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Apertura dei negoziati per Tirana e Skopje?

Balcani: il ruolo dell’integrazione europea fra Russia e Cina

14 Ott 2019 - Valbona Zeneli, Zoran Nechev - Valbona Zeneli, Zoran Nechev

L’instabilità nei Balcani non giova a nessuno in Europa e la storia lo ha dimostrato più di una volta. L’integrazione euro-atlantica dei Balcani occidentali è stata il mezzo principale per portare sicurezza, stabilità e democrazia nel cortile d’Europa. Il processo di europeizzazione in questa regione travagliata richiede una serie di riforme strutturali e per questo la carota dell’adesione all’Unione europea è stata utilizzata per motivare le élite politiche a guidare la trasformazione democratica in questi Paesi.

Il Consiglio europeo del 17-18 ottobre prenderà una decisione molto importante in merito al futuro dell’integrazione europea per AlbaniaMacedonia del Nord. L’apertura dei negoziati di adesione infonderà più certezze e farà chiarezza sul futuro della regione. Se da un lato è importante premiare questi due Paesi per gli sforzi compiuti, avviare i negoziati così da spianare la strada a future riforme diventa una misura di primaria importanza, sotto l’occhio vigile e alle condizioni poste dall’Ue. Il costo dell’integrazione dei Balcani occidentali nella famiglia e nel sistema di valori europei è certamente inferiore rispetto al tenerli a debita distanza.

Quale direzione seguiranno i Balcani occidentali nel futuro dipende sia dalla visione geopolitica dell’Ue, ma anche dalla volontà politica, interna alla regione, di intraprendere serie riforme democratiche. È tempo che loro dimostrino seriamente l’intenzione di mantenere la rotta verso l’Occidente, con fatti e non solo con belle parole.

Rilanciare l’allargamento per ridare credibilità all’Ue
L’Unione europea è sempre stata e rimarrà impegnata nei Balcani. È di gran lunga il più grande donatore, il più grande partner commerciale e il più grande investitore diretto straniero nella regione. Nel febbraio del 2018,  la Commissione europea ha pubblicato una promettente strategia sul futuro europeo dei Balcani occidentali, accompagnata anche da sei importanti iniziative. Dopo tanti anni di enlargement fatigue da parte dell’Ue, questa strategia era sembrata favorire un nuovo ottimismo nella regione alle prese con difficili riforme. Tuttavia, l’entusiasmo iniziale è svanito rapidamente. Nel giugno 2018 – proprio mentre Atene e Skopje firmavano lo storico Accordo di Prespa per mettere fine alla trentennale disputa sul nome -, il Consiglio europeo rinviava, ancora una volta, l’avvio dei negoziati per l’adesione di Albania e Macedonia del Nord, a causa delle divisioni interne all’Ue su questioni quali immigrazione e Brexit, distogliendo nuovamente l’attenzione politica dalla questione dell’allargamento.

Sarebbe però sbagliato pensare che mettere in discussione l’impegno dell’Ue in questa regione non preveda dei costi. Se non si apriranno i negoziati di adesione con questi due Paesi, e allo stesso tempo non si aumenteranno le risorse politiche nei Balcani occidentali, la credibilità dell’Ue sarebbe messa in dubbio e la stessa condizionalità rispetto ai parametri di good governance ne uscirebbe indebolita. Ciò creerebbe una grande perdita di potere per i Paesi occidentali nella regione e i Paesi balcanici, alla ricerca del prossimo partner od orientamento strategico, ne uscirebbero disorientati.

Negli ultimi anni, c’è stato un impeto di pessimismo riguardo le prospettive dei Balcani occidentali e il futuro dell’adesione all’Ue. Nel 2019, solo il 56% degli intervistati vede l’adesione all’Ue con un cauto ottimismo, mentre rimane considerevole il numero di chi valuta negativamente e con estremo pessimismo una futura adesione, specialmente in Serbia (21%), Bosnia-Erzegovina (17%) e Montenegro (15 %).

Macedonia - Albania
Il Consiglio europeo del 17-18 ottobre dovrà dare il via libera all’apertura dei negoziati con Macedonia del Nord e Albania.

Tenendo in considerazione la transizione senza fine, le divisioni politiche ed etniche e le nuove preoccupanti tendenze di regressione democratica, ma anche i nuovi nefasti attori operanti nei Balcani occidentali, l’Ue deve attuare una seria strategia geopolitica nella regione. La buona notizia è che la nuova presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha già annunciato che la nuova Commissione sarà impegnata geopoliticamente in tale nuova era che prevede una intensa competizione sulla scena internazionali.

Le interferenze di Russia e Cina
Negli ultimi anni, è sensibilmente aumentata l’interferenza aggressiva della Russia nei Balcani occidentali, dei quali sfrutta le vulnerabilità interne, politiche ed economiche, con l’obiettivo di creare e discordia e aumentare i costi dell’integrazione della regione nella Nato e nell’Ue.

Un nuovo attore nella regione che non deve essere trascurato è anche la Cina, per la quale i Paesi dei Balcani occidentali potrebbero essere un obiettivo a portata di mano. Con i suoi soldi facili, pronti da spendere per ottenere controllo economico e geopolitico nell’Europa sud-orientale, i progetti cinesi potrebbero essere facilmente allineati ai cicli politici interni. Il rischio che questi Paesi vengano intrappolati in debiti non solvibili, nell’abbassamento degli standard delle norme ambientali e del lavoro e nel perpetuarsi di una corruzione già particolarmente diffusa, unita alla mancanza di trasparenza, sarebbe gravemente dannoso per la prospettiva di adesione all’Ue.

Il crescente attivismo diplomatico ed economico di Pechino nella regione è stato agevolato dal crescente scetticismo sul fatto che l’Ue sia in grado di formulare una posizione comune sul futuro europeo dei Balcani occidentali. Inoltre, le potenziali alleanze tra Pechino e Mosca non dovrebbero essere trascurate in questa equazione, dal momento che questi due Paesi condividono una forte narrativa anti-occidentale.

Un processo da reinventare
È evidente che il processo di adesione europea dei Balcani deve essere reinventato, poiché l’approccio attuale non sta producendo i risultati previsti. È sufficiente anche un solo sguardo al Montenegro e alla Serbia a sostegno di questa affermazione. Questi due Paesi hanno avviato i negoziati di adesione con l’Ue rispettivamente nel 2013 e nel 2015, e sono, nella migliore delle ipotesi – almeno per Podgorica, mentre Belgrado sconta il nodo Kosovo -, a metà strada. In termini di estensione temporale, si tratta dello stesso tempo che fu necessario alla Croazia per completare l’intero processo di adesione.

La prospettiva giusta è cruciale. L’Ue ha l’opportunità, ma anche un forte interesse, di contribuire alla creazione di condizioni di stabilità duratura in tutta la regione. Questo è il momento migliore per impegnarsi seriamente nella questione dell’allargamento, poiché i sondaggi mostrano un grande aumento di fiducia e ottimismo nei confronti dell’Ue: oltre il 61% dei cittadini europei, il miglior risultato dal 2014. In questa situazione, gli Stati membri dell’Ue dovrebbero anticipare la politicizzazione e il dibattito pubblico sul futuro dell’allargamento, insistere su valori occidentali, regole chiare e buon governo, e sostenere lo sviluppo degli  Stati candidati.

La stabilità dei Balcani non può aspettare
La mancanza di una decisione positiva, o un altro eventuale rinvio, manderebbe un messaggio dannoso non solo a Tirana e Skopje, ma a tutta la regione. L’Unione deve essere all’altezza dei suoi impegni, dare credito laddove il credito è dovuto, ma allo stesso tempo essere inflessibile nelle condizioni per l’adesione. La mancata ricompensa dei progressi oggettivi – ossia non permettere a questi Paesi di passare alla fase successiva del percorso di integrazione europea – danneggerebbe la credibilità dell’Ue in tutta la regione e oltre.

Se l’Ue non decide di andare nei Balcani occidentali con i suoi strumenti istituzionali e i suoi investimenti per la trasformazione democratica della regione, con l’obiettivo di avvicinarla ai valori e alle istituzioni europee, allora saranno i cittadini dei Balcani a continuare ad andare nell’Europa unita, da migranti economici.

Guardando al futuro, si dovrebbero anche considerare le conseguenze indesiderate che avrebbe su altre delicate questioni bilaterali, la più impegnativa delle quali tra Kosovo e Serbia, il mancato riconoscimento l’importanza dell’accordo storico tra la Macedonia del Nord e la Grecia. Qualsiasi ulteriore declino della fiducia nei confronti dell’Ue agevolerebbe i suoi concorrenti geopolitici a radicarsi sulla soglia dell’Europa. I potenziali scenari futuri per la regione sono chiari, dipenderà dalla visione dell’Ue in quale direzione i Balcani occidentali andranno. Una nuova narrativa europea dovrebbe essere coltivata dalla nuova Commissione europea, spostando il dibattito dall’allargamento all’unificazione dell’Europa e alla sua integrità continentale.

Le opinioni espresse sono personali dell’autore e non rappresentano quelle del Dipartimento della Difesa, del George C. Marshall European Center for Security Studies, o dei governi degli Stati Uniti o della Germania.

Foto di copertina © Monika Skolimowska/DPA via ZUMA Press