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Il lancio al summit di Niamey

Africa: nasce l’Afcta, area di libero scambio per il continente

12 Lug 2019 - Luca Barana - Luca Barana

Il summit straordinario dei capi di Stato e di governo dell’Unione africana (Ua), che ha avuto luogo dal 4 all’8 luglio nella capitale del Niger, Niamey, marca un passaggio storico per l’integrazione del continente. Dopo anni di negoziati, i Paesi africani hanno infatti lanciato l’Area di libero scambio continentale africana (African Continental Free Trade Area, Afcta nell’acronimo inglese), a seguito della ratifica da parte dei primi 22 Paesi firmatari.

L’Afcta copre una popolazione di 1,2 miliardi di persone e costituisce la più grande area di libero scambio al mondo per numero di Paesi coinvolti dall’entrata in vigore dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). La nuova area di libero scambio si inserisce, inoltre, nell’ambito dell’Agenda 2063, il programma che guida le azioni dell’Ua volte allo sviluppo del continente: il prossimo passo dovrà dunque essere costituito dal completamento del processo di ratifica da parte dei rimanenti altri Stati firmatari.

Il summit non solo ha visto il lancio ufficiale dell’accordo, ma anche la firma di Benin e, soprattutto, Nigeria. Finora, infatti, la prima economia del continente non aveva aderito al processo di liberalizzazione commerciale. Tuttavia, una volta superate con successo le elezioni dello scorso febbraio, il presidente Muhammadu Buhari ha finalmente preso la decisione di partecipare all’Afcta. Fra i 55 Paesi africani, solo l’Eritrea deve dunque ancora firmare l’accordo.

Il potenziale dell’intesa
Al momento, l’intesa si concentra sulla riduzione delle tariffe commerciali che precludono lo sviluppo del commercio intra-africano, ancora oggi una quota minoritaria –  intorno al 19% –  degli scambi commerciali degli Stati africani. Secondo l’Ua, il commercio intra-africano è ad oggi in media soggetto ad una tariffa del 6,1%, imposta dagli stessi Stati africani, un livello inferiore a quello a cui sottostanno gli scambi con attori esterni. Ad esempio, i rapporti commerciali con l’Unione europea sono regolati da accordi di liberalizzazione che prevedono la reciprocità nell’abbassamento dei dazi.

Un altro ostacolo è legato al fatto che molti Paesi africani sono specializzati nell’esportazione di poche materie prime, diventando così vittime della volatilità dei prezzi sui mercati internazionali. L’approfondimento del mercato africano dovrebbe favorire invece una maggiore diversificazione nell’export di molti Stati e, nelle intenzioni dei promotori, far emergere la significativa quota di commercio informale che ancora oggi travalica i confini imposti all’epoca della colonizzazione. Non a caso, il presidente del Niger Mahamadou Issoufou, che ha ospitato il meeting e ha avuto un ruolo chiave nei negoziati, ha affermato che l’Afcta “abbatterà i confini ereditati dal passato coloniale dell’Africa”.

In attesa dell’inizio dei negoziati sulla fase due del progetto, che dovrebbero coprire gli investimenti, le politiche sulla concorrenza e i diritti di proprietà intellettuale, la prima grande sfida sarà quella dell’implementazione. L’Afcta non è il primo progetto di integrazione a livello continentale, sebbene probabilmente il più ambizioso lanciato sinora, e dovrà essere appoggiato con costanza dai governi nazionali e dalle istituzioni regionali per poter avere successo nei tempi previsti: la Commissione economica per l’Africa (Eca) prevede la possibilità di un aumento del 50% del commercio intra-africano. L’obiettivo principale è che questa crescita degli scambi si traduca anche in nuovi posti di lavoro ed opportunità economiche per i cittadini africani.

Integrazione regionale e futuro dell’Unione africana
Il progetto dell’Afcta intende anche assicurare la sostenibilità della liberalizzazione commerciale, tutelando ad esempio il 10% degli scambi relativi ai settori economici più fragili. I timori dei Paesi più piccoli rispetto ai vantaggi che l’Afcta potrebbe rappresentare per i giganti economici del continente come Nigeria, Sudafrica ed Egitto – che insieme contano per oltre il 50% del PIL africano – dovrebbero essere smorzati tramite la previsione di periodi di liberalizzazione flessibili e più estesi nel tempo.

Dato la complessa rete di interessi politici ed economici in gioco, un ruolo fondamentale sarà giocato dall’Unione africana e dalle Comunità economiche regionali (Rec) tuttora esistenti. Da un lato, il segretariato dell’Afcta costituirà una struttura istituzionale autonoma all’interno dell’Ua, e avrà dunque un importante ruolo di coordinamento. Le Rec – alcune delle quali, come l’Eac nell’Africa orientale, presentano piani di liberalizzazione anche più ambiziosi dell’Afcta – saranno chiamate dall’altro lato a un ulteriore sforzo di coordinamento orizzontale, per favorire la diminuzione dei dazi fra le diverse aree regionali. Un primo incontro di coordinamento fra queste organizzazioni si è tenuto proprio in occasione del summit di Niamey.

Il lancio dell’AfCTA si inserisce infatti in un più ampio processo di riforme dell’Unione africana, fra cui figura anche il maggiore coordinamento con le Comunità regionali. Sempre durante il vertice di Niamey, i leader africani hanno anche discusso delle risorse finanziarie dell’Unione, che ancora oggi dipende in larga parte dai donatori esterni, in particolare dall’Unione europea. L’obiettivo dell’Ua è quello di acquisire maggiore autonomia, spingendo gli Stati membri a contribuire direttamente al bilancio dei prossimi anni, in particolare per quanto riguarda il Fondo africano per la pace. Come testimoniano le parole del presidente della Commissione dell’Ua, Moussa Faki Mahamat, sussiste infatti uno stretto legame fra l’Afcta e le condizioni di sicurezza: “Sarebbe deludente discutere di commercio e sviluppo senza pace e sicurezza”, ha dichiarato a latere del vertice.

L’accordo visto da Bruxelles
L’Unione europea supporta attivamente la costituzione dell’area di libero scambio africana, nella convinzione che possa costituire un passo cruciale per l’integrazione delle economie africane nel mercato internazionale.

Al momento, l’Ue è impegnata nei complessi negoziati con i Paesi del gruppo Acp (Africa, Caraibi, Pacifico) per un accordo che succeda a quello di Cotonou, in scadenza nel 2020. Il prossimo accordo dovrà definire i nuovi contorni dei rapporti commerciali fra l’Ue e l’Africa, e per questo motivo dovrà necessariamente tenere conto della nuova realtà sul terreno nel continente africano. Il lancio dell’Afcta non potrà essere ignorato. Tuttavia, se il commercio era stato al centro delle trattative tra blocco Ue e Africa vent’anni fa, oggi il focus politico si è spostato maggiormente sui temi della migrazione e della sicurezza. Integrare tali priorità europee con la nuova agenda commerciale africana costituirà il principale nodo che le due parti dovranno districare nei prossimi mesi.