IAI
Un processo di coscienza più che di numeri

Religione: l’Italia in corso di ‘protestantizzazione’

1 Ott 2019 - Emmanuela Banfo - Emmanuela Banfo

Sarebbe in atto in Italia un processo di ‘protestantizzazione‘, non in termini numerici di adesione alle chiese protestanti, che al pari di quelle cattoliche sono in costante decrescita, quanto piuttosto nel diffondersi di un modus pensandi che rivendica i diritti, uguali per tutti, della libertà di coscienza, quella a cui s’appellò Lutero davanti alla Dieta di Worms.

Allora era il 1521 e il monaco delle 95 Tesi affermò la signoria, sulla sua personale coscienza, di un’autorità ben superiore a Carlo V e ai principi del Sacro Romano Impero che lo stavano ascoltando. Una coscienza prigioniera, ma soltanto di Dio, e non degli uomini, anche se incoronati, anche se potenti.

Il dibattito al Sinodo delle Chiese Valdesi e Metodiste
Ma tutto questo è attinente ai giorni attuali, in contesti secolari dove mercificazione e massificazione vedono l’omologazione delle coscienze a modelli preconfezionati? Non è casuale che il Sinodo delle Chiese Valdesi e Metodiste di quest’anno si sia soffermato sul tema perché in gioco è un’ idea di chiesa che si proietta verso i prossimi cinquant’anni e che coinvolge tutta la cristianità dell’Europa occidentale.

Secondo la fotografia più recente del protestantesimo italiano, diffusa dell’agenzia Nev, in Italia si contano 25mila valdesi, 7mila luterani, 20mila delle chiese cristiane dei fratelli, 5mila metodisti, 6mila battisti, 20mila avventisti, 2mila dell’Esercito della Salvezza, 120mila pentecostali dell’Assemblea di Dio, 80mila pentecostali indipendenti, 3500 apostolici, 3mila delle chiese di Cristo, 20mila di chiese libere, 10mila di chiese estere e 400mila evangelici immigrati. Si professa, invece, cattolico il 71,1% della popolazione, di cui praticante il 25,4% (fonte Eurispes 2016).

La discussione sulla ‘protestantizzazione’ dell’ Italia cattolica riguarda tutto il mondo cristiano se è vero come è vero che il Papa stesso, più volte, è stato definito (in primis dall’ala conservatrice della sua chiesa) troppo “protestante” e non solo e non tanto per la richiesta di perdono rivolta ai Valdesi o alle calorose visite ai Luterani di Germania come ai Pentecostali del Sud America. Dove davvero è in atto da tempo una ‘protestantizzazione’, questa sì numerica, che vede un flusso costante dalle chiese cattoliche a quelle evangeliche o, meglio, evangelicali. La realtà è in movimento e, da un po’ di tempo a questa parte, s’inserisce, soprattutto in Brasile, il proselitismo islamico.

Il fenomeno nel contesto europeo e i modi d’intenderlo
Ma i fenomeni geopolitici religiosi in Europa hanno connotazioni diverse, a Ovest come ad Est, quest’ultima isola felice del cristianesimo. Lasciando da parte una vulgata banalmente denigratoria che include nell’area semantica del protestantesimo tutto ciò che di negativo può esserci quali, disordine, confusione, assenza di fondamenti teologici stabili, relativismo dottrinale, individualismo, parcellizzazione in una miriade di chiese e denominazioni, ci sono almeno due modi d’ intendere il presunto processo di ‘protestantizzazione’.

Il primo, partendo dalla ricerca sociologica di Nadia Urbinati e Marco Marzano sulla ‘Società orizzontale’, è quello su cui si è soffermato il Sinodo: “protestantizzazione” come “democratizzazione”, ovvero una chiesa con più laici impegnati e meno clero, più diaconia e meno dottrina, partecipazione dal basso e non ubbidienza e sottomissione ai vertici clericali. Ne deriva un modo di “essere chiesa” che è comunità, rete di comunità che travalicano i perimetri ecclesiastici per affrontare, con e nella società civile, le sfide umane che si presentano, a partire dagli ultimi, dai sofferenti, dagli emarginati, dai poveri e, dunque, in questo momento gli immigrati.

“Non dobbiamo essere ossessionati a definire i confini – ha detto la neo-moderatora della Tavola Valdese Metodista, Alessandra Trotta (prima donna diacona e prima metodista alla guida della Tavola) -. I cristiani tutti sono chiamati a vivere l’oggi. La convivenza umana è al cuore dell’ Evangelo e c’è sempre più bisogno di predicare il puro Evangelo”. “La chiesa orizzontale – ha spiegato la pastora Daniela Di Carlo della commissione d’esame sull’operato della Tavola – è quella che decide collettivamente, che non aspetta la parola esterna per mettersi in modo”.

La seconda accezione, passata sotto silenzio nel dibattito sinodale, è quella che, partendo da Weber e Marx, identifica il protestantesimo nell’ideologia di supporto al capitalismo e, successivamente, al sistema liberal-democratico che ha negli Stati Uniti d’America la sua massima esemplificazione storica. Il pauperismo di Papa Francesco, l’enfasi sul Vangelo dell’ accoglienza, dell’inclusione, della solidarietà che oggi fa da terreno d’incontro di chiese cattoliche e protestanti, ricolloca certamente il cristianesimo nell’alveo delle sue origini riorientandolo politicamente verso i popoli e non verso i poteri.

Un cristianesimo riorientato ai popoli e non ai poteri
Un cristianesimo che ha declinato i contenuti evangelici con i linguaggi secolari della promozione dei diritti umani, della difesa dell’ambiente, della ricerca di equilibri di pace tra le nazioni. E che entra in tensione con lo Stato. Se il cattolicesimo storicamente ha cercato di condizionarlo rivendicando il suo primato e il protestantesimo ha preso le distanze battendosi di fatto per un principio profondamente laico-liberale di libera chiesa in libero Stato, oggi, attraverso l’8 per mille e l’inserimento nel Terzo Settore, le distanze si sono accorciate.

C’è da chiedersi se una chiesa così tanto dipendente dal denaro statale (a confermarlo sono i bilanci) abbia l’autonomia sufficiente per esercitare davvero la sua funzione critica, di pungolo alle istituzioni per renderle più giuste. La neo-moderatora ha esemplificato: “Noi crediamo nelle istituzioni pubbliche. Ci vuole rispetto, collaborazione e schiena dritta”.

In un contesto di pluralismo religioso per ‘protestantizzazione’ non s’intende certo quella ispirata a Zwingli e Calvino che a Zurigo e a Ginevra partecipavano ai consigli comunali con la Bibbia in mano. Sempre più numerosi sono gli abitanti, in Italia e nell’intera Europa, che pregano sul Corano, i canoni Buddhisti, i testi di Confucio e così via. Ma il protestantesimo ha storicamente un grande patrimonio etico fatto di senso di responsabilità, rigore, ricerca della coerenza, rispetto della vocazione individuale nell’esercizio della propria professione civile allo scopo di concorrere evangelicamente al bene della comunità. Sotto questo aspetto è legittimo domandarsi a che punto sia la ‘protestantizzazione’ dell’ Italia.