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Le conclusioni della Conferenza dell'Onu

Nucleare: la tenue prospettiva di un Medio Oriente ‘senza bomba’

2 Dic 2019 - Carlo Trezza - Carlo Trezza

Il 22 novembre si è conclusa a New York la “Conferenza sullo Stabilimento di una Zona Priva di Armi Nucleari ed Altre Armi di Distruzione di Massa nel Medio Oriente”. La stampa nazionale ed internazionale non le ha dedicato molta attenzione; eppure si dovrebbe trattare, almeno sulla carta, di un evento epocale perseguito da anni dalla comunità internazionale: un Medio Oriente senza bomba nucleare.

Le Zone prive di armi nucleari (e quelle che non lo sono)
La questione si collega alla tematica più ampia delle Zone Prive di Armi Nucleari (Nuclear Weapons Free Zones) che si trovano nel mondo. Una buona parte della popolazione mondiale gode già del privilegio di potere trascorrere sonni tranquilli senza l’incubo di morire in un attimo a causa di un attacco nucleare e si tratta dei cittadini di America latina, Africa, Sud Est asiatico, Asia Pacifico e Asia centrale, le cinque zone prive di armi nucleari che si sono costituite a partire dagli Anni Sessanta e verso le quali le potenze nucleari si sono impegnate a non impiegare l’arma atomica. Esse coprono oggi la quasi totalità dell’emisfero australe e solo una piccola parte di quello settentrionale.

Non appartengono però a tale categoria le aree dove il rischio nucleare è maggiore, ovvero il Medio Oriente, l’Asia meridionale, l’Asia Nord orientale e l’Europa. Non è mai decollata una proposta della Polonia comunista negli Anni Cinquanta, il Piano Rapatsky, di creare una zona siffatta in Europa.

L’ambizioso progetto per il Medio Oriente
Sono anni che si cerca di implementare l’ambizioso progetto di stabilire una zona priva non solo di armi nucleari ma anche di quelle chimiche e biologiche nel Medio Oriente. I Paesi islamici riuscirono a realizzare tale obiettivo quando le potenze nucleari accettarono il rinnovo a tempo indeterminato del Trattato di Non Proliferazione nucleare (Tnp) nel 1995. L’impegno venne rinforzato nel 2010 quando si fissò a dicembre 2012 la scadenza per celebrare una Conferenza per negoziare una siffatta zona. Questo processo era stato lanciato nell’ambito del Tnp, di cui però Israele, unico Paese della zona in possesso dell’arma nucleare, non è parte.

Si trattava dunque per Gerusalemme di una “res inter alios acta” a cui non si è mai sentita vincolata. Lo stesso Tnp è inoltre solo competente in materia di armi nucleari e non di armi chimiche e biologiche. La scadenza del 2012 passò senza che nulla avvenisse e l’iniziativa rimase nel limbo per alcuni anni. Altri sviluppi, tra cui le Primavere arabe, si susseguirono paralizzando i principali promotori dell’iniziativa (Egitto in primis)

L’iniziativa dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite
Per rilanciare l’iniziativa i Paesi promotori hanno sottoposto la questione all’Assemblea Generale dell’ONU proponendo un progetto di decisione che prevedeva la convocazione entro la fine del 2019 della Conferenza testè conclusasi a New York. Nonostante le numerose astensioni – tra cui tutti i Paesi membri dell’Unione europea – e il voto contrario di Stati Uniti e Israele, si è trattato nell’insieme di un primo successo. Il processo è stato posto infatti su un binario di ortodossia legale sia sotto il profilo della membership, in quanto Israele è membro dell’Onu, sia sotto quello della giurisdizione poiché le Nazioni Unite hanno competenza su ogni tipo di armamento. Inoltre si è deciso che la Conferenza sarà tenuta ogni anno sino al raggiungimento di un’intesa.

Non è stato tuttavia esaltante il risultato della prima sessione. Non vi hanno partecipato, pur essendo stati invitati, paesi chiave come gli Stati Uniti e Israele, i delegati erano nella maggioranza esponenti delle rispettive Rappresentanze Permanenti a New York, pochi i responsabili dalle capitali, un segno questo che le aspettative di risultati negoziali erano scarse in partenza. Non figurano nel documento conclusivo elementi politici evolutivi né risulta che si siano approfondite questioni sostanziali.

È stato comunque ribadito, nell’intento di attirarvi Israele, l’invito a tutti gli Stati della regione a unirsi al processo, assicurando che eventuali  intese verranno raggiunte liberamente e per consenso. Israele continua ad affermare che un’iniziativa di tale portata presuppone una situazione di pace e un riconoscimento reciproco tra gli Stati della regione. La conferenza si terrà nuovamente il prossimo anno auspicabilmente in una congiuntura più propizia.