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Un'analisi dal punto di vista delle aziende

Libia: gli effetti dell’instabilità su petrolio e gas

10 Mag 2019 - Michele Marsiglia - Michele Marsiglia

E’ da anni ormai che continuiamo a parlare di Libia e di quote di mercato petrolifere, ma senza analizzare e preoccuparci nel dettaglio di che cosa sta causando questa continua ed altalenante instabilità politica ed economica libica. Un contesto bellico che ha sconvolto gli equilibri geopolitici del settore energetico generale e principalmente di quello dell’Oil & Gas.

Sicuramente la principale attenzione dei media, e di conseguenza la disattenzione, sta proprio nel considerare il conflitto libico come qualcosa che destabilizza un Paese, senza però esaminare nel profondo che cosa davvero provoca, oltre alle variazioni del prezzo del petrolio sui mercati internazionali. Libia, una location ricca di riserve petrolifere e di gas che compromette con la propria instabilità l’indotto energetico generale e tutte quelle aziende piccole e medie che completano ed arricchiscono la catena del valore di un settore immenso per categoria merceologica, come il nostro.

L’impatto sulle aziende italiane e su quelle medio-piccole
In Libia, proprio per l’instabilità, le nostre aziende da anni non possono più operare con tranquillità, alcune non possono più operare, altre hanno deciso che l’elevato aumