IAI
Matrioske latine

Russia/Sud America: da Cuba al Venezuela, un binomio singolare

23 Lug 2019 - Diego Bolchini - Diego Bolchini

Ci lasceremo alle spalle la nostra flotta, supereremo le unità di perlustrazione americane, eluderemo i loro sonar e, quando avremo finito, l’unico suono che sentiranno sarà quello delle nostre risate, mentre navigheremo verso L’Avana, dove il sole è caldo come le cubane”. Così si esprimeva all’equipaggio del proprio sommergibile il comandante dell’Ottobre Rosso Marko Ramius, quanto meno nella sceneggiatura dell’omonimo film del 1990 basato sul noto romanzo di Tom Clancy. In realtà, ben oltre la pellicola cinematografica citata, il rapporto russo-cubano, come più in generale quello tra Russia e Sud America, è stato caratterizzato nel corso dei decenni da strette interrelazioni politiche ed economiche.

Ben oltre la crisi dei missili di Cuba del 1962. Si pensi ad esempio al tentativo di costruzione di centrali nucleari sull’isola, come oggi testimoniato dal manufatto di Juragua (Juragua Nuclear Power Plant), la cui edificazione fu sospesa solo nel 1992. E un ruolo rilevante per l’economia di Cuba lo gioca tutt’ora Rosneft, la compagnia petrolifera di Stato di Mosca.

Oltre l’isola: la dimensione continentale del Sud America e Mosca
Oltre l’Avana, la Russia mantiene forte attenzione al Sud America visto nella sua interezza. Il Venezuela ha tenuto banco in questi ultimi mesi, oltre per la sua drammatica lacerazione interna, anche per la dialettica Usa/Russia dai toni sempre molto accesi e al momento apparentemente irriducibili.

A metà maggio lanci di agenzia avevano evidenziato la possibilità di forniture di razioni da campo per i militari venezuelani pro-Maduro nel contesto di un programma di assistenza umanitaria per Caracas. Ed è già rilevante da alcuni anni la presenza russa a Caracas sul piano della cooperazione tecnico-militare e di influenza culturale.

Quanto al Brasile, il media Sputnik in versione spagnola (Sputnik Mundo) è uscito di recente con un articolo di influenza, paventando i rischi di un potenziale avvicinamento del Brasile alla Nato quale global partner esterno seguendo l’esempio della Colombia.

Colombia che a sua volta, pur essendo effettivamente  un global partner della Nato sin dal maggio 2017, avrebbe comunque testato, secondo fonti di stampa, velivoli russi Mig-29 in tempi recenti, nel contesto di una gara per forniture all’aeronautica colombiana.

Quali i trend di medio termine tra Russia e Sud America?
Il Foreign Policy Concept della Federazione Russa, emesso da Mosca a novembre del 2016, cita espressamente l’America Latina quale area geopolitica di interesseIn questo contesto, anche altri Paesi di relativamente modeste dimensioni come Nicaragua e Bolivia sono oggi strettamente collegate alla Russia su piani energetici, militari o ideologici. Nel caso del Nicaragua la quasi totalità del mercato delle armi proviene da Mosca. La Bolivia, da parte sua, votò insieme ad altri Paesi ed al pari della Bielorussia contro la risoluzione Onu di condanna dell’azione russa in Crimea.

Guardando al futuro, il Messico secondo alcuni osservatori potrebbe essere a sua volta un prossimo Paese di progressiva crescente attenzione per Mosca, anche alla luce della altalenante ed incerta relazione con gli Stati Uniti, del perdurante regime sanzionatorio vigente e degli interessi nel Golfo del Messico della compagnia petrolifera russa Lukoil.

Un dubbio strutturale recentemente veicolato da uno studio della Rand Corporation si anniderebbe, tuttavia, nella capacità di tenuta russa rispetto ad un esercizio geopolitico di proiezione eccessivo in Sud America rispetto alle capacità e ad eventuali ulteriori misure di pressione messe in atto dagli Stati Uniti.

Conclusioni
Poco meno di 6 anni fa, nel settembre 2013, Vladimir Putin si indirizzava direttamente ai cittadini americani dalle pagine del New York Times in relazione al dossier siriano, adottando narrative seducenti e ricordando l’alternanza dei rapporti tra i due Paesi, nemici durante la Guerra Fredda ma federati assieme contro il Terzo Reich di Adolf Hitler. Una azione comunicativa sofisticata, che tuttavia non pareva già al tempo rendere conto delle fragilità economiche della Russia. Che invece esistono e perdurano, al netto di aspettative su fluttuazioni petrolifere magari oggi accresciute (alla luce delle vicende delle petroliere attaccate nel Golfo negli ultimi due mesi), ma difficilmente garantite nel medio lungo periodo.

Senza adottare valutazioni iper-pessimistiche (l’analista ungherese naturalizzato statunitense George Friedman di Geopolitical Futures è arrivato a dire in una recente intervista che la Russia è oggi un Paese mono-esportatore da Terzo Mondo), è pur vero che Mosca esprimeva al 2018 un Pil percentuale a prezzi correnti rispetto al mondo dell’1,8%, ovvero impattante globalmente meno di quello della Corea del Sud (1,9%). Nello stesso anno, gli Usa e la Cina esprimevano rispettivamente il 24% e il 15% del Pil mondiale. Una incognita finale pesa inoltre sulla leadership futura del Paese. Tra tre anni Putin avrà 70 anni. Potrebbe essere tentato da un ulteriore mandato presidenziale o desisterà? Quali le conseguenze? Ai cremlinologi degli anni a venire la parola.