IAI
La raccolta delle firme anche in Italia

Ue: Ice, via a iniziativa su rispetto stato di diritto

9 Set 2019 - Filippo di Robilant - Filippo di Robilant

È iniziata da qualche giorno la raccolta di firme a sostegno di un’Iniziativa dei Cittadini europei (Ice), lo strumento di democrazia partecipativa che consente di proporre modifiche legislative direttamente alla Commissione europea, sul rispetto dello stato di diritto nell’Unione europea. Affinché abbia effetto, l’Ice deve raccogliere un milione di firme entro inizio aprile 2020, rispettando soglie minime in sette Paesi, tra cui l’Italia (54.750).

Cosa chiede, in buona sostanza, questa Iniziativa popolare?
Come noto, la cosiddetta bomba nucleare, vale a dire l’articolo 7 del Trattato Ue, quello che prevede sanzioni per lo Stato membro che viola i valori fondanti dell’Ue, contenuti nell’articolo 2, tra cui il rispetto dello stato di diritto, è di fatto disinnescata dalla necessità di ottenere l’unanimità in Consiglio. Per superare questo scoglio, l’Ice chiede che l’Ue si doti di una legislazione di carattere generale per verificare in maniera oggettiva e imparziale la concreta applicazione delle disposizioni nazionali riguardanti lo stato di diritto, con l’obiettivo di rafforzare la fiducia reciproca tra Stati membri e facilitare quindi l’attuazione dell’articolo 7.

La presidente designata della Commissione europea Ursula von der Leyen, nel suo discorso al Parlamento europeo lo scorso 17 luglio, ha preso una posizione dirompente per il suo ruolo, affermando senza mezzi termini che non ci possono essere compromessi sul rispetto dello stato di diritto e, andando dritto al punto, di essere pienamente a favore di un meccanismo europeo.

Non a caso il giorno stesso la Commissione ha pubblicato una comunicazione nella quale esprime la chiara volontà di voler incrementare il suo ruolo di monitoraggio, nel contempo ammettendo che il problema è soprattutto culturale, indicando così la necessità che attori nazionali siano maggiormente coinvolti. In questo sforzo, la Commissione dovrebbe trovare una sponda nell’attuale presidenza finlandese poiché il tema è tra le sue priorità. Insomma, un accordo inter-istituzionale sullo stato di diritto è forse possibile e l’articolo 295 Tfue potrebbe offrirne la base legale. Il successo dell’Ice diventerebbe quindi fondamentale per dare una spinta dal basso verso l’alto.

I nodi al pettine e i Paesi a rischio
Tutto bene, quindi? No, perché a prima vista l’accusa di scarso rispetto per lo stato di diritto riguarderebbe Paesi come Ungheria, Romania o Polonia, già sotto il mirino di Bruxelles. Ma, in realtà riguarda da vicino anche l’Italia, dove stato di diritto e legalità sono indeboliti in maniera forse meno eclatante ma altrettanto efficace e dove la nostra classe politica – non da oggi, sia chiaro, ma da qualche anno in qua – è alacremente al lavoro per rafforzare una ‘cultura dell’indifferenza’ ai diritti fondamentali. Coloro che ritengono esagerata tale affermazione riflettano su quanto segue.

Secondo i dati dell’Agenzia Ue per i diritti fondamentali, già segnalati su AffarInternazionali, siamo tra i Paesi europei che più tardi e male integrano obblighi internazionali nell’ordinamento nazionale, che peggio tutelano i diritti di minoranze etniche e di genere, e tra i più carenti quanto a meccanismi di risarcimento. Poi siamo tra le maglie nere per il numero di condanne da parte della Corte europea per i diritti umani (Cedu), in particolare per le condizioni carcerarie e l’irragionevole durata dei processi. C’è, inoltre, un macigno più grande degli altri: il fatto che siamo rimasti l’unico Paese Ue a non aver istituito una Commissione nazionale indipendente sui diritti umani, in applicazione della risoluzione 48/134 dell’Assemblea Generale dell’Onu firmata dall’Italia nel lontano 1993. Inadempienti da 26 anni, quindi, e apparentemente felici di esserlo visto che alla Camera da mesi giace in commissione un ddl seppellito da centinaia di emendamenti della Lega.

Un’azione di governo inefficiente e divisiva
Per venire ai nostri giorni, il Governo Conte 1 si è limitato a fornire risposte sostanzialmente repressive a una generalizzata domanda di sicurezza e a fenomeni sociali complessi che andrebbero invece gestiti evitando colpi di accetta. Caso di scuola: l’approvazione da parte del Senato, senza battere ciglio essendo stato scelto lo strumento decreto e posta la fiducia, del Decreto Sicurezza bis che, oltre ad essere controproducente sul piano pratico e discutibile su quello del rispetto delle convenzioni internazionali, è un’altra dimostrazione dello svuotamento dell’organo legislativo e di uno stato di diritto che vacilla sotto i fendenti inferti a uno dei suoi pilastri, la separazione dei poteri. En passant, il garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private delle libertà personali è stato attaccato da membri dello stesso governo in maniera del tutto impropria nel goffo tentativo di mettergli la museruola.

Per quanto riguarda la libertà di espressione, il Consiglio d’Europa, in un rapporto di quest’anno, ha sottolineato come l’Italia non sia per nulla immune dall’idea che indipendenza e pluralismo dei media vadano limitati. La vicenda di Radio Radicale ne è stato un esempio lampante. Dopo di che il Parlamento sovrano non si è ancora peritato di eleggere i nuovi membri già decaduti di due autorità indipendenti: quella sulla Privacy, che si occupa di protezione dei dati personali, e l’Agcom, che tutela il pluralismo nei media e le libertà fondamentali degli utenti. Un altro esempio di un Parlamento in fuga dalle sue responsabilità su materie che riguardano diritti fondamentali.

Di fronte a questo quadro desolante l’Italia sembra divisa in due: da una parte gli ostili, quelli che di diritti fondamentali non vogliono neppure sentir parlare; e, dall’altra, gli indifferenti, quelli che fanno spallucce fingendo di credere che l’Italia abbia gli anticorpi necessari per continuare ad annoverarsi tra i Paesi cosiddetti civili. Ai margini, un rivolo di persone che credono ancora che i valori della democrazia e dello stato di diritto vadano difesi e coltivati, tra questi i promotori dell’Ice come il Movimento Europeo, Eumans!, l’Associazione Luca Coscioni. L’iniziativa ci riguarda anche per questo: perché prende le mosse dall’Italia e perché la riscossa potrebbe ripartire proprio da qui.