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Fine (forse) di una dinastia

India: Rahul esce di scena dopo la sconfitta, i Gandhi pure?

16 Lug 2019 - Nello del Gatto - Nello del Gatto

Rahul Gandhi, il figlio di Sonia Gandhi, leader del National Congress Party, si è dimesso da presidente del Partito dopo la clamorosa sconfitta subita alle recenti elezioni che hanno visto nuovamente trionfare il premier uscente Narendra Modi con il suo Bharatiya Janata Party (Bjp).

La dinastia dei Nehru-Gandhi alla guida del Partito del Congresso
L’uscita dalla scena politica di Rahul segna forse la fine di un’epoca, quella che per tanti anni ha visto ai massimi vertici del Partito del Congresso, quello che ebbe come leader anche il Mahatma Gandhi, esponenti della famiglia Nehru-Gandhi. A cominciare da Motilal Nehru, per due volte (un anno alla volta, come era la regola del partito) presidente del Congresso, e da suo figlio Jawaarlal Nehru, primo premier indiano e primo a cambiare la regola dell’anno di mandato, presiedendo il partito sei volte per sette anni totali.

Da questi, dopo qualche anno, la presidenza era arrivata a sua figlia Indira, presidente tre volte per otto anni totali, passando poi a suo figlio Rajiv, presidente una volta per sette anni, per finire a Sonia, la vedova italiana di Rajiv, presidente una volta per 19 anni.

La presidenza del figlio di Sonia, Rahul, è durata solo due anni e le sue dimissioni dovrebbero ora mettere fine alla dinastia alla guida del Congresso, anche perché sua sorella, Pryanka, che pure ha incarichi di partito, sembra fuori dai giochi perché, come responsabile del partito in Uttar Pradesh, non solo non ha inciso, ma ha addirittura perso il seggio storico della dinastia Nehru-Gandhi.

L’uscita di scena di Rahul e la caccia al successore
Le voci dell’abbandono di Rahul erano insistenti da alcune settimane, dopo che il Bjp aveva stravinto le elezioni conquistando 303 seggi su 543. Al partito di Rahul, invece, le urne di seggi ne hanno attribuiti davvero pochi, solo 52. Un bilancio negativo, troppo pesante da sopportare.

Con un messaggio di addio apparso sui principali social, il rampollo della dinastia Nehru-Gandhi si è fatto carico dell’onere della sconfitta, affermando tra l’altro che “assumersi le proprie responsabilità è importante per la crescita futura del nostro partito”.

Ed è subito scattata la caccia al nome del suo successore. Rahul non si è pronunciato su potenziali candidati, affermando di volere lasciare al partito la scelta, sicuro che “saprà prendere la decisione migliore”. Si rincorrono i nomi più svariati, dal leader dei Dalit, Sushil Kumar, a facce della politica già note come l’ex diplomatico Shashi Tharoor, Ashok Gehlot e Anand Sharma, a giovani come Sachin Pilot  e Jyotiraditya Scindia.

Il Partito ha intanto fatto sapere che Rahul resterà in carica fino a quando le sue dimissioni non saranno state accettate e fino a quando non sarà stato nominato il suo successore in base alle procedure previste, smentendo quindi le notizie che si erano diffuse nelle ultime ore secondo cui Motilal Vora, il più anziano segretario dell’Aicc (All India Congress Committee), avrebbe preso con effetto immediato il suo posto ad interim.

Idee di India a confronto
Rahul, che come sottolineano alcuni analisti non è mai riuscito a conquistare del tutto il cuore del popolo indiano, forse perché anche sprovvisto del carisma che aveva invece contraddistinto soprattutto sua nonna Indira e, parecchi anni dopo, sua madre Sonia, è apparso sereno ma deciso. Nel suo messaggio ha sottolineato di non provare odio o rabbia per il partito vincitore, il Bjp: “Il punto è che però ogni cellula del mio corpo rifiuta la loro idea di India. Questa resistenza nasce dal fatto che il mio essere è permeato da un’idea di India che è sempre stata in diretto conflitto con la loro”.

Ora è volato con sua madre e sua sorella negli Stati Uniti, per cui nessuno della famiglia parteciperà ai lavori del Congress Working Committee, l’organismo del partito deputato ad eleggere il nuovo capo. In verità, lo stesso organo non ha ancora accettato le dimissioni del rampollo dei Gandhi-Nehru, anche se è probabile che lo faccia. Quando si riunirà, dovrebbe nominare una commissione che decida sul nuovo capo del partito. E, stavolta, i Gandhi-Nehru staranno a guardare.

Ma fino a quando? Già in passato, infatti, è successo che abbiano assistito da lontano, incidendo solo con il carisma, sulle scelte del partito. E’ probabile che Rahul resterà alla finestra, qualche analista dice a osservare e imparare, per poi rientrare. Dalla sua ha un cognome e un lignaggio che in India pesano non poco; e  l’età, 49 anni, nell’India dei politici ottuagenari, è un punto a favore. In gioco, potrebbe rientrare anche sua sorella Pryanka che tutti dicono essere la copia, almeno fisica (le viene riconosciuta una tempra più forte del fratello), di sua nonna Indira.