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Il 75o anniversario e il Vertice

D-Day in Normandia e G7 a Biarritz: geopolitica delle spiagge

4 Giu 2019 - Diego Bolchini - Diego Bolchini

Si sta per celebrare il 75° anniversario del D-Day in diverse località del mondo, soprattutto lungo le spiagge inglesi di Portsmouth, uno dei principali porti di imbarco delle forze alleate ‘reali’, al netto del piano di inganno di Calais, e sulle spiagge di Normandia che videro lo sbarco. A fine agosto invece, sulle spiagge di Biarritz, in Francia, avverrà la 45a riunione del G7. Lo spazio che intercorre tra questi due eventi racchiuderà una parte significativa dell’estate geopolitica internazionale 2019. Al netto ovviamente delle altre partizioni del globo terracqueo che stanno scrivendo la storia più recente – loro malgrado o meno – tra Africa, Asia e Sud America.

D-Day: tra memoria e attualità
Il D-Day, ovvero lo sbarco in Normandia del 6 giugno 1944, rappresenta una delle pietre miliari della storia militare contemporanea ed il punto culminante di anni di attriti e confronti militari. Cosa resta oggi di quelle imprese e di quegli sforzi? Fuori da ogni facile retorica, appare evidente e forse inesorabile una relativa erosione e slittamento in avanti di memoria collettiva.

Lo schiacciamento sulla contemporaneità, anche quella più esotica e lontana dalla nostra storia fondativa collettiva, distorce selettivamente il peso specifico di eventi passati. È un fatto che bisogna forse accettare, trovando un giusto compromesso ed equilibrio con la memoria di ciò che è stato. E con i fotografi americani della rivista Life che al tempo delle operazioni Usa in Italia, nel 1943-1944, già si erano portati le prime e allora futuristiche pellicole a colori.

Immortalando magari le spiagge di Viareggio-Forte dei Marmi e il loro mare, in belle gradazioni di azzurro e turchese, popolate da soldati afroamericani della Divisione Buffalo (92^ Infantry Division) con in mano cerca-mine portatili, quegli strani oggetti rotondi con cui oggi si cercano i tesori.

Nella sua “comunicazione con i morti”, ha osservato Niall Ferguson, lo storico non studia un passato morto, ma un passato vivo e presente sotto forma di vestigia (documenti e manufatti) che influenzano il presente con i simbolismi cognitivi ed emotivi ad esse stesse sottesi.

G7 Biarritz: surfando verso dove?
Per quanto riguarda il vertice G7, esso rappresenta tradizionalmente un forum di discussione a geometria variabile. La presidenza di turno francese ha scelto come località di incontro una suggestiva cittadina nota ai surfisti di tutto il mondo. Le onde di Biarritz, in piena Francia oceanica, si infrangono sulle spiagge della terra indipendentista dei Paesi Baschi con grande forza e potenza.

Nella suggestiva canzone La ville s’endormait (1978) del cantautore belga Jacques Brel alcune strofe conclusive sono dedicate proprio alle vagues, ovvero alle onde, descritte rassomigliare agli uccelli a sera. E gli uccelli al riso; e il riso ai singhiozzi.

Per Brel talvolta il mare si “disincanta”, cioè canta altri canti da quelli che il mare placidamente racconta nei libri per bambini. Adottando questa immagine, il mare geopolitico che si trovano a solcare i Paesi del G7 mostra oggi le sue ripidità, le sue folate di vento, le sue correnti sotterranee. Un non scontato compito del Gruppo è – tra gli altri – quello di rimanere in equilibrio come un team di esperti acrobati.

Conclusioni
Nel 2021 festeggeremo 160 anni di Italia. Da più parti, anche oltre il contesto nazionale, diversi osservatori segnalano una fatica crescente ad interagire nell’arena internazionale. Tra formati multilaterali e mini-laterali, organizzazioni regionali a cavallo tra metodi intergovernativi e sovranazionali, le aggregazioni tra Paesi appaiono segmentate secondo piani identitari multipli.

Come uscirne, traguardando il tutto da una prospettiva europea? Difficile dirlo. Machiavelli sosteneva che la fortuna è sempre decisiva nelle vicende umane. A ciò si aggiunga che l’idea delle istituzioni e delle interconnessioni internazionali appare oggi indebolita da un nuovo vento westfalico basato sul realismo politico.

Forse tuttavia una speranza può venire da riflessioni antiche. Due su tutte vengono alla mente. Quella del filosofo tedesco Hans Georg Gadamer, che tocca l’autocoscienza storica interna al Continente, ricordando come l’Europa abbia imparato dolorosamente a frenare e contenere i suoi conflitti più distruttivi. E quella dello spagnolo Josè Ortega Y Gasset per il quale l’Europa, vista in una prospettiva comparata, rimane nonostante tutte le sue criticità una civiltà ancora esemplare su piano politico, giuridico e valoriale.https://www.affarinternazionali.it/speciali/parlamento-europeo-verso-le-elezioni/