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Democrazia in Europa: la Rete e l’illusione di uno spazio libero

20 Set 2019 - Lorenzo Giardinetti - Lorenzo Giardinetti

Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un’incredibile evoluzione tecnologica che ha reso possibile connettere eventi e persone anche a chilometri di distanza, in pochissimi secondi e di poter prendere parola pubblicamente, davanti ad una platea potenzialmente planetaria.

La nuova agorà globale ha creato l’illusione di un nuovo spazio comunicativo completamente libero,  favorendo il contatto, senza mediazioni, dei leader politici con la propria base elettorale.

L’uomo si è illuso infatti di essere diventato pieno padrone dell’infosfera, pervadendone lo spazio, credendosi capace di poterlo governare, rinchiudendolo nel proprio smartphone.

In realtà non ci siamo accorti di essere stati semplicemente inglobati dal mondo dell’informazione, senza più essere in grado di gestirlo, bensì rimanendone intrappolati, oppressi in un vortice di informazioni costante, dal quale non è più possibile uscire, neanche per avere il tempo di elaborare un parere personale su ciò che abbiamo letto.

Siamo nell’epoca della post-verità, dove l’informazione ha assunto un carattere virale: non importa più se essa sia verificabile o meno, l’importante è che il contenuto sia appetibile ed in grado di infettare in poco tempo il web e noi, immersi in questo bombardamento mediatico, non riusciamo più ad eludere i confini del presente, ad immaginare prospettive future, storditi dalla pioggia di news in tempo reale.

La capacità di pensare oltre è ciò che ha gettato le basi del confronto democratico, del dibattito sulle diverse visioni politiche, è ciò che guida veramente un voto consapevole, differente da un cosiddetto voto di protesta, quest’ultimo reale indicatore di quella sensazione di presente perpetuo, senza prospettive future, simbolo di un confronto democratico che non esiste, trasformatosi in una zuffa sull’argomento più in vista del giorno e nulla di più.

Democrazia ad personam
Ma quanto l’agorà globale è così accessibile, senza limitazioni, come pensiamo? Per accedervi, innanzitutto, dobbiamo prima essere registrati alle piattaforme che ne detengono la chiave (Facebook, Twitter, Instagram…) le quali, a loro volta chiedono a noi cittadini un prezzo molto caro: in cambio dell’accesso accettiamo infatti di cedere la nostra privacy ed i nostri dati sensibili.

I social non hanno interesse nell’educazione del cliente, preoccupandosi solamente della sua affezione al prodotto: come spiega Cass Sunstein nel suo “#Republic. La democrazia nell’epoca dei social media”, per seguire la volontà del consumatore i social network elaborano algoritmi capaci di indirizzare il flusso di informazioni verso i gusti e le opinioni più affini all’utente, formando delle eco chambers: realtà autoreferenziali, dove è sempre più raro visualizzare sulle nostre bacheche informazioni che non rispecchino ciò che vorremmo vedere e che ci rendano appagati della nostra esperienza online.

Il rischio è  di chiudersi in una bolla personale, dove anche lo spazio-tempo diventa una dimensione customizzata dalla piattaforma: Internet ed i social network in particolare si avviano, infatti, ad una crescita alter-dimensionale: dopo il limite spaziale la rete si appresta a fagocitare quello temporale, dando vita ad uno spazio-tempo fuori dai ritmi del mondo reale, ma cucito addosso al gusto ed alle percezioni dell’utente.

La democrazia digitale, la partecipazione social, l’interfaccia diretta con il leader suggeriscono infatti all’elettorato l’idea di una democrazia diretta, senza filtri, ma è interessante notare come da Beppe Grillo in Italia a Nigel Farage nel Regno Unito, questa democrazia plebiscitaria sia sempre e solo garantita da un leader, acclamato dal suo popolo, ma pur sempre un uomo solo al comando.

Quale ruolo per l’Unione europea?
L’analisi compiuta fino ad adesso non delinea sicuramente una situazione salutare per la democrazia, stritolata da una commistione a tratti steampunk di elementi tecnologici e pulsioni autoritarie e monocratiche antiche di secoli, ma dobbiamo guardarci bene da imputare alla Rete tutti i nostri problemi e ragionare invece su quanto la vera problematica sia invece il nostro modo di interfacciarsi con l’infosfera, la nostra dis-educazione digitale e comunicativa.

Ma nonostante ciò, la volontà di partecipazione dei cittadini non deve essere assolutamente ignorata, anche se è impensabile appaltare il processo di consultazione popolare a piattaforme di consultazione  interne ad un solo partito o ad imprese private.

La rivoluzione digitale, con tutte le nuove potenzialità che porta con sé, deve essere affrontata e gestita pubblicamente, tramite un’iniziativa di respiro europeo.

L’Unione europea in quanto istituzione, deve essere garante dell’informazione libera e indipendente, dell’educazione del cittadino, essere uno scudo solido contro i tentativi di influenza malevola dell’elettorato.

L’Ue deve porsi in una posizione dialogante ma decisa con le grandi corporation tecnologiche, tentare di regolamentare la gestione della privacy e di chiedere che queste piattaforme, che dalla nostra semplice interazione online con altri individui riescono a trarre un profitto enorme, restituiscano a chi permette il loro guadagno una giusta somma, tramite una tassazione efficiente.

Un pulsante serendipità
Tale affermazione tecnologica può essere un’occasione di crescita europea senza eguali, capace di elevarsi dai confini nazionali e creare una forza comunitaria che non solo individui gli strumenti più efficaci per la digitalizzazione della democrazia, ma anche e soprattutto per la democraticizzazione del digitale, rendendone pubblica e trasparente la gestione e l’utilizzo dei dati ed esercitando una forma di garanzia della libertà di espressione, proponendosi anzi come sostenitrice dell’educazione del cittadino, combattendo le fake news ed assicurando la stessa visibilità a tutte le diverse voci dell’informazione.

Una prima proposta interessante che l’Europa potrebbe rivolgere ai social network attivi sul proprio territorio potrebbe essere quella dell’introduzione di un cosiddetto pulsante serendipità, idea già esposta da Sunstein, ovvero della possibilità da parte dell’utente di chiedere che il social mostri notizie e contenuti appositamente distanti dai propri interessi, così da garantire un’informazione critica e d’insieme.