IAI
Parole e fatti sulla questione atomica

Turchia: Erdogan, linguaggi spericolati e ambizione nucleare

5 Nov 2019 - Carlo Trezza - Carlo Trezza

L’azione militare turca in Siria ha posto in secondo piano alcune esternazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan nel campo del nucleare, che pure meritano di essere analizzate. Nel luglio scorso, le agenzie riferirono di un suo discorso ai membri del partito Akp nella città di Sivas. In tale occasione Erdogan affermò l’inaccettabilità del fatto che la Turchia non potesse possedere missili con testate atomiche, a differenza di Israele che possiede l’arma nucleare e in virtù di questa “nessuno lo può toccare”.

Erdogan è successivamente ritornato sull’argomento, ma questa volta lo ha fatto di fronte all’Assemblea generale dell’Onu il 24 settembre scorso. Stando alla traduzione simultanea dell’intervento, egli ha definito ingiusto il fatto che solo un gruppo ristretto di Paesi possa disporre dell’arma atomica, rilevando che le armi di distruzione di massa sono una leva di potere e indicando che “il possesso della potenza nucleare dovrebbe essere libero per tutti o proibito del tutto”.

Che un leader politico riveli in modo estemporaneo il fondo del suo pensiero in un comizio politico può pure passare inosservato. Ma il fatto che come capo di Stato egli lo abbia fatto di fronte al massimo organismo deliberativo internazionale non può esser preso alla leggera.

Nucleare ‘libero per tutti’
Il linguaggio del nucleare “libero per tutti” utilizzato è in effetti in contrasto con l’essenza stessa del Trattato di non Proliferazione Nucleare (Tnp) di cui la Turchia è parte dal 1980 e il cui scopo è proprio quello di evitare che aumenti il numero dei possessori dell’arma nucleare riservando tale possibilità solo ai cinque Paesi che avevano effettuato una detonazione atomica prima del 1 gennaio 1967.

La Turchia ha anche ratificato il trattato che proibisce gli esperimenti nucleari e si è quindi doppiamente impegnata a non possedere armi nucleari. Da quando il Tnp è entrato in vigore, esso è stato anche recepito nell’acquis istituzionale della Nato, di cui Ankara è sempre stata un membro attivo e fedele. Non vi è dichiarazione di un vertice Nato in cui manchi un solenne riferimento al Tnp quale pilastro della pace e della sicurezza internazionale. Non risulta che alla Nato Erdogan abbia mai espresso riserve al riguardo.

Nucleare ‘proibito del tutto’
E’ da rilevare che anche l’opzione alternativa evocata dal presidente turco, quella dell’arma nucleare “proibita del tutto”,  è in contraddizione con l’atteggiamento della Turchia, che si è opposta decisamente al trattato del luglio 2017 che proibisce del tutto le armi nucleari. Assieme a tutti i membri della Nato, essa non si è neppure presentata al negoziato su tale trattato che è stato poi approvato. Il disarmo nucleare non può considerarsi ancora un obbligo internazionale ma la partecipazione ai negoziati, stando a un parere della Corte Internazionale di Giustizia, lo è.

E’ da rilevare altresì, che quando Erdogan sostiene che “nessuno può toccare” Israele perché possiede l’arma nucleare, egli non può ignorare che la  stessa Turchia non è del tutto innocente poiché ospita sul proprio territorio  armi nucleari americane e gode nel quadro dell’Alleanza atlantica della protezione dell’ombrello nucleare statunitense. Grazie a quest’ultimo nessuno dovrebbe ‘poter toccare’ neppure i Paesi europei membri della Nato, Turchia compresa. Quindi la posizione turca sul nucleare non è poi così lontana da quella di Israele.

La situazione reale in Turchia
Nei fatti però la Turchia ha mantenuto sinora una linea ortodossa sia nel settore delle armi nucleari sia nel campo del nucleare energetico civile. Ankara è infatti membro a pieno titolo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) e sottopone il proprio territorio alle ispezioni volte ad accertare che le proprie legittime attività civili non siano dirette verso scopi militari.

Da molti anni la Turchia ha avviato un programma nucleare civile che però si sta sviluppando assai lentamente e ha accettato di sottoporsi alle ispezioni più stringenti previste dal cosiddetto Protocollo addizionale dell’Aiea in questo settore. Un recente e interessante articolo di Mark Hibbs uno dei più noti esperti nel settore pone in luce come la Turchia sia ancora assai lontana, semmai intendesse farlo, dall’avere una capacità autonoma di produzione di materiale fissile per le armi nucleari. Attualmente non possiede nemmeno una centrale nucleare a scopi civili e si è affidata principalmente alla Russia per la costruzione di un primo progetto.

L’ombra di potenziali pericoli
Alle recenti inquietanti affermazioni di Erdogan sul nucleare non corrisponde, dunque, l’intenzione di avviare iniziative concrete di proliferazione. Tuttavia, la Turchia è uno dei principali protagonisti nello scacchiere mediorientale dove, all’annoso problema dell’armamento nucleare israeliano, si aggiunge ora il rischio di un riavvio dell’originario programma atomico iraniano a seguito dell’insensato affondamento da parte degli Stati Uniti dell’intesa Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), che era riuscita ad arginare tale programma.

Non si possono poi ignorare le ambizioni nucleari che nutrono l’Arabia Saudita e gli Emirati per preparasi – auspicabilmente solo sul piano energetico – alla decarbonization. In un tale scenario non si può dare per scontato che la Turchia continui a sentirsi protetta dall’ombrello americano e non si incammini, invece, sul pericoloso terreno della proliferazione. Ma, come afferma Hibbs, ci vorrà del tempo per passare dalle parole ai fatti.