IAI
L'intervista a un pioniere dei Verdi in Italia

Ue domani: Rutelli, il futuro è un moderno Green New Deal

23 Mag 2019 - Francesca Caruso - Francesca Caruso

“Finché non avremo un moderno Green New Deal – costruito bene, basato su numeri solidi, condiviso, e dalle soluzioni concrete -, l’ambientalismo sarà la scelta attiva di una minoranza. L’Europa deve proseguire nel processo di de-carbonizzazione e associarlo a leadership produttive che ci portino alla guida delle trasformazioni industriali globali”. Francesco Rutelli, oggi presidente dell’ Associazione nazionale Industrie cinematografiche audiovisive e multimediali (Anica), nella sua lunga carriera politica da parlamentare, ministro e sindaco di Roma, ha ricoperto cariche istituzionali importanti anche nell’ambito dell’ambiente. È stato fondatore dei Verdi Arcobaleno, capogruppo alla Camera e coordinatore dei Verdi nel 1992, ministro dell’ambiente nel governo Ciampi. 

Onorevole Rutelli, finalmente, in vista delle elezioni europee, molti partiti di sinistra propongono programmi con una forte attenzione ai temi ambientali. Che cos’è successo?
Rutelli – Non solo a sinistra, ma anche nel centro politico le questioni ambientali sono tornate rilevanti. E, specialmente in Germania, Austria e nel Benelux, ci sono partiti Verdi che promettono di conquistare consensi importanti nelle prossime elezioni europee. Vedo due ragioni: l’oggettiva rilevanza delle sfide ecologiche, con la crescita di consapevolezza diffusa sui cambiamenti climatici. E una sorta di ‘vuoto’ ideologico, per cui molte formazioni tradizionali sono in difficoltà, rispetto alle vecchie certezze identitarie, e dunque disposte a sposare i temi della sostenibilità e dell’ecologia, mentre cercano di definire un’identità economico-sociale più ‘contemporanea’.

Peccato però che in Italia, la questione ambientale è ancora marginale… Perché?
Rutelli – Si, e non solo in Italia. Se, infatti, una maggiore sensibilità ecologica è stata assunta – ed è un fatto positivo – da molti partiti e movimenti politici, questa non fa ancora la differenza. Ovvero, siamo molto distanti dalla formazione di programmi di governo che passino dalle declamazioni, o dall’elenco degli allarmi, a soluzioni strategiche. In particolare, per andare all’altro capo del mondo, è significativo che la vittoria dei conservatori in Australia, pochi giorni fa, sia stata conseguita proprio contro le parole d’ordine ambientaliste e pro-clima, per il timore della perdita di posti di lavoro. Proprio come, all’esordio del movimento dei Gilet Jaunes in Francia, c’è stata una ribellione contro la fiscalità verde per i carburanti. Ovvero: è tempo che l’ecologia sia declinata come risposta ai problemi ambientali, e come risposta pragmatica per condizioni sociali più vivibili e per il lavoro.

Parlando di Europa: lei crede che i temi ambientali possano essere sufficientemente forti per arginare i populismi? A volte le proposte sono molto ideologiche e poco pragmatiche e, soprattutto, l’ambiente può sembrare un problema secondario per chi non arriva alla fine del mese…
Rutelli – Per l’appunto: finché non avremo un moderno Green New Deal – costruito bene, basato su numeri solidi, condiviso, e dalle soluzioni concrete -, l’ambientalismo sarà la scelta attiva di una minoranza, nonostante la generica benedizione di molti. In particolare, l’Europa deve proseguire nel processo di de-carbonizzazione, su cui è leader nel mondo, e associarlo – anziché a una de-industrializzazione – a leadership produttive che ci portino alla guida delle trasformazioni industriali globali. Insomma: Intelligenza umana – e politica – per governare l’irruzione dell’Intelligenza artificiale.

Per quanto riguarda la transizione energetica, si parla molto di “transizione giusta”. Quali sono, secondo lei, gli elementi che dovrebbero assicurare una transizione energetica “ordinata e giusta” in Europa?
Rutelli – La transizione energetica è indispensabile e, a mio avviso, è efficace presso l’opinione pubblica in quanto porta soluzioni diffuse e si riflette nella bolletta di famiglie e imprese. In famiglia, oltre ai pannelli solari sul tetto, noi possediamo un’auto elettrica; so che impegno e testimonianze anche individuali sono importanti. Ma sono il primo a sapere che occorre che la mano pubblica, in particolare in Europa, investa in modo accelerato nella ricerca (ad esempio, per la gestione e il riciclo delle batterie); e nelle infrastrutture di servizio. In tempi di incertezza, è l’economia a dominare, e se in America – o in Polonia – si vincono le elezioni promettendo di continuare a produrre carbone, la risposta non può essere un dito puntato. Ma delle alternative convincenti, perché visibilmente efficaci.

La sfida del clima è profondamente legata a tutte quelle che mettono in questione il futuro dell’Unione europea – dalle migrazioni alle disuguaglianze, dal futuro del lavoro alla fiducia nelle istituzioni. Quanto è importante la cooperazione europea e internazionale per vincerla?
Rutelli – Siamo passati dall’approccio vincolante di Kyoto a quello collaborativo dell’Accordo di Parigi del 2015. La parola ora è ai cittadini, per esigere il rispetto di quegli impegni. Anche conducendo delle battaglie concrete, a sostegno di quella per la riduzione delle emissioni. Ad esempio: come ci siamo mobilitati per l’accordo di Montreal per salvare la fascia di ozono stratosferico, così importante per proteggere la salute di tutti – io stesso sono tra i firmatari della legge che lo recepì in Italia -, proviamo a mobilitarci su temi concreti: il bando effettivo degli Hfc, sostanze chimiche ad altissimo impatto di emissioni; stop alla deforestazione; forestazione e agricoltura sostenibile, specialmente nelle regioni fragili; protezione dei mari e degli oceani. Con target precisi, e impegni precisi, e verificabili.

Da ex-sindaco di Roma e ambientalista, come dovrebbero fare le città europee per garantire una mobilità urbana, sostenibile e sicura per tutti?
Rutelli – 
Stop al consumo di suolo; ci sono enormi spazi e manufatti da riqualificare e valorizzare, dando lavoro a un’edilizia sana ed utile. Corridoi di mobilità basati sul trasporto su ferro (solo la mia Amministrazione, a Roma, mise in esercizio quasi 300 km di linee ferroviarie di trasporto locale e regionale, venti anni fa). L’utilizzo avanzato delle tecnologie, che oggi offrono soluzioni imparagonabili, rispetto alla mia epoca ‘analogica’. E una manutenzione ordinaria costante. Chiedo troppo, oggi, da cittadino e non da politico?…