IAI
Un'iniziativa da think tank europei

Nucleare: appello europeo a Usa per salvare accordo con Iran

8 Mag 2019

Un anno fa, l’8 maggio 2018, il presidente Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero cessato di rispettare il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), l’accordo nucleare concluso nel luglio 2015 da Iran e Stati Uniti insieme a Cina, Francia, Germania, Regno Unito, Russia e Unione europea.

Trump sostiene che il Jcpoa non contiene misure sufficienti ad arrestare i progressi dell’Iran verso una capacità nucleare militare, né fa nulla per limitare l’arsenale missilistico dell’Iran e contrastarne le attività in Medio Oriente. Il presidente americano ritiene che una strategia di ‘massima pressione’ sia l’unica strada e pertanto ha re-imposto tutte le sanzioni Usa che erano state sospese in base all’accordo, comprese quelle che colpiscono compagnie straniere che fanno affari con l’Iran.

Le critiche di Trump non sono senza fondamento. Tuttavia, è molto difficile che ritirarsi dall’accordo possa servire a raggiungere i suoi obiettivi dichiarati. La realtà è che la sua decisione ha avuto gravi conseguenze.

Le gravi conseguenze del ritiro americano, in sei punti
In primo luogo, ha ostacolato la politica globale di non-proliferazione nucleare. Il Jcpoa limita significativamente la capacità dell’Iran di sviluppare armi nucleari. Come certificato dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) e riconosciuto pubblicamente dai vertici dell’intelligence americana, l’Iran ha continuato a rispettare l’accordo. Tuttavia, come dimostra l’annuncio del presidente Hassan Rouhani che l’Iran riprenderà alcune attività proibite dall’accordo, in seguito al ritiro degli Stati Uniti l’Iran ha visto i benefici di restare nell’accordo in costante diminuzione.

Se Teheran riattivasse l’intero programma e limitasse i poteri di ispezione dell’Aiea, verrebbero meno fondamentali strumenti per monitorare le attività iraniane e verificare le informazioni contenute nell’‘archivio nucleare’ che Israele ha sottratto all’Iran. L’incertezza sui progressi nucleari dell’Iran potrebbe spingere altri stati nella regione – specie l’Arabia Saudita – a costruirsi un proprio arsenale.

In secondo luogo, la decisione di Trump ha sminuito il valore della diplomazia. Il Jcpoa è un importante precedente di efficace cooperazione multilaterale, dal momento che coinvolge Paesi con orientamento di politica estera divergente come gli Stati Uniti e i loro alleati europei, la Russia e la Cina, l’Iran stesso. La preferenza degli Stati Uniti per la ‘massima pressione’ in luogo di soluzioni di compromesso svaluta la diplomazia come mezzo efficace per risolvere dispute tra Stati rivali.

In terzo luogo, Trump ha indebolito il diritto e le istituzioni internazionali. La legittimità del Jcpoa deriva dal Trattato di non-proliferazione nucleare, che proibisce all’Iran di dotarsi di armi atomiche, mentre la sua autorità discende dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha incorporato l’accordo nella risoluzione 2231. Rinnegando i suoi impegni senza giustificazione, Washington ha mandato il segnale che gli obblighi internazionali possono essere infranti ad arbitrio.

In quarto luogo, la decisione del presidente Usa ha indebolito la solidarietà transatlantica. Il Jcpoa è il risultato di più di 13 anni di continuo coordinamento tra europei e americani. Uscendone e, peggio ancora, minacciando di punire le banche e compagnie europee per i loro affari in Iran, l’Amministrazione Trump non ha mostrato alcun riguardo per gli interessi europei ed eroso la fiducia nell’Alleanza transatlantica.

