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Verso il voto europeo

Migranti: Francia, un tema che non scalda la campagna

7 Mag 2019 - Irene Piccolo - Irene Piccolo

Il 26 maggio nelle elezioni europee La République En Marche (Lrem) di Macron (aderente ai liberali europei del gruppo Alde) e il Rassemblement National (Rn) della Le Pen (aderente al gruppo Enf) si contenderanno la maggior parte dei seggi della Francia al nuovo Parlamento europeo. Lrem ha recuperato lo svantaggio registrato lo scorso novembre e si attesta, assieme all’Rn, intorno al 22%. Più indietro i repubblicani (Ppe) al 13%, la France Insoumise (Sinistra) e i Verdi (Green/Efa) entrambi al 7,5%, i Socialisti (Pse) al 5,5% e i sovranisti di Debout la France (Adde) al 4,5%.

Le proposte sul fronte migrazione
A tentare di rendere le elezioni europee una specie di referendum anti-migranti, sono principalmente la Le Pen e Debout la France. La prima, nel discorso di apertura della campagna elettorale, ha dedicato ampio spazio al pericolo che un’immigrazione incontrollata creasse “zone di non Francia”, dove “ci si sente stranieri nel proprio Paese, in cui le leggi della Repubblica non sono più applicate [a favore di] quelle di gang criminali o islamisti”.

Sull’altro versante, mentre Macron ribadisce la posizione piuttosto ‘moderata’ del 2017, il suo ex sfidante Hamon (lista Générations pour les Européennes, al 3,5%) chiede invece l’abolizione tout court del “meccanismo di Dublino” poiché troppo penalizzante per Italia, Spagna e Grecia, vie legali e sicure per i richiedenti asilo, revisione del sistema d’accoglienza. I repubblicani si presentano come terza via tra Lrem e Rnj, proponendo la riforma del ‘Code frontière’: controlli alle frontiere interne, domande d’asilo esaminate al di fuori dell’Ue, nessun nuovo centro d’accoglienza europeo.

I dati e la relativa tolleranza francese
I sondaggi mostrano però una Francia in cui le migrazioni non sono tra le principali preoccupazioni, in linea con il resto d’Europa dove, ad eccezione dell’Ungheria, temi prioritari sono terrorismo, ritorno del nazionalismo, crisi economica, cambiamento climatico, Russia. In Francia, il podio spetta a disoccupazione, potere d’acquisto e terrorismo (tenuto separato dalle migrazioni). Va precisato che nei sondaggi il termine “migrazioni” include gli spostamenti intra-europei, quindi sono considerati migranti anche i cittadini di uno Stato membro che si trasferiscono in un altro Stato membro.

Lo studio dei flussi (dati del censimento Insee) ha mostrato che il 29% degli ingressi annui è costituito da nativi francesi o francesi nati all’estero che si trasferiscono in Francia; tra gli stranieri, gli africani (36%) eguagliano in numero i cittadini provenienti dagli altri Stati Ue.

Il fenomeno migratorio è, a ogni modo, sovrastimato giacché ancora legato nella percezione ai flussi record del 2015: per i francesi gli immigrati presenti in Francia sarebbero circa il 18,1%, mentre le cifre ufficiali parlano dell’8,9%. Pur considerando il fenomeno in termini negativi rispetto ad alcuni settori, quali la crescita economica (54%), la coesione nazionale (64%), la sicurezza (66%), l’identità del Paese (58%), il 61% della popolazione è tuttavia a favore dell’accoglienza di chi fugge da pericoli e persecuzioni.