IAI
Mosca cerca dialogo con Ue e Italia

Russia-Ucraina: verso nuovo incontro formato Normandia

21 Ott 2019 - Michele Collazzo - Michele Collazzo

Il primo ottobre si è assistito a un evento che in molti considerano la precondizione necessaria per porre fine alla guerra in Donbass: il neo presidente ucraino Volodymyr Zelensky, rispondendo a una lettera del rappresentante speciale dell’Osce, Martin Sajdik, ha dichiarato che l’Ucraina è pronta ad approvare la ‘formula Steinmeier’. Ideata nel 2016 dall’allora ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, oggi capo dello Stato tedesco, essa intende rafforzare la ‘clausola politica’ degli accordi di Minsk. La formula, subito condivisa dalla Russia, gode del sostegno anche di Francia e Germania. Ora che l’Ucraina è disposta ad accettarla, l’ultimo ostacolo per tenere un nuovo incontro del Formato Normandia è stato eliminato. Con ogni probabilità nel prossimo mese assisteremo alla riattivazione del gruppo di contatto costituito dai capi di Stato di Russia, Ucraina, Francia e Germania. Se così fosse, l’attuazione degli accordi di Minsk e il loro rispetto, conditio sine qua non per la revoca delle sanzioni europee e la ripresa del dialogo tra Ue e Russia, potrebbero realmente sbloccare la situazione di sfiducia venutasi a creare.

La Russia e la prospettiva europea
Nonostante la Russia rappresenti una delle maggiori minacce alla stabilità europea, considerando anche gli asseriti contatti con partiti nazionalisti e anti-sistema europei, l’Ue è cosciente, come emerge da dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e di vari altri leader europei, che può essere un importante partner sotto diversi profili d’interesse quali la sicurezza, compresa quella energetica, e l’interscambio commerciale.

Non vi è dubbio che, attualmente, pensare a qualsiasi forma di ‘disgelo’ sia velleitario. Le differenze anche ideologiche sono chiare, come spiegato dal presidente russo Vladimir Putin in un’intervista rilasciata al Financial Times in cui vagheggiava un futuro caratterizzato da democrazie illiberali. D’altra parte, occorre considerare che la Russia, sia in politica estera che interna, sta affrontando seri problemi che potrebbero condurre a un nuovo dialogo con l’Occidente.

La Russia sotto schiaffo cinese
La continua decrescita economica, le insistenti spinte verso il cambiamento, il desiderio ricorrente, per Putin e il suo governo, di ricoprire un ruolo di primaria importanza nelle questioni che riguardano il Mediterraneo e la pressante presenza di un vicino potente come la Cina potrebbero indurre la Russia a riconsiderare il rapporto con l’Europa.

Soprattutto la ‘questione cinese’ desta particolari preoccupazioni, a seguito di alcune mosse del governo di Pechino, come la Via della Seta lanciata dal presidente Xi Jinping ad Astana nel 2013, con cui si fa irruzione nella sfera dei Paesi d’influenza russa. Anche dal punto di vista della bilancia commerciale si assiste, come sostenuto da Leon Aron sul Foreign Affairs, a una relazione fra Cina e Russia di natura ‘coloniale’, in cui un Paese diventa produttore di materie prime per un altro, circostanza che, aggiungendosi ad altre, pone la Russia su un piano di netta inferiorità rispetto alla Cina.

In una logica prettamente geo-politica, la Russia dovrebbe cercare nuovi partner non solo di tipo commerciale e l’Occidente potrebbe rivelarsi un’area utile a tale scopo, sia per poter uscire finalmente dall’isolamento diplomatico sia per scongiurare ulteriori sanzioni economiche.

Il ruolo dell’Italia
È vero che Mosca dovrebbe cominciare a dimostrare ai Paesi occidentali la volontà di riaprire un dialogo, rispettando gli accordi di Minsk. La Russia stessa si aspetta però un riscontro positivo dalla controparte e dalle sue principali istituzioni, Nato e Ue in testa.

È quindi necessaria una nuova strategia. È qui che il ruolo dell’Italia, considerato dalla stessa Russia tassello fondamentale per riavvicinarsi all’Europa, potrebbe rivelarsi di primaria importanza. Durante gli anni della Guerra Fredda, l’Italia ha sempre avuto un rapporto privilegiato con l’Unione sovietica, soprattutto sotto il profilo economico-commerciale, ideologico e culturale. Ciò permise all’Italia, una volta crollato l’impero comunista, di svolgere un peculiare ruolo di mediazione tra la realtà post-sovietica e l’Occidente.

Fu solo con la Conferenza di Bucarest del 2008 e il cambio di strategia del presidente degli Stati Uniti George W. Bush che la situazione cambiò. Le riserve espresse da diversi Paesi europei, quali Italia, Francia e Germania, non minarono le certezze statunitensi. La reazione russa fu inevitabile e si aprì così una lunga stagione di sanzioni e contro-sanzioni che incrinarono in modo irreversibile le relazioni tra Russia e Paesi occidentali.

L’importanza del ruolo dell’Italia non va ricercate soltanto nelle relazioni del passato. L’Italia, come la Russia, ha importanti interessi in gioco che trarrebbero vantaggio da un’attenuazione delle tensioni, cui si aggiunge il peso delle questioni energetiche – l’Italia importa il 43% del suo gas dalla Russia – e commerciali. Per cercare di superare l’impatto delle sanzioni, le istituzioni italiane si sono adoperate per concludere quasi 50 diversi accordi commerciali.

Con l’Ue, rapporti da rinnovare
Per tutti questi motivi, lavorare a un’intesa tra Ue e Russia potrebbe rappresentare una delle grandi sfide per il governo italiano e ridare vigore alla politica estera del Paese. Per fare ciò, bisogna che l’Italia non rinneghi l’opzione atlantica. Non solo occorre continuare ad appoggiare le strategie dell’Unione europea ma bisogna anche assumere l’importanza di far parte di organizzazioni militari sovranazionali.

Il deterrente militare è una costante che non bisogna mai trascurare nelle relazioni con la Russia. D’altro canto, l’Italia ha quasi sempre cercato di mitigare le posizioni di forza con azioni tese a incoraggiare la fiducia e la possibilità di aprire a colloqui costruttivi. La decisione del 2015, quando il governo italiano si adoperò affinché le sanzioni europee non fossero automaticamente applicabili ma rinnovabili a cadenza semestrale, è da leggere in quest’ottica.

Sono diverse le aree che l’Italia può considerare per un riavvicinamento con la Russia. Lo spazio di manovra è fornito dalla stessa Ue e dalle linee guida suggerite nel 2016 al fine di promuovere il cosiddetto ‘dialogo selettivo’. Tali linee individuano come punto di partenza la discussione su fondamentali temi di interesse comune, come la lotta al terrorismo, al traffico di droga e al cambiamento climatico.

La grande influenza che la Russia esercita in Medio Oriente (Siria, Iran e Libia in testa) può inoltre contribuire a definire il ruolo che Putin crede di meritare.

La promozione, da parte dell’Italia, di nuovi contatti sia economici che socio-culturali potrebbe avvicinare i due Paesi. È però vero che al momento non c’è nulla che indichi una normalizzazione del rapporto con la Russia e che, finché non ci saranno reciproci gesti concreti, pensare ad un futuro promettente è alquanto difficile.