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Al voto il 29 dicembre per le presidenziali

Guinea-Bissau: ballottaggio tra due ex primi ministri

26 Dic 2019 - Lorenzo D'Ilario - Lorenzo D'Ilario

Il presidente uscente della Guinea-Bissau, José Mário Vaz, è fuori dalla corsa presidenziale. Nel ballottaggio che si terrà domenica 29 dicembre, a contendersi la presidenza saranno due ex primi ministri, Domingos Simões Pereira del Paigc (Partido Africano da Independência da Guiné e Cabo Verde) e Umaro Sissoco Embaló del Madem G-15 (Movimento de Alternância Democrática), che nel primo turno dello scorso 24 novembre hanno ottenuto rispettivamente il 40,13% e il 27,65% delle preferenze espresse. Vaz, invece, ha riportato appena il 12,41% dei consensi.

Nonostante sia stata preceduta da un periodo di forte agitazione politica e sociale, la prima tornata elettorale si è svolta in maniera regolare e pacifica. L’Unione europea si è congratulata con il popolo guineano per aver “dimostrato ancora una volta il suo forte impegno nei confronti della democrazia elettorale” e ha elogiato il contributo della Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Ecowas), che con la presenza di una fitta rete di osservatori ha “contribuito notevolmente a questo risultato”.

La reazione dell’uscente Vaz, bocciato dalle urne 
Di diverso avviso, almeno in parte, il presidente uscente. “Vi sono state irregolarità nella parte orientale del Paese, tra cui l’inserimento di schede elettorali già compilate nelle urne. Tuttavia, accetto i risultati per contribuire alla pacificazione della società. Trasferendo il potere al mio successore, un fatto senza precedenti in Guinea-Bissau, lo farò con orgoglio e con la coscienza tranquilla, poiché sarà una pietra miliare nella democrazia del Paese”. Così Vaz ha ammesso la sconfitta, sottolineando anche che la Commissione elettorale nazionale conoscesse “perfettamente” il nome dei candidati che sarebbero andati al ballottaggio.

Non si è fatta attendere la risposta da parte del presidente della commissione, José Pedro Sambú, che lo ha subito denunciato “per calunnia”, esortando la popolazione a “rimanere coesa e unita attorno ai pilastri della democrazia pluralistica”.

“Terra Ranka”: il sogno guineano di Simões Pereira
“Vi è un urgente bisogno di promuovere la riconciliazione nazionale e la lotta contro la segregazione etnica e religiosa”, ha affermato Domingos Simões Pereira subito dopo la pubblicazione dei risultati. Ingegnere civile e primo ministro tra luglio 2014 e agosto 2015, Simões Pereira è il leader indiscusso del Paigc, il principale partito del Paese che ha le sue radici in un movimento che è stato protagonista nella lotta per l’indipendenza dal dominio portoghese e che aveva stravinto le elezioni legislative dello scorso marzo.

Durante la sua campagna elettorale ha promesso la costruzione di strade, scuole e ospedali migliori nei villaggi e una netta rottura con il passato. “Questo Paese ha bisogno di un nuovo avvio, di aria fresca”, non si è stancato mai di ripetere Simões Pereira, con il suo inseparabile borsalino color paglia, noto come “Tchon Na Fria” (“cappello dell’aria fresca”). Non a caso il suo programma di riforme, che mirano in primis a migliorare l’istruzione e la sanità, è intitolato “Terra Ranka” (“Riavvia il Paese”).

Grazie al suo stile cosmopolita e occidentale è molto apprezzato dai giovani e gode del sostegno della Comunità dei Paesi di lingua portoghese (Cplp), di cui è stato segretario generale dal 2008 al 2012.

Quando l’unione fa la forza: la riscossa di Sissoco Embaló
Diverse figure dell’opposizione si sono schierate dalla parte di Umaro Sissoco Embaló, che potrebbe così aver colmato il distacco dal vincitore del primo turno. Il presidente uscente Vaz ha dichiarato pubblicamente il suo sostegno nei suoi confronti, così come il terzo classificato Nuno Gomes Nabian, che ha ricevuto il 13,16% dei voti, e Carlos Gomes junior, fermo al 2,66%.

Sissoco Embaló è stato primo ministro da novembre 2016 a gennaio 2018 ed è alla guida del Madem G-15, il principale partito d’opposizione fondato dagli esuli del Paigc a seguito del licenziamento di Simões Pereira da parte di Vaz nel 2015. Laureato in relazioni internazionali all’Università di Lisbona, si è specializzato in sicurezza nazionale e difesa e si è dedicato a lungo alla carriera militare raggiungendo il grado di ufficiale. A differenza del suo sfidante è visto come miglior rappresentante degli interessi d’élite, che Simões Pereira potrebbe invece sovvertire garantendo sia il potere esecutivo che quello legislativo nelle mani del Paigc.

Come musulmano e membro del gruppo etnico Fulani, la questione religiosa è entrata spesso nella sua campagna elettorale. Nei suoi comizi ha sempre indossato un turbante, che anche nella scheda di voto è stato il suo segno distintivo rispetto agli altri candidati. Se la principale accusa mossa a Simões Pereira è quella di aver arricchito le casse del Paigc con i proventi del traffico di droga, Sissoco Embaló viene dipinto dai cittadini appartenenti ad altre etnie e religioni come un fondamentalista finanziato da oscure fonti di origine araba.

Quale futuro per il Paese africano
Vaz è stato il primo presidente eletto a giungere alla conclusione del proprio mandato senza essere ucciso o deposto. È entrato in carica nel 2014 con la promessa di alleviare la povertà attraverso investimenti nel settore agricolo del Paese. Tuttavia, mentre ha introdotto sussidi per aumentare la produzione di anacardi, l’esportazione più importante della Guinea-Bissau e la principale fonte di reddito per oltre i due terzi delle famiglie, quasi il 70% della popolazione vive ancora in condizioni di estrema povertà.

Inoltre non è riuscito ad arginare la corruzione dilagante ed il traffico di droga: la Guinea-Bissau, infatti, nel 2018 si è classificata agli ultimi posti nell’indice di percezione della corruzione di Transparency International ed è divenuta un importante punto di transito per la cocaina proveniente dal Sud America e diretta in Europa.

Ma la causa principale della crisi economica e sociale va ricercata nell’instabilità politica in cui è sprofondato nuovamente il Paese a causa delle continue bizze del presidente uscente. Durante tutta la durata del suo mandato, infatti, i lavori parlamentari sono stati paralizzati dalla lunga lotta di potere tra Vaz e il Paigc, il partito di maggioranza di cui inizialmente faceva parte. Basti pensare che negli ultimi cinque anni, dopo averli lui stesso nominati, ha licenziato ben cinque primi ministri, tra cui proprio Simões Pereira e Sissoco Embaló.

L’ultimo atto delle elezioni presidenziali rappresenta, quindi, una grande opportunità per la Guinea-Bissau di voltare pagina. Una maggiore stabilità politica favorirebbe la collaborazione con partner intrnazionali per contrastare il narcotraffico e la realizzazione delle riforme economiche e infrastrutturali necessarie per combattere la povertà.