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Ambiente e migranti aree critiche

Clima: dopo Cop 25, Ue e nodo V4 su ambiente e migranti

27 Dic 2019 - Massimo Congiu - Massimo Congiu

Quello dei rapporti con i paesi di Visegrád (V4) è uno dei nodi che l’Ue deve cercare di sciogliere, superando le chiare difficoltà esistenti in tal senso; compito tutt’altro che agevole. I conflitti fra le parti sono complessi e riguardano soprattutto le politiche in materia di immigrazione e di tutela ambientale: essi rimandano, comunque, a un più generale disaccordo sul modo di intendere l’unità europea, con il V4 trincerato su posizioni che si inseriscono nell’orizzonte del cosiddetto sovranismo.

Le convergenze esistenti all’interno del Gruppo, però, non riguardano tutti i temi. Le differenze ci sono e si fanno notare, ad esempio, nei rapporti con la Russia: alle aperture di Budapest, Bratislava e Praga verso Mosca, fa da contraltare la tradizionale ostilità polacca nei confronti del gigante vicino.

Dopo la Cop25, il V4 e il Green Deal
Dopo il fallimento della Cop25 di Madrid, è interessante, a questo proposito, vedere quali siano state le posizioni recentemente espresse dal V4 rispetto al Green Deal, facendo una precisazione introduttiva:

Come già precisato, le politiche ambientali rappresentano da tempo motivo di disaccordo fra Bruxelles e il Gruppo di Visegrád. Quest’ultimo, infatti, converge in sostanza sull’opposizione a un criterio europeo destinato a disciplinare le emissioni di CO2 e preme per un sistema che dia modo a ciascun Paese di regolarsi in modo autonomo da questo punto di vista.

Del resto, va considerato il fatto che i membri del V4 dipendono ancora in modo rilevante dal consumo di carbone in termini di approvvigionamento energetico. A questo punto ci ricolleghiamo ai rapporti del V4 con la Russia per fare riferimento all’investimento russo in Ungheria in ambito nucleare attraverso un accordo, profondamente divisorio, per potenziare la centrale nucleare di Paks. Con esso, secondo il premier ungherese Viktor Orbán, il Paese potrà produrre molta più energia a beneficio della popolazione, con un surplus da esportare. Sulle ragioni del nucleare, appoggiate anche da Praga, vi è stato, come vedremo un punto di disaccordo con altri Paesi dell’Ue.

Il Gruppo (non) unito sul Green Dean
Partite da posizioni tutt’altro che concilianti in materia di Green Deal, Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia (non così critica in questo senso la Slovacchia) hanno minacciato il veto sull’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 in mancanza di chiare garanzie sui finanziamenti per sostenere la transizione verso una situazione di zero emissioni.,

In altre parole, vogliono sapere quanto riceveranno, in termini di risorse, dal Just Transition Fund annunciato di recente da Ursula von der Leyen nell’ambito del programma per sostenere i Paesi che, come quelli del V4, non mantengono i tempi della transizione climatica per via della loro già citata dipendenza dalle energie fossili. Praga ha inoltre fatto pressione perché nelle conclusioni vi fosse un riferimento esplicito al nucleare come fonte indispensabile per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, aspetto considerato inaccettabile da Germania, Austria e Lussemburgo.

Alla fine l’Ungheria e la Repubblica Ceca, per quanto reticenti verso il Green Deal, si sono staccati dalle posizioni più radicali della Polonia e hanno ottenuto che venisse inserito il già menzionato riferimento al nucleare; difatti, il comunicato conclusivo del Consiglio europeo del 12 e 13 dicembre recita che alcuni Stati membri hanno indicato che il nucleare fa parte del loro ‘mix energetico’ e, come abbiamo visto, l’Ungheria e la Repubblica Ceca hanno delle centrali. Varsavia ha accettato di non ricorrere al veto e ottiene una proroga sui tempi per l’adeguamento alla neutralità climatica. Anch’essa vuole le centrali nucleari, tanto più che non intende importare gas dalla Russia.

Un accordo fra sindaci
Gli aspetti climatici sono stati tra i temi al centro dell’accordo concluso lo scorso 16 dicembre a Budapest dai sindaci di Bratislava, Praga, Varsavia e della capitale ungherese. L’intesa, chiamata ‘Patto delle Città Libere’, è espressione della volontà dei firmatari a cooperare in ambiti quali l’ambiente, l’occupazione, l’economia e i rapporti con l’Ue, e di dare al resto dell’Unione un’immagine diversa da quella offerta finora dai governi del V4.

I sindaci incontratisi a Budapest si sono quindi impegnati a rispettare un’agenda pro-Ue e intendono fare sì, con questo accordo, che una parte dei finanziamenti stanziati per i Paesi del V4 vadano direttamente alle municipalità. In questo modo si creerebbe per esse la possibilità di gestire direttamente tali risorse per progetti e intenti che andrebbero in controtendenza con quanto espresso finora dalle leadership nazionali del Gruppo.