IAI
Un secondo convegno l'11 dicembre a Roma

Difesa: sicurezza globale e protezione dal rischio Nbcr

8 Dic 2019 - Michele Nones - Michele Nones

Il rischio Nbcr (nucleare, batteriologico, chimico, radiologico) continua a crescere nel mondo globalizzato e, a causa della facile e rapida diffusione degli effetti di ogni evento, non conosce confini. L’esempio dell’incidente di Chernobil nel 1986 è emblematico: la nube radioattiva coinvolse, oltre all’Ucraina, Bielorussia, Russia, Europa orientale, Finlandia, Scandinavia, estendendo i suoi effetti diretti e indiretti su quasi sette milioni di persone.

I fattori di rischio
Molteplici fattori contribuiscono al maggiore rischio. Fra quelli economici, la globalizzazione con l’aumento esponenziale dell’interscambio di prodotti e componenti e lo sviluppo industriale nei Paesi non sviluppati con la conseguente internazionalizzazione della catena della subfornitura. Questo fa si che ogni giorno milioni di tonnellate di prodotti pericolosi viaggino per terra, mare ed aria e che siano prodotti ovunque, coinvolgendo Paesi dove il livello dei controlli e della sicurezza sono ancora estremamente bassi. La stessa rivoluzionaria standardizzazione dei trasporti con il sistematico utilizzo dei container è fonte di preoccupazione perché, a parte i rischi di azioni ‘malevole’, sono elevati quelli di errori nel loro caricamento o nelle relative informazioni di accompagnamento. A questo si aggiunge l’allungamento delle filiere produttive che spinge a delocalizzare direttamente o indirettamente le produzioni di base nei Paesi non sviluppati e, quindi, moltiplica i passaggi e le distanze fra i componenti di base e i prodotti finiti, soprattutto in campo chimico e farmaceutico. Infine, l’industrializzazione dell’agricoltura sta richiedendo un massiccio utilizzo di fertilizzanti e diserbanti, tendenzialmente prodotti nelle aree interessate dei paesi non sviluppati.

Fra quelli sociali, la crescita mondiale del livello di istruzione e la disponibilità delle informazioni tecniche sulla rete, così come l’apertura della formazione universitaria nei Paesi sviluppati a studenti di tutto il mondo, ha moltiplicato il numero dei tecnici in grado di padroneggiare tecnologie di prodotto e di processo anche nel settore Nbcr, oltre che in quello degli strumenti attraverso i quali se ne potrebbe fare un utilizzo ‘malevolo’.

Fra quelli politici, il permanere e il radicarsi di numerose aree di crisi in cui l’assenza degli Stati o la loro debolezza, creano vuoti in ogni forma di controllo e favoriscono un mercato nero anche nel campo Nbcr. In quest’ottica si colloca anche il traffico di residui e scarti estremamente pericolosi, spesso gestiti dalla criminalità organizzata. Ma è, soprattutto, il terrorismo di matrice islamica a suscitare una forte preoccupazione perché la sua natura (attacco agli ‘infedeli’ identificati come nemici e disponibilità al sacrificio) riduce l’efficacia dei tradizionali strumenti di difesa. La diffusione degli attacchi, spesso individuali, condotti in diversi Paesi, soprattutto europei, si è basata fino ad ora sull’utilizzo di tecniche e strumenti convenzionali, ma è possibile che possa essere coinvolto anche il settore Nbcr.

L’attualità della minaccia Nbcr era, per altro, già stata dimostrata dalla tragica esperienza siriana nei primi anni di questo decennio. Lo stesso rischio è, infine, corso dalle missioni internazionali di stabilizzazione delle aree di crisi.

Le iniziative in atto
A livello generale si sta assistendo ad un progressivo indebolimento degli strumenti con cui si è cercato fino ad ora di garantire la stabilità internazionale. Vi è una diffusa consapevolezza dei limiti e delle esperienze negative, ma vale, anche in questo caso, il principio che questo è il migliore sistema di governance che si è saputo realizzare. È, quindi, molto preoccupante il suo crescente logoramento e indebolimento, proprio da parte di alcuni dei Paesi più importanti e senza che si sia nemmeno cominciato a costruire un’alternativa per rafforzare la sicurezza globale. In questo quadro rischia di finire coinvolto sia il regime Mtcr, creato nel 1987 per impedire la proliferazione missilistica, sia il Gruppo Australia, creato dopo l’impiego delle armi chimiche in Iraq nel 1984, per controllare l’esportazione di componenti utilizzabili per la produzione di armi chimiche.

Sta, però, crescendo la consapevolezza europea sulla necessità di migliorare le capacità di tutelare la popolazione e il territorio, sul piano sia operativo sia tecnologico. Di qui un maggior numero di progetti per migliorare l’addestramento del personale destinato ad operare in aree contaminate e le capacità di intervento, così come a rendere più sicura produzione e trasporti di prodotti e componenti pericolosi. Altri e crescenti finanziamenti sono dedicati allo sviluppo tecnologico di equipaggiamenti destinati a rendere più efficace l’attività di formazione e addestramento del personale, a identificare tempestivamente la dispersione di eventuali agenti contaminanti, a prevedere rapidamente le aree interessate, a disporre di capacità dedicate di comando, controllo e comunicazione, a migliorare la protezione individuale e collettiva del personale impiegato.

In quest’ottica è significativo, oltre al maggiore impegno dei fondi europei per la ricerca civile e duale, l’inserimento del settore Nbcr fra quelli che saranno finanziati dall’European Defence Fund a partire dal 2021. E la decisione del mese scorso di inserire una seconda proposta nel campo Nbcr fra i progetti Pesco, quelli che i Paesi europei ritengono di interesse comune.

A livello nazionale si registra ancora un’insufficiente attenzione dei decisori politici su queste problematiche. Questo comporta ritardi e difficoltà nell’assegnare adeguate risorse sia al reclutamento, alla formazione e all’operatività del personale, sia al miglioramento e alla disponibilità degli equipaggiamenti necessari. Ciò nonostante in Italia si sono sviluppate significative competenze che contribuiscono ad inserire il nostro Paese fra quelli di riferimento a livello europeo. Si sta affermando la consapevolezza della necessità di fare sistema ed oggi i principali soggetti pubblici e privati operanti nel settore aderiscono al Cluster Cbrn-P3 (1) che, l’11 dicembre, organizzerà a Roma il suo secondo convegno su “Sicurezza globale e difesa dal rischio Nbcr”.

(1) – Karolina Muti e Livia Botti Documenti IAI 18|24