In quinto luogo, ha contribuito a esacerbare le tensioni regionali. Il Jcpoa ha rimosso, almeno nel medio periodo, la prospettiva di un Iran armato di bombe atomiche da uno scenario regionale caratterizzato da forti tensioni geopolitiche. Sostituendovi la strategia di ‘massima pressione’, gli Stati Uniti hanno galvanizzato i rivali dell’Iran e ridotto l’appetito per soluzioni di compromesso a Teheran. Se l’Iran dovesse lasciare l’accordo, ci sarebbero poche opzioni diplomatiche per contenere il rischio di un’escalation militare.

In sesto luogo, la decisione di Trump ha inflitto gravi danni alla popolazione iraniana, che pure lui dice di sostenere. Riadottando sanzioni con effetto extraterritoriale, gli Stati Uniti hanno di fatto forzato un embargo sull’Iran. La combinazione di inflazione, importazioni più care, scarsità di beni (medicinali e cibo compresi), e l’impossibilità di completare transazioni iniziate prima della re-imposizione delle sanzioni ha prodotto un significativo calo del tenore di vita degli iraniani.

Garantire la sopravvivenza del Jcpoa
Il Jcpoa è troppo importante per lasciarlo morire. Eppure, nonostante le altre parti dell’accordo insistano che per loro resta valido, non hanno fatto a sufficienza per garantire la sopravvivenza dell’accordo con l’Iran sul nucleare.

Gli europei vanno lodati per la creazione di un meccanismo di facilitazione del commercio in beni umanitari, chiamato Instex. Tuttavia, è necessario che i termini di partecipazione ad Instex siano chiariti al più presto perché le compagnie private si decidano a usarlo. Gli europei devono anche creare un altro meccanismo simile che permetta le importazioni petrolifere dall’Iran e aprirne la partecipazione a Paesi terzi. Gli europei devono infine intensificare il dialogo con l’Iran su una serie di questioni regionali. Fondamentale è infine che i sostenitori del Jcpoa si coordino per evitare che le sanzioni Usa complichino la cooperazione tecnica necessaria all’Iran per continuare a rispettare l’accordo.

La cosa più importante tuttavia è promuovere negli Stati Uniti – dall’Amministrazione al Congresso fino alla comunità di esperti e i media – i meriti dell’accordo. Il ritorno degli Stati Uniti nel Jcpoa è non solo funzionale a contenere le conseguenze negative menzionate sopra. È anche necessario a ricreare una più coesa coalizione internazionale che prema sull’Iran perché limiti il programma balistico e il sostegno ai suoi alleati nella regione. A ciò si deve accompagnare un’iniziativa diplomatica che ponga le basi per la distensione regionale.

Gli europei sono stati decisivi nell’avviare il processo che ha portato al Jcpoa e possono pertanto aprire la via a un nuovo e più ampio confronto diplomatico con l’Iran. Ma perché il multilateralismo sia efficace, è necessario che gli Stati Uniti rispettino diritto e accordi internazionali.

L’appello è firmato da Nathalie Tocci, direttore IAI, Esfandyar Batmanghelidj, fondatore Bourse&Bazaar, Ian Bond, direttore di Politica estera Cer, Thanos Dokos, direttore generale Eliamep, Thomas Gomart, Direttore Ifri, Mark Leonard, co-fondatore Ecfr, Robin Niblett, direttore Chatham House, Laura Rockwood, direttore esecutivo Vcdnp, Andris Spruds, direttore Liia, Des Browne, presidente Eln, Adam Thomson, direttore Eln, Steven Blockmans, direttore di Politica estera Ue Ceps, Andrej Ditrych, direttore Iir, Michel Duclos, consigliere speciale Institut Montaigne, Charles Grant, direttore Cer, Pol Morillas, direttore Cidob, Charles Powell, direttore Real Instituto Elcano, Daniela Schwarzer, direttore Dgap, Teija Tiilikainen, direttore Fiia.  L’iniziativa è stata coordinata da Riccardo Alcaro e Shatabhisha Shetty. I firmatari hanno firmato l’Appello congiunto su base personale. Le opinioni espresse nel testo non riflettono la posizione delle loro istituzioni di affiliazione.