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Tra critica e speranza, non tutti con Erdoğan

Turchia/Ue: percezione positiva dell’Unione tra i cittadini turchi

28 Nov 2019 - Carlo Sanna - Carlo Sanna

Negli ultimi anni il posizionamento internazionale della Turchia è notevolmente cambiato. Come pure la percezione dell’Unione europea da parte dei cittadini turchi. Dall’iniziale impostazione “zero problemi con i vicini” voluta da Ahmet Davutoğlu – ministro degli Esteri dei governi Erdoğan dal 2009 al 2014 –, Ankara sta passando sempre più a un approccio basato sul suo ruolo di potenza regionale capace di agire autonomamente e garantire sicurezza nel proprio vicinato. Le recenti manovre nel Mediterraneo Orientale e le operazioni in Siria – fra cui quella denominata Barış Pınarı, Sorgente di Pace, condotta nell’ottobre scorso ad Est dell’Eufrate, è solo l’ultima in ordine di tempo – sono i più evidenti tra i tanti segnali della complessiva ridefinizione del ruolo internazionale di Ankara.

L’altro grande cambiamento in corso negli ultimi anni è la messa in discussione dei legami con le istituzioni e gli Stati europei, che nel primo periodo del governo Akp sembravano invece un pilastro imprescindibile della politica estera turca. Gli stessi eventi appena citati sono stati infatti preceduti, caratterizzati e accompagnati dall’adozione, da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, di una retorica sempre più critica nei confronti di Europa, Usa e Nato. Tuttavia, se nel preparare le operazioni in Siria il governo turco poteva contare sulla trasversale sensibilità della popolazione rispetto ai temi della sicurezza e dell’integrità nazionale, monopolizzando il dibattito pubblico con tale retorica, per quanto riguarda il tema dei rapporti con l’Unione europea, i turchi non sembrano in piena sintonia con il proprio presidente.

Un’opinione pubblica ancora favorevole all’adesione
Dal confronto tra i dati raccolti da diversi istituti turchi ed europei tra la popolazione turca, il quadro che emerge relativamente alla percezione dell’Europa sembra infatti diverso dai toni di netta critica, accusa e rifiuto che permeano sempre di più la retorica di Erdoğan. In primis, rispetto al tema più generale dell’ingresso della Turchia nell’Ue emerge una netta differenza tra opinione pubblica e narrazione governativa. La percentuale di chi sostiene l’adesione oscilla oggi tra il 53% e il 61%[1]: sebbene ben distante dal 73% del 2005 – l’anno in cui ebbero inizio i negoziati per l’ingresso di Ankara -, ancora oggi più della metà della popolazione è favorevole, in netta crescita rispetto al 49% del 2017.

I ricercatori dell’Università Kadir Has di Istanbul (Khü) hanno inoltre osservato come gli elettori più “europeisti” siano quelli del maggior partito d’opposizione Chp (il 74% è pro-adesione), mentre tra i più euroscettici spiccano quelli dell’Akp (58%). È interessante evidenziare, inoltre, che il gradimento dell’Ue tenda a crescere all’aumentare del grado d’istruzione e del livello di reddito[2].

Tramite l’Eurobarometro, strumento statistico della Commissione europea, è possibile avere un maggiore livello di dettaglio della percezione dell’Europa in Turchia. Anche in questo caso i dati mostrano un miglioramento rispetto agli anni precedenti dell’immagine dell’Ue, che è percepita – citando il politologo turco Hakan Yavuz – come “spazio di opportunità e prosperità”: tra le cinque caratteristiche che i turchi associano più frequentemente all’Ue, infatti, primeggiano “benessere economico”, “democrazia” e “libertà di movimento”. Ciò è confermato dai sondaggi della Khü: più di un turco su due pensa che l’adesione sarebbe un beneficio per la Turchia; tra questi, il 78% dà peso soprattutto all’aspetto economico, e il 55% [3] ai temi dei diritti umani e della democrazia. Sono dunque queste le caratteristiche più evidenti e attrattive, che contribuiscono a proiettare un’immagine solidamente positiva dell’Europa in Turchia (solo il 19% afferma di avere una percezione negativa).

La diffidenza verso la politica e le istituzioni comunitarie
Il fatto che l’Unione europea goda di un’immagine positiva, in quanto spazio di opportunità e benessere da raggiungere tramite un’auspicabile adesione, non significa che non sia oggetto di critiche e diffidenza. I cittadini turchi sembrano infatti sfiduciati sul futuro dei negoziati: il 68% ritiene che avranno esito negativo (nel 2017 erano circa il 72%: c’è stato dunque un leggero miglioramento). Una percentuale simile (64,5%) è dell’idea che il processo di adesione della Turchia sia esplicitamente ostacolato da alcuni Stati europei. E solamente il 10% dei turchi è convinto che l’Ue sia affidabile e sincera nei suoi rapporti con la Turchia.

Infine, in relazione all’azione delle istituzioni comunitarie, un’ampia maggioranza dei turchi dichiara di non avere fiducia (59%) e appena il 28% afferma il contrario. Sembra dunque che i turchi abbiano una visione particolarmente critica delle istituzioni e dell’operato dell’Unione europea, ma anche dei singoli Stati membri che ritengono corresponsabili, se non addirittura i maggiori artefici, dell’arenarsi dei negoziati di adesione. In questi aspetti l’opinione dei cittadini è in linea con la retorica di Erdoğan, sempre più accusatoria nei confronti di un’Europa da lui definita ipocrita, inaffidabile e incapace di tener fede agli accordi presi.

Come interpretare questi dati?
Emerge dunque un disallineamento, a livello di percezione dell’opinione pubblica, tra il riconoscimento delle potenzialità dell’adesione all’Ue e le valutazioni sulla politica comunitaria. Da un lato, l’opinione pubblica sembra d’accordo col presidente nel bocciare l’andamento dei negoziati attribuendo grandi responsabilità al comportamento dell’Ue e dei suoi Stati membri. In ciò, Erdoğan è stato efficace nel fare leva sulle questioni internazionali recenti – Siria e Cipro su tutte, ma anche il crollo della lira turca – per gettare ulteriori ombre su un’Ue rea di sfruttare le tensioni politiche per indebolire la Turchia e far naufragare i negoziati.

Dall’altro lato, però, le sempre più nette e incolmabili distanze dall’Ue propagandate da Erdoğan sembrano non trovare riscontro nel pensiero dei cittadini. Al contrario, i turchi riconoscono le potenzialità dell’Ue e desiderano, anche se più flebilmente che in passato, l’adesione. Ovviamente, anche queste opinioni sono influenzate dalla situazione contingente: le maggiori preoccupazioni dei turchi rispetto alla situazione nazionale e personale riguardano economia, inflazione, disoccupazione e condizioni di vita. È comprensibile dunque come l’Ue, percepita come spazio economico di opportunità e benessere, rimanga una prospettiva auspicabile.

A fronte di una retorica governativa aggressiva, pessimista e sempre più ricattatoria nei confronti dell’Ue, comunque, i cittadini turchi sembrano avere una percezione molto più articolata e in parte contraria alle posizioni di Erdoğan. Dall’analisi di questi dati, i turchi appaiono delusi e amareggiati dagli sviluppi politici con l’Ue, ma nonostante tutto ancora più o meno timidamente convinti dell’auspicabilità dell’adesione.

[1] Questi due dati sono il più basso e il più alto ottenuti dal confronto di vari sondaggi sul tema: nello specifico i dati del 2019 provengono rispettivamente dall’Eurobarometro (strumento statistico dell’Unione Europea) e da una ricerca condotta dall’Università Kadir Has di Istanbul.

[2] Si tenga a mente che la base sociale dell’Akp è composta in gran parte da cittadini con gradi d’istruzione e reddito medio-bassi

[3] Erano possibili risposte multiple.