IAI
In attesa di nuovi equilibri

Caos mediorientale: i rischi dell’effetto domino

5 Gen 2020 - Stefano Silvestri - Stefano Silvestri

L’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani e del capo della milizia irachena Ketaib Hezbollah, Abu Mahdi al-Muhandis, da parte degli Stati Uniti ha impresso un nuovo giro di vite alle crisi mediorientali. Non sappiamo ancora come reagirà il regime iraniano, per il momento occupato ad onorare solennemente quello che era di fatto il principale manovratore della penetrazione iraniana in tutto il mondo arabo e islamico (e ad annunciare la rimozione dei limiti all’arricchimento dell’uranio previsti dall’accordo sul nucleare, ndr).

La prima conseguenza politica è stato un voto del Parlamento iracheno in cui si chiede al governo di porre fine alla presenza di truppe straniere sul territorio nazionale, e si criticano aspramente gli Stati Uniti per aver, con il loro attacco, violato la sovranità irachena. La mozione non è impegnativa, ma intanto le forze della Nato hanno sospeso le operazioni contro i terroristi per concentrarsi sulla propria autodifesa e sulla protezione degli stranieri presenti nel Paese.

La tensione è molto alta, non solo in Iraq, ma anche in Siria e soprattutto in Libano, che potrebbe rivelarsi il vero punto debole della situazione, rischiando di rimettere in discussione gli equilibri costituzionali interreligiosi e intercomunitari che sinora, bene o male, hanno mantenuto in vita questo Paese. Una grave crisi libanese si rifletterebbe immediatamente sulla sicurezza di Israele e rimetterebbe in movimento alcuni milioni di profughi siriani e palestinesi ospitati in quelle terre.

Tempesta militare perfetta
Anche più grave potrebbe rivelarsi l’allargamento degli scontri alle acque del Golfo, mettendo a rischio le esportazioni di petrolio e di gas di tutti i Paesi rivieraschi e innalzando ai massimi livelli la tensione tra gli arabi da un lato e gli iraniani dall’altro, oltre a coinvolgere direttamente le importanti forze navali ed aeree di Washington nella regione (senza scordarsi di quelle britanniche, francesi, turche, russe, cinesi e persino italiane presenti nel Golfo). Nuove minacce ad Israele e venti di guerra sul Golfo possono innescare insieme una sorta di tempesta militare perfetta, in altri termini una guerra.

Non è uno scenario che possa piacere all’Iran, che di una tale guerra pagherebbe il costo maggiore, ma non è detto che i calcoli razionali siano sufficienti a porre un limite al desiderio di rivalsa e di vendetta. Scenari più razionali, peraltro, non sono molto più rassicuranti perché si parla di un montare degli attentati terroristici, di un inasprirsi dei contrasti religiosi e settari, del tentativo di mettere in campo attacchi cibernetici, e così via.

Ma anche se in qualche modo riuscissimo a superare senza troppi danni la fase più acuta della crisi, rimane la domanda di fondo: quale sarà la nuova situazione che dovremo affrontare in Medio Oriente?

Ritorno in campo delle grandi potenze
Avremo forse una regione in cui gli americani saranno molto temuti, ma anche molto meno influenti, e dove le maggiori potenze regionali saranno impegnate in complessi giochi geopolitici dalle moltissime sfaccettature, molto difficili da decifrare. In cui alcuni stati, dall’Iraq alla Siria e forse anche alla Libia, forse non saranno formalmente smembrati, ma di fatto verranno sezionati in diverse e mutevoli zone di influenza delle varie potenze regionali: zone in continuo movimento e ridefinizione, con un aumento notevole delle sofferenze della popolazione e quindi forse anche nuovi movimenti massicci di profughi. Una regione percorsa da ventate di irredentismo religioso, a tutto scapito delle tante minoranze che sinora avevano condiviso quelle terre, e quindi anche, probabilmente, fonte di nuovi movimenti terroristici.

È difficile che una situazione del genere possa durare indefinitamente. Sarà necessario trovare nuovi equilibri, e questo probabilmente costringerà le potenze esterne a tornare in forze sul terreno. Con la speranza che non lo facciano solo per combattersi a vicenda.