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Osservatorio IAI/ISPI

Energia: la sicurezza energetica dell’Italia passa dall’Ucraina

3 Dic 2019 - Nicolò Sartori - Nicolò Sartori

Secondo Paese manifatturiero in Europa, l’Italia e il suo sistema economico-industriale sono fortemente dipendenti dal gas naturale proveniente dall’estero. Solo il 7% della domanda di gas italiana viene infatti soddisfatta grazie alla produzione nazionale – dato tra l’altro in progressiva diminuzione -, mentre la quasi totalità della domanda viene coperta da approvvigionamenti da Paesi terzi, primo fra tutti la Russia. Ma non è tanto la massiccia e crescente dipendenza da Mosca a minacciare la sicurezza energetica italiana, quanto piuttosto il destino del transito di gas russo attraverso il territorio ucraino che – in assenza di un’intesa tra Kiev e il Cremlino entro il 31 dicembre prossimo – rischia di essere sospeso con l’inizio del nuovo anno.

Dipendenza strategica
Il gas russo rappresenta il 44% delle importazioni totali del nostro Paese, seguito da quello algerino (25%), quello del Mare del Nord (11%), quello libico (7%) e da crescenti volumi di gas naturale liquefatto (Lng) (13%) scaricato nei terminal di Caverzere, Livorno e Panigaglia. La dipendenza dell’Italia dalla Russia non è certamente una novità – le relazioni bilaterali nel settore del gas risalgono agli anni Sessanta, nel pieno della Guerra Fredda – ed è controbilanciata dall’importanza del nostro Paese come mercato di esportazione, secondo in Europa alle spalle della sola Germania.

La vera vulnerabilità italiana è rappresentata dal fatto che la totalità dei 30 miliardi di metri cubi (bcm) di gas importanti dalla Russia transitano per il territorio ucraino, attraverso la rete di trasporto gestita dall’operatore nazionale Ukrtransgaz. Transito che nel 2006 e nel 2009 è stato al centro delle dispute energetiche tra Mosca e Kiev, causando per alcuni giorni la sospensione delle forniture di gas russo in Europa, in pieno inverno e con la domanda europea nella fase di picco.

Proprio per far fronte alle criticità del passaggio attraverso l’Ucraina, la Russia ha elaborato una strategia di aggiramento del vicino orientale che si è materializzata con la realizzazione del gasdotto Nord Stream (e della sua espansione con Nord Stream 2) e del TurkStream, e con la decisione di sospendere i flussi attraverso le condotte di Uktransgaz al momento della scadenza naturale del contratto di transito prevista per la fine del 2019.

Dialogo trilaterale
Se implementata, la decisione di bloccare la rotta rappresenterebbe una gravissima minaccia alla sicurezza energetica italiana, oltre a quella degli altri Paesi dell’Europa centro-orientale che sono riforniti attraverso il territorio ucraino. Al momento, infatti, il nostro Paese non ha a disposizione rotte alternative per approvvigionarsi dalla Russia, e anche la capacità di reperire ulteriori volumi di gas dagli altri fornitori non appare realistica. L’unica speranza sarebbe quella di un inverno mite, che renderebbe sufficienti le riserve accumulate negli stoccaggi ucraini almeno fino a primavera, ma che di fatto procrastinerebbe soltanto di qualche mese lo scenario peggiore per il nostro Paese (e per altri Stati membri dell’Unione europea come Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria).

Per questo motivo, la Commissione europea è da mesi impegnata in un tavolo trilaterale con russi e ucraini per scongiurare lo scenario ‘sospensione’ e raggiungere una soluzione di compromesso che permetta alla Russia di esportare, all’Ucraina di incamerare le ingenti tariffe di transito (3 miliardi di dollari annui) e soprattutto ai Paesi europei di approvvigionarsi in sicurezza, anche dopo il 31 dicembre.

Al momento, nonostante gli sforzi negoziali di Bruxelles nel mantenere vivo e positivo il dialogo tra Mosca e Kiev, la situazione non sembra delle più rosee. Il ‘pacchetto’ offerto dal Cremlino – che prevede l’estensione annuale del contratto di transito al 2020, la ripresa della vendita diretta di gas russo a Kiev (che dal 2015 si rifornisce grazie a flussi di gas provenienti dalla Germania) a prezzi di favore e la rinuncia del pagamento della penalità da 6.5 miliardi dollari richiesta dall’anti-trust ucraino – non piace del tutto all’Ucraina, che vorrebbe allungare la durata dell’accordo e non privarsi di entrate finanziari ingenti.

Italia alla finestra
In questa situazione, l’Italia non può che rimanere alla finestra, nella speranza che – qualsiasi siano le condizioni finali stabilite dall’accordo – il negoziato non porti alla sospensione di flussi energetici vitali per il nostro Paese. Ma oltre che per le evidenti criticità nell’immediato futuro, la questione ucraina rappresenta per l’Italia anche un grattacapo nel medio-lungo periodo. Infatti, anche se dovesse essere scongiurato il blocco delle forniture nel 2020 grazie all’estensione annuale dell’accordo, la prospettiva che una volta realizzato Nord Stream 2 tutto (o quasi) il gas russo destinato all’Europa occidentale transiti attraverso la Germania crea (o dovrebbe creare!) seri problemi al governo italiano e al comparto industriale nazionale. Uno scenario di questo tipo determinerebbe infatti un vantaggio competitivo per Berlino (e per il suo settore manifatturiero) sui costi dell’energia nei confronti dell’Italia, principale ‘competitor’ industriale dei tedeschi nel contesto europeo.

Ma le possibilità per l’Italia di scongiurare un esito simile sembrano diventare sempre più flebili. Nord Stream 2 avanza ormai indisturbato, mentre l’idea di coinvolgere una Turchia sempre più distante dall’Europa in una rotta meridionale incentrata su Turkstream appare a oggi meno percorribile che in passato. L’opzione preferibile per il nostro Paese – e per la quale si era anche impegnata Snam attraverso un Memorandum con Uktransgaz e Naftogaz firmato nel 2017 – rimane pertanto il mantenimento in vita della rotta ucraina oltre il 2020, possibilmente gestita con un approccio più trasparente e depoliticizzato rispetto al passato. A oggi questo esito appare poco probabile, ma sarebbe opportuno che l’Italia, facendo anche leva sulle criticità nazionali in caso di sospensione del transito, faccia valere il suo peso strategico e commerciale nei confronti di Mosca.

Questo articolo è stato pubblicato nell’ambito dell’Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana, realizzato anche grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Le opinioni espresse dall’autore sono strettamente personali e non riflettono necessariamente quelle dello IAI o del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.