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Elsa Essay Competition

Wto: enforcement delle decisioni, problemi e prospettive

8 Ott 2019 - Nicole Donadeo, Giulio Preti - Nicole Donadeo, Giulio Preti

Pubblichiamo di seguito il primo dei tre articoli finalisti della VIII edizione della ‘Local Essay Competition’ di ELSA Italia in collaborazione con la nostra rivista sul diritto commerciale internazionale, con particolare attenzione al ruolo dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), mentre la guerra dei dazi entra nel vivo.

Il sistema di risoluzione delle controversie di “natura commerciale” è stato, sin dalla istituzione dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), la punta di diamante dell’istituzione stessa. È, infatti, uno dei pochi strumenti di diritto internazionale pubblico a poter vincolare Stati sovrani con le proprie decisioni. Questo è dovuto, tra le altre cose, al fatto che, a differenza di quanto previsto precedentemente nel Gatt, non vi sia più la possibilità da parte dello Stato soccombente di bloccare qualunque decisione in forza del principio della cosiddetta policy consensus rule. Le decisioni della Wto sono, inoltre, rafforzate dall’esistenza di numerosi strumenti che consentono di arrivare ad una decisione vincolante nonostante l’inerzia o l’opposizione della controparte, tanto che si è sostenuto che i Dsb Reports potessero imporre una modifica del quadro normativo del Paese attraverso un’applicazione in forma specifica delle proprie decisioni.

Un sistema che potrebbe fermarsi tra qualche mese
Quesito cruciale postosi non così di recente dato che l’organo di risoluzione delle controversie (Dsb) non è mai stato considerato perfettamente funzionante fin dalla sua origine, è per quale motivo tale meccanismo che ha raggiunto ugualmente un ragionevole, se non a volte quasi sbalorditivo, successo nel corso della sua storia più che ventennale, rischi oggi di perdere la propria forza autoritativa. La sua attività di enforcement e dunque di repressione degli abusi di mercato è stata, infatti, messa in pericolo dalla decisione degli Stati Uniti di bloccare il processo di selezione dell’Appellate Body fino a quando il sistema non sarà riformato. Diverse sono state le ragioni che hanno spinto l’amministrazione statunitense a questa presa di posizione ma prima fra tutte il rischio che le decisioni del panel fossero molto politiche e poco giuridiche o “overreach the Wto laws”. In assenza, dunque, di un intervento il sistema non sarà più in grado di funzionare dal dicembre 2019, quando mancherà il numero legale di giudici per formare i panel.

Il rischio sempre più concreto è quello della mancanza di stabilità del commercio mondiale in un periodo storico in cui, le sanzioni dell’amministrazione statunitense alla Cina e alla Russia e la crescente instabilità di alcuni Paesi di tradizione islamica, stanno rendendo sempre più complesso il coordinamento multilaterale delle politiche economiche statali. La stessa Unione europea, insieme ad altri Paesi membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (Australia, Canada, Cina, Islanda, India, Corea, Messico, Nuova Zelanda, Norvegia, Singapore e Svizzera) nei mesi appena trascorsi ha avanzato proposte di modifiche concrete per superare l’impasse creatosi nell’organo di appello e, dunque, per la modernizzazione dell’Organizzazione nel suo complesso.

Due visioni contrapposte
Ad oggi, due sono le posizioni dominanti: quella di coloro che sostengono la necessità di rafforzare il sistema di risoluzione delle controversie e quella di coloro che, al contrario, sostengono sia necessario ridimensionare tale sistema non solo dal punto di vista dei professionisti impiegati ma soprattutto ridimensionare, riducendola, la forza normativa e politica delle decisioni degli organi della Wto.

Queste differenti concezioni prendono le mosse dalla considerazione che, essendo sovente considerato uno strumento di risoluzione in via conciliativa e diplomatica piuttosto che un rigido strumento giuridico, le sue forze e le sue debolezze appartengono più all’ambito delle relazioni internazionali che a quello del diritto internazionale in senso stretto.

Questa situazione di stallo ed incertezza è tale che alcuni Paesi l’hanno definita hostage taking. Al fine di evitarla academics and practitioners hanno suggerito soluzioni diverse rispetto alle modifiche alle norme procedurali del Dsu. Tra queste, quella che ad oggi potrebbe avere maggior seguito prevede la sostituzione dell’organo di appello con un arbitrato ad hoc secondo quanto già disposto dall’art 25 del Dsu. Il vantaggio principale deriva dal fatto che esso non dipenderebbe dall’esistenza dell’Appellate Body e non richiederebbe nessun intervento degli stati aderenti alla Wto in quanto tali dal momento che i lodi sarebbero direttamente vincolanti per le parti della lite.

Ostaggio del protezionismo
Nonostante dunque l’importanza dei mezzi di risoluzione garantiti dal Wto, il futuro di tale sistema pare essere ostaggio delle tensioni protezionistiche sviluppatesi negli ultimi anni in tutti i Paesi occidentali e, in particolare, negli Stati Uniti d’America. Questo rende necessaria una riforma dell’intero sistema che garantisca certezza del diritto e limitazione delle restrizioni al commercio tra tutti i Paesi membri.

Foto di copertina © Xinhua via ZUMA Wire