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Il punto dopo terza sessione negoziale

Oceani: Onu, progressi verso trattato su biodiversità marina

30 Set 2019 - Jacopo Pasquero - Jacopo Pasquero

I negoziati per un trattato internazionale sulla biodiversità marina nelle zone non soggette a giurisdizione nazionale si sono svolti dal 19 al 30 agosto alle Nazione Unite a New York. Le trattative, iniziate nel 2018, sono ora giunte alla terza di quattro sessioni negoziali e si concluderanno nel 2020 con la firma del trattato delle parti contraenti. Il testo definitivo rappresenterebbe il primo strumento legalmente vincolante per proteggere le risorse marine in acque internazionali. António Guterres, segretario generale Onu, ha dichiarato che questo strumento legale è fondamentale per il progressivo sviluppo del diritto del mare, considerandolo la “costituzione degli oceani”.

La bozza del trattato, negoziato nel contesto della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, si pone come obiettivo la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse marine. Tale strumento andrebbe a colmare una considerevole lacuna in diritto internazionale, dal momento che le norme in vigore non permettono un coordinamento internazionale tale da garantire la sostenibilità delle risorse marine in zone non soggette a giurisdizione nazionale.

Perché proteggere gli oceani?
Le risorse marine hanno un fondamentale valore socio-economico per l’uomo. Gli oceani infatti sono un elemento chiave per il sostentamento della pesca: rappresentano un’importante fonte di proteine per molte popolazioni e garantiscono stabilità sociale ed economica per le regioni costiere. La biodiversità marina contribuisce, inoltre, a numerosi altri settori a partire dal farmaceutico fino al turistico, costituendo un’inestimabile risorsa per il progresso scientifico. Dal punto di vista ambientale, inoltre, gli oceani sono di vitale importanza per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, poiché assorbono quasi un terzo dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera.

Il mancato coordinamento internazionale ha contribuito a un allarmante declino di flora e fauna marittime: il 66 per cento della superficie degli oceani ha subito gravi cambiamenti antropogenici. Ciò è dovuto a una molteplicità di fattori, tra cui lo sfruttamento eccessivo della pesca, l’inquinamento e l’impatto dei cambiamenti climatici, come l’acidificazione degli oceani o anomalie nelle temperature delle superfici oceaniche. Uno strumento legale vincolante internazionale potrebbe quindi puntare a limitare un simile degradamento dell’ambiente marino per salvaguardarne le risorse.

Le dinamiche negoziali
Nella sessione di agosto, i delegati dei Paesi partecipanti hanno ulteriormente dettagliato la bozza del trattato, nonostante alcune questioni rimangano irrisolte. Il testo fino ad ora si concentra su quattro temi principali, già oggetto di negoziato: l’accesso e la ripartizione dei benefici delle risorse marine; la possibilità di condurre valutazioni sull’impatto ambientale di attività condotte in acque internazionali; vari strumenti di gestione in base alla zona, compresa l’istituzione di aree marine protette; il trasferimento di tecnologie e capacity building per gli Stati con risorse economiche limitate.

L’adozione di uno strumento legale per un coordinamento internazionale in zone non soggette a giurisdizione nazionale significa intraprendere un’ambiziosa azione di cooperazione. Tale impresa può essere difficile in un momento in cui il multilateralismo sembra avere sempre meno supporto. Le trattative diplomatiche in questione hanno infatti incontrato non pochi ostacoli. Particolare dinamismo ha avuto la discussione sulla ripartizione dei benefici derivanti dalle risorse genetiche marine: a questo riguardo, alcuni Stati hanno dichiarato di volere la volontarietà di tale provvedimento.

Un altro punto chiave dei negoziati è il trasferimento di tecnologie e capacity building, funzionale ad una cooperazione efficiente tra Stati per lo sfruttamento equo delle risorse marine. In merito, alcuni Stati in via di sviluppo hanno richiesto di inserire nel testo ulteriori dettagli, tra cui l’inclusione di una lista di attività di capacity building e trasferimento di tecnologie. Inoltre è stata anche discussa la possibilità di includere uno strumento per monitorare le necessità di supporto per Paesi in via di sviluppo e se tale meccanismo debba essere volontario o obbligatorio.

Nonostante la divergenza di vedute dei delegati su diversi punti, la terza e penultima sessione di negoziati di questa conferenza intergovernativa si è conclusa con ottimismo. Molti delegati hanno evidenziato, tuttavia, la necessità di un ulteriore compromesso tra le diverse opinioni per raggiungere il consenso necessario.

2020: l’anno della biodiversità
La quarta e ultima sessione delle trattative è prevista per il 2020, un anno critico per il futuro degli ecosistemi marini e terrestri. Già nel 2019, numerosi sono stati gli avvenimenti che hanno visto salire nell’agenda politica la biodiversità: i ministri dell’ambiente dei Paesi partecipanti al G7 hanno adottato la Metz Charter on Biodiversity, mentre durante il Summit a Biarritz gli incendi delle foreste amazzoniche sono stati portati al tavolo delle discussioni. L’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (Ipbes) ha inoltre pubblicato il Global Assessment Report, volto a informare i decision-makers sullo stato mondiale della biodiversità. Intanto, l’Intergovernmental Panel on Climate Change pubblicherà a breve il report che delinea gli impatti dei cambiamenti climatici sugli oceani.

Il 2020 partirà quindi con una solida base di informazioni scientifiche sugli ecosistemi e una maggiore attenzione politica per le questioni ambientali. L’anno sarà rilevante anche nel contesto della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica, che dovrà rinnovare la sua strategia post-2020 con l’aiuto degli Stati membri.
La prevista adozione del trattato per la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse marine in zone non soggette a giurisdizione nazionale sarà un importante tassello nel futuro quadro di decisioni internazionali in materia ambientale.