IAI
Potenzialità e rischi per difesa e sicurezza

Spazio: la Space Force di Trump e i trattati esistenti

29 Dic 2019 - Alfredo Roma - Alfredo Roma

Firmando il National Defence Authorisation Act (cioè il bilancio del Pentagono per l’anno fiscale 2020), Donald Trump ha dato vita, due giorni dopo il voto favorevole della Camera all’Impeachment, alla Space Force, il nuovo corpo delle Forze Armate che avrà il compito di “proteggere gli interessi degli Stati Uniti nello spazio”. Disporrà di 16.000 uomini, di un budget inizialmente limitato e farà parte, almeno per ora, della US Air Force.

Il compito immediato della Space Force sarà quello di proteggere le infrastrutture spaziali esistenti, che per gli Stati Uniti sono rappresentate da oltre 800 satelliti. I satelliti si possono distinguere in base agli strumenti che contengono, utili per scopi eminentemente scientifici come satelliti per l’astrofisica o meteorologia o per scopi sia civili sia militari come quelli per telecomunicazioni, navigazione e osservazione della terra. A questi si devono aggiungere le stazioni orbitanti come l’International Space Station (Iss).

L’uso pacifico dello spazio: Trattati e accordi
Tutte le infrastrutture dello spazio extra-atmosferico hanno in sé la possibilità di un uso duale, cioè civile e militare. Tuttavia, i diversi trattati internazionali sullo spazio extra-atmosferico stabiliscono chiaramente che lo spazio può
essere usato solo per scopi civili. In particolare l’Articolo IV dell’Outer Space Treaty (Ost) del 1967 stabilisce che “gli Stati contraenti rinunciano a collocare in orbita terrestre oggetti vettori di armi nucleari o di qualsivoglia altro tipo di armi di distruzione di massa, a insediare dette armi su corpi celesti e a collocarle, in qualsiasi altro modo, nello spazio extra-atmosferico. Gli Stati contraenti utilizzano la Luna e gli altri corpi celesti a scopi esclusivamente pacifici.
Sui corpi celesti sono vietati l’insediamento di basi e installazioni militari, l’insediamento di opere di difesa militare, gli esperimenti di qualsiasi tipo di arma e l’esecuzione di manovre militari. È lecita l’utilizzazione di personale
militare a scopi di ricerca scientifica o a qualsiasi altro fine pacifico. È parimente lecita l’utilizzazione di armamenti o installazioni necessari all’esplorazione pacifica della Luna e degli altri corpi celesti”.

Il diritto degli spazi extra-atmosferici si fonda dunque sull’uso pacifico degli stessi e il medesimo principio è ripetuto dal diritto internazionale consuetudinario espresso nella “Declaration” (Declaration of Legal Principles Governing the Activities of States in the Exploration and Use of Outer Space) del 1962 ed è inoltre specificato nell’Articolo 3 della Carta delle Nazioni Unite che proibisce l’uso della forza. Questo principio generale sul dominio extra-
atmosferico include la possibilità di comminare sanzioni da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Occorre comunque ricordare che la prescrizione dello Space Treaty del 1967 non può essere considerata come l’assoluta e definitiva esclusione dell’uso militare dello spazio extra- atmosferico, in quanto esiste sempre l’Articolo 51 della Carta delle Nazioni, che sancisce il diritto alla difesa nel caso uno Stato sia aggredito da un’altra entità. Sulla base di questo principio si espresse uno studio del 2001 voluto dal segretario alla Difesa Usa Donald Rumsfeld, con l’elaborazione di uno scenario in cui l’imperativo strategico per gli Stati Uniti d’America era il bisogno di tenere la Nazione al riparo da una Pearl Harbour cosmica, assicurando che “il presidente abbia la possibilità di dispiegare armi nello spazio”.

Tra gli anni 60 e 70, sono stati adottati vari accordi per evitare che sistemi d’arma fossero imbarcati sui satelliti, a partire dalle lezioni apprese in altri ambiti. Il primo tra questi è il Partial Test Ban Treaty (1963), evolutosi poi nel
Comprehensive Test Ban Treaty. Questi trattati sono connessi al citato Articolo IV dello Space Treaty del 1967.

Lo scenario attuale dello spazio
Dal 1950 in poi lo scenario delle attività spaziali si è considerevolmente allargato. Oltre ai tradizionali competitors – Stati Uniti e Federazione russa –, altri attori sono diventati rilevanti come l’Unione europea e l’Agenzia Spaziale
Europea (Esa) e i suoi membri, principalmente Francia, Germania, Italia e Regno Unito. A questi Paesi si sono recentemente aggiunti Cina e India.

Il settore spazio è di solito competenza del Governo di un Paese, ma include anche i centri di ricerca e sviluppo, i think tank, le Università e le industrie che producono lanciatori e relativo carburante, satelliti, sensori e altre tecnologie di rilevazione.

Questo sviluppo ha portato a una proliferazione di satelliti e infrastrutture spaziali dalle quali dipende la nostra vita di ogni giorno. Basta pensare alle telecomunicazioni, ai sistemi di navigazione (Gps americano, Galileo europeo, Glonass russo, Compass cinese), ai satelliti di osservazione della Terra, come il Copernicus europeo. Dai satelliti dipendono anche le transazioni finanziarie di tutto il mondo e, soprattutto, la sicurezza nazionale che comprende la cyber-security.

La possibilità di un blocco spaziale
Con le attuali tecnologie è possibile bloccare dallo spazio il funzionamento di uno Stato. Lo Space Block è una deliberata interruzione del funzionamento delle infrastrutture spaziali critiche a partire da operazioni lanciate da o contro infrastrutture spaziali destinati ad assicurare la continuità delle azioni di governo quando le infrastrutture di terra non sono utilizzabili e la’ business continuity’, interruzioni che possono generare un effetto domino sui classici
domini geopolitici terrestre, marittimo e aereo. Lo Space Block può essere causato in tre modi: 1) da satelliti contro altri satelliti in orbita; 2) da satelliti che dirigono attacchi verso infrastrutture al suolo; 3) da infrastrutture al suolo in grado di colpire quei satelliti che permettono l’interdipendenza tra infrastrutture spaziali e terrestri.

La principale minaccia da considerare è la presenza di un’accesa competizione tra le nazioni con attività spaziali che può portare al rischio di una trasposizione delle tensioni geopolitiche alla ricerca del dominio extra-atmosferico. E’ importante ricordare che lo spazio è un settore indispensabile per la fruibilità dei beni prodotti dai settori tradizionali come catena alimentare, energia, trasporti, finanza per cui è suscettibile di utilizzo a fini di guerra economica.

Per fare un esempio di blocco spaziale, pensiamo a una nazione egemone che attacchi un satellite per telecomunicazioni di una potenza regionale danneggiandolo con emettitori a microonde o corrompendo il suo segnale con sistemi di jamming e spoofing. Ormai disabilitato, il satellite della potenza regionale non può veicolare informazioni all’infrastruttura utilizzata per gestire il settore dipendente dal servizio satellitare. Si verificherà così un
effetto domino su tutti i settori connessi al servizio satellitare per effettivo blocco del servizio, paralizzando tutte le infrastrutture connesse, mettendo in ginocchio l’intero sistema Paese e scatenando una situazione di tensione con
conseguente rischio di guerre.

La Cina ha di recente lanciato nello spazio un satellite che ha distrutto un altro satellite cinese, dimostrando così come può iniziare una guerra spaziale.

Space Force e revisione delle norme sullo spazio
In questo scenario la decisione dell’Amministrazione statunitense di costituire una Space Force appare chiara nei suoi fini. L’auspicio è che lo scopo di tale forza sia quello della difesa delle proprie infrastrutture spaziali e di terra, inclusa la cyber-security, e che sia esclusa la messa in orbita di sistema d’arma, inclusi quelli nucleari, perché lo stesso verrebbe attuato da Russia e Cina, portando alla militarizzazione dello spazio, violando così il principio dell’uso pacifico dello spazio stabilito dai trattati internazionali.

Il dubbio appare giustificato perché, dopo quanto affermato dallo studio Rumsfeld, nel 2000, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite votò la Risoluzione “Prevenzione di una corsa all’armamento dello spazio esterno”, approvata da
163 Paesi, ma con l’astensione di Stati Uniti e Israele.

Occorre poi notare che negli attuali teatri di guerra le operazioni di cielo, terra e mare sono guidate dai satelliti, inclusa l’attività distruttiva dei droni. In questo scenario e con la nascita della ‘Space Force’ si impone con urgenza la revisione dei trattati sullo spazio, del diritto spaziale internazionale, del diritto umanitario e della Legge sui Conflitti Armati (Law of Armed conflict).