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Al voto il 15 ottobre

Mozambico: elezioni sulla via della riconciliazione nazionale

10 Ott 2019 - Luca Barana - Luca Barana

Martedì 15 ottobre il Mozambico andrà al voto per eleggere il presidente della Repubblica e il Parlamento. Si tratta di un voto cruciale per il futuro del Paese, che sta nuovamente tentando la via della pace dopo anni di conflitto e tensioni interne: le nuove elezioni sono infatti uno dei principali punti dell’accordo di pace e riconciliazione nazionale firmato a Maputo lo scorso 6 agosto.

I candidati alla presidenza sono quattro: tra loro spiccano i rappresentanti delle due forze contrapposte sin dai tempi dell’indipendenza dal Portogallo nel 1975. Il presidente in carica Filipe Nyusi, eletto per la prima volta nel 2014, è nuovamente il candidato del Frelimo (Fronte di liberazione del Mozambico), il movimento politico protagonista della lotta indipendentista, al governo sin dal 1975, da dove ha costruito una radicata macchina elettorale e politica. Ossufo Momade è invece lo sfidante in campo per Renamo (Resistenza nazionale mozambicana), il principale partito di opposizione e a lungo vero e proprio gruppo ribelle contro la dominazione politica del Frelimo. Il conflitto politico e talvolta armato fra queste due forze ha caratterizzato la maggior parte della storia del Mozambico negli ultimi decenni. Gli altri due candidati sono David Simango (Mdm, Movimento democratico del Mozambico) e Mario Albino (Amusi, Partito d’Azione extraparlamentare).

Il nuovo accordo di pace
Frelimo e Renamo sono divise da un conflitto che, fra varie pause e nuovi scoppi di violenza, si prolunga sin dal momento dell’indipendenza. Inizialmente alimentato anche dalle tensioni internazionali della Guerra fredda – Renamo è un movimento politico sorto per rovesciare le intenzioni del partito di governo di imporre uno Stato socialista –, il conflitto si è negli anni sedimentato nel tessuto sociale del Paese. L’intesa del 6 agosto costituisce il terzo accordo fra le parti negli ultimi decenni.

La prima intesa fu siglata a Roma nel 1992, dopo oltre un decennio di violenze e al termine di oltre due anni di mediazione in cui ebbero un ruolo centrale la Comunità di sant’Egidio e l’Italia: veniva così introdotto il principio della democrazia multipartitica e di libere elezioni. Tuttavia, Renamo ha continuato a denunciare la salda presa del partito di governo Frelimo sulla politica del Paese, i brogli elettorali e una distribuzione iniqua delle risorse economiche. Renamo ha dunque fatto nuovamente ricorso all’aperta ribellione nel 2012-2014, un periodo in cui anche Frelimo ha risposto con la violenza. Il nuovo accordo di pace del 2014 ha consentito la partecipazione di Renamo alle elezioni generali tenute nello stesso anno. In quell’occasione, Frelimo ha mantenuto la presidenza, ma il gruppo ribelle ha raggiunto la maggioranza in 5 delle 11 province che compongono il Paese.

La firma dell’accordo di pace tra Nyusi e Momade, il 6 agosto scorso

E non è un caso che, dopo le nuove violenze scoppiate nel 2015-2016, i negoziati per una nuova intesa si siano concentrati anche sull’importanza dell’aspetto regionale. Oltre alle libere elezioni da tenersi il 15 ottobre, l’accordo di pace prevede anche una più marcata decentralizzazione del potere, che dovrebbe garantire una partecipazione politica più inclusiva, considerando il radicamento dell’opposizione in alcune aree del Paese. Per la prima volta, infatti, si terranno elezioni dirette per i governatori delle province, finora invece nominati dal partito di governo. L’intesa di pace stabilisce anche il disarmo immediato di 5mila ribelli, introducendo misure volte a una loro rapida reintegrazione. Lo scambio di concessioni politiche fra Frelimo e Renamo si basa anche sulla nomina di alcune figure chiave dell’opposizione a ruoli di leadership fra le forze militari.

Urne incerte
L’avvicinamento alle elezioni è stato segnato dai timori di rinnovate violenze nel Paese, dovuti anche a un risultato elettorale che si prospetta incerto: gli osservatori internazionali si attendono infatti una riaffermazione del Frelimo, ma non così netta come in passato, con Renamo che potrebbe conquistare il governo in alcune province.

In questo clima di incertezza, Amnesty International ha denunciato il pesante clima di intimidazione nei confronti di attivisti dei diritti umani e giornalisti, sfociato talvolta in episodi di violenza, come rapimenti, incarcerazioni arbitrarie e assalti fisici. La preoccupazione è che l’alta posta in palio possa spingere gli attori in gioco a rinnovare i propri sforzi per mettere a tacere le voci più critiche. In particolare, all’interno del Frelimo sono molte le resistenze a un processo elettorale che rischia di mettere in dubbio reti clientelari consolidate nei lunghi anni di governo.

A preoccupare sono anche le crescenti divisioni interne a Renamo. All’indomani della firma dell’accordo di pace da parte del leader del partito Momade, l’ala militare di Renamo si è dissociata, disconoscendo la legittimità stessa di Momade. In particolare, il generale Mariano Nhongo ha dichiarato che la giunta militare di Renamo avrebbe impedito lo svolgimento delle elezioni nel caso in cui il governo non avesse rinegoziato l’accordo. Dichiarazioni giunte a fine agosto, che hanno caricato di tensione la campagna elettorale. Questa disputa interna è emersa a seguito della morte, un anno fa, del leader storico di Renamo, Afonso Dhlakama, che era stato il candidato del movimento in tutte le precedenti tornate elettorali – e che con l’allora leader del Frelimo e presidente del Mozambico Joaquim Chissano aveva sottoscritto il primo accordo di pace del 1992 -.

La situazione di tensione è alimentata anche dalla difficoltà economiche del Paese africano, caratterizzato da profonde disuguaglianze, a cui negli ultimi anni si è aggiunto il problema del debito pubblico. Dopo lo scoppio nel 2016 di una nuova crisi dovuta alla sottoscrizione di prestiti senza la necessaria approvazione parlamentare, il Mozambico ha incontrato serie difficoltà nei pagamenti ed è impegnato in una serie di contenziosi per recuperare almeno una parte delle risorse che sarebbero state depredate come conseguenza di questi prestiti poco trasparenti. In caso contrario, sarebbero le casse dello Stato, e quindi i cittadini, a doverne subire le conseguenze.

La mediazione internazionale
Questa intricata situazione politica ed economica ha spinto l’Unione europea a stanziare 60 milioni di euro per sostenere la smobilitazione e la reintegrazione delle forze ribelli previste dagli accordi di pace, soprattutto tramite forme di supporto alle comunità locali. L’Ue è poi presente tramite una missione di monitoraggio elettorale, chiamata a garantire il corretto e trasparente svolgimento del voto.

Di cruciale significato in questo complesso periodo pre-elettorale è stata anche la storica visita di Papa Francesco, che, durante la messa celebrata di fronte a 60 mila persone a Maputo il 6 settembre, ha invitato i leader politici ad abbandonare la retorica divisiva, combattere la corruzione e supportare il processo di pace. L’auspicio è che le forze in campo seguano l’invito del pontefice e che il Mozambico possa finalmente sperimentare una pacifica transizione democratica.