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Tre anni dopo la pace

Colombia: fra proteste e fragilità dell’accordo con le Farc

17 Dic 2019 - Giulia Cittadini - Giulia Cittadini

Tre anni dopo la sua firma, l’accordo di pace del 2016, siglato a L’Avana tra il governo della Colombia e il principale gruppo guerrigliero, le Farc-Ep, è al centro dell’attenzione a causa delle agitazioni che hanno coinvolto il Paese nella tempesta di proteste scoppiate in diversi Stati dell’America Latina, dal Cile all’Ecuador. Nonostante la poca familiarità del popolo colombiano con azioni di piazza di questo rilievo, il Paese continua a rimanere in fermento dallo scorso 21 novembre, giornata di sciopero nazionale.

Finora si sono dimostrati vani i numerosi tentativi di trovare un compromesso tra il “Comitato nazionale dello sciopero” e il governo di Iván Duque, criticato per le proposte di riforma riguardanti il sistema tributario, pensionistico e lavorativo, così come per lo scarso livello di attuazione dell’accordo di pace.

Stato di implementazione della pace
Dopo più di mezzo secolo di violenza, il raggiungimento della pace era stato interpretato come il punto di svolta per l’espressione del pieno potenziale della Colombia in termini di capitale sociale e risorse del territorio, nonostante la sopravvivenza di alcuni nuclei di guerriglia – primo fra tutti l’Esercito di liberazione nazionale (Eln) – e di gruppi di dissidenti, tra l’altro in costante aumento. La nuova fase relativa all’attuazione dell’accordo ha costituito fin da subito un’importante sfida a causa dell’ostilità nei confronti dell’intesa espressa dall’attuale presidente, in carica dall’agosto 2018.

Avversione confermata dai numerosi attacchi rivolti alla Jurisdicción Especial para la Paz (Jep), l’organo forse più rappresentativo dell’accordo di pace; dall’inadeguata protezione offerta ai difensori dei diritti umani e agli ex combattenti delle Farc-Ep; così come dal rallentamento nell’implementazione della riforma rurale integrale, malgrado l’urgenza di una riduzione consistente della povertà rurale e di una redistribuzione delle terre. Tra le rivendicazioni che formano i 13 punti del programma redatto dal “Comitato nazionale dello sciopero”, il carente livello di attuazione della pace costituisce uno degli elementi più contestati, vista la necessità di promuovere politiche strutturali incisive in grado di assicurare il radicamento della pace per le generazioni future.

Come confermato anche dall’analisi condotta dal Kroc Institute for International Peace Studies, dei sei pilastri che costituiscono l’accordo di pace – riforma rurale integrale; partecipazione politica; soluzione al problema del narcotraffico e incoraggiamento alla sostituzione delle coltivazioni di stupefacenti con colture lecite; rinuncia alle ostilità; meccanismi di implementazione e verifica; e tutela delle vittime del conflitto armato attraverso l’istituzione di diversi meccanismi giudiziali ed stragiudiziali – sono stati registrati progressi effettivi solo negli ambiti relativi alla cessazione delle ostilità e all’attuazione di misure di verifica e implementazione. L’assenza di un’adeguata cornice normativa capace di sostenere le riforme strutturali necessarie per il consolidamento della pace viene interpretata come la principale motivazione alla base di questo deludente risultato.

Partecipazione politica degli ex guerriglieri e narcotraffico
Dal lato della partecipazione politica, il processo di reintegrazione degli ex combattenti delle Farc-Ep è stato caratterizzato da un forte livello di dispersione. Secondo un approfondimento della Fundación Ideas para la Paz (Fip), solo un terzo degli ex guerriglieri è stato coinvolto negli appositi Espacios Territoriales de Capacitación y Reincorporación (Etcr) previsti dall’accordo di pace; la maggior parte, invece, ha preferito seguire un processo di reintegrazione autonomo con tutti i rischi che ne possono derivare, mentre di una piccola parte sono stati persi i contatti (pochi più di mille ex guerriglieri). Come denunciato dalle recenti manifestazioni, pesa in maniera significativa anche l’incapacità statale di garantire la sicurezza di coloro che hanno deciso volontariamente di abbandonare le armi: tra loro, le vittime sono 158, secondo i dati della Missione di verificazione dell’Onu in Colombia aggiornati a fine ottobre.

Per quanto riguarda il problema del narcotraffico, l’United Nations Office on Drugs and Crime (Unodc) ha messo in luce la diminuzione irrisoria, pari all’1,2%, degli ettari destinati alle coltivazioni illecite tra il 2017 e il 2018. Alla base di questo insuccesso vi è la congiuntura di diversi fattori quali l’adozione di nuove strategie dei narcotrafficanti internazionali, la sospensione delle fumigazioni, la riduzione dei programmi di sviluppo alternativo, l’effetto perverso dovuto alla politica pubblica che concedeva incentivi in cambio della sostituzione delle colture illecite e la scarsa capacità statale nell’occupare i territori precedentemente in mano alle Farc-Ep. Dal lato della promozione delle coltivazioni sostitutive è stato possibile registrare un positivo coinvolgimento delle famiglie nell’azione di eradicazione manuale delle coltivazioni di coca, passaggio importante che però non è stato seguito da una altrettanto efficace politica di promozione delle coltivazioni sostitutive, anche a causa dell’assenza di un collegamento con la riforma rurale integrale.

Gli attacchi alla Jurisdicción Especial para la Paz
Nonostante il ruolo fondamentale che la Jep dovrebbe ricoprire nell’assicurare il passaggio da “un circolo vizioso di violenza ad uno virtuoso di riconciliazione”, la politicizzazione di cui è stata oggetto ne ha non solo rallentato il funzionamento, ma anche minato il prestigio all’interno della Colombia.

L’avversione dell’attuale capo dello Stato rispetto alla via indicata dal predecessore Juan Manuel Santos, fautore del risultato de L’Avana e premio Nobel per la pace, rischia di indebolire una pace nata su fragili fondamenta in un Paese che, come dimostrano anche le recenti manifestazioni di piazza, chiede a gran voce uno sforzo collettivo per l’attuazione di riforme strutturali in grado di assicurare il suo pieno sviluppo.

(Foto di copertina © Vwpics/VW Pics via ZUMA Wire)