Smaghi - Lorenzo Bini Smaghi

Il 2020 sarà caratterizzato da alcuni importanti appuntamenti, tra i quali spiccano le elezioni presidenziali negli Stati Uniti all’inizio di novembre e il completamento degli accordi per definire entro la fine dell’anno i nuovi rapporti tra il Regno Unito e l’Unione europea.

Per quel che riguarda le elezioni americane, il periodo che le precede dovrebbe spingere il presidente in carica, Donald Trump, a cercare di trarre vantaggio dalle condizioni favorevoli dell’economia statunitense e di dare ulteriore spinta ai mercati finanziari. Ci si può dunque aspettare che nei prossimi mesi il presidente continui a fare pressione sulla Riserva federale, affinché questa riduca i tassi d’interesse per aumentare la liquidità sui mercati finanziari e proseguire la crescita delle quotazioni azionarie in atto ormai da vari mesi. Il presidente Trump dovrebbe anche avere interesse a chiudere una serie di negoziati commerciali, o almeno ad arrestare l’escalation tariffaria nei confronti della Cina e degli altri principali Paesi. Una tale evoluzione verrebbe sicuramente ben vista dagli investitori e dal mondo delle imprese e avrebbe un impatto positivo sui mercati. Si è visto già nelle ultime settimane del 2019 come le notizie provenienti dai negoziatori statunitensi e cinesi abbiano prodotto reazioni favorevoli, che avrebbero un impatto positivo sull’elettorato americano.

La stessa Cina dovrebbe avere interesse a chiudere almeno una parte del negoziato prima delle elezioni di novembre, per evitare che la questione commerciale diventi un tema della campagna elettorale, con il rischio di una corsa al rialzo nelle posizioni conflittuali di Trump e del candidato democratico.

Nel complesso, la scadenza elettorale americana dovrebbe avere un impatto relativamente favorevole sull’economia mondiale.

Per quel che riguarda invece la Brexit, che dovrebbe avvenire entro la fine di gennaio, il negoziato di separazione definitiva, che dovrebbe regolare i rapporti tra il Regno Unito e l’Unione negli anni successivi non sembra facile, vista l’esperienza degli ultimi tre anni. Il governo britannico, che parte da una posizione di forza, basata sulla forte legittimità democratica ottenuta dalle ultime elezioni,  cercherà di ottenere il massimo dei vantaggi. D’altra parte, l’Unione europea deve continuare a far prevalere i principi sui quali si basa il mercato unico, non potendo dare un accesso privilegiato a chi non li rispetta tutti, in particolare la libertà di movimento delle persone.

Non è improbabile che si arrivi a fine 2020 con ancora un negoziato incompleto e la necessità di ulteriori proroghe. Ciò contribuirebbe a creare ulteriori incertezze nelle relazioni commerciali e finanziarie, con effetti negativi sui mercati e sull’attività economica, non solo sul continente ma a livello globale.

In Europa, una sfida importante riguarda la capacità di sostenere la crescita con politiche economiche più bilanciate, a favore di un maggior stimolo fiscale, soprattutto nei Paesi che hanno più margini di manovra, grazie a un debito pubblico contenuto, e meno dipendente dallo stimolo monetario, i cui effetti sui tassi d’interesse cominciano a produrre effetti collaterali indesiderati, in particolare sul sistema finanziario. Ci si aspetta che la nuova Commissione europea dia sostanza al progetto di Green New Deal, che è stato al centro del programma presentato da Ursula Von der Leyen.

Infine, un importante fattore da seguire nel corso dell’anno riguarda l’evoluzione dei mercati delle principali materie prime, in particolare il petrolio. La realizzazione di uno scenario di ‘soft landing’ dell’economia mondiale dipende dal mantenimento di prezzi stabili che sostengono il potere d’acquisto, soprattutto nei Paesi avanzati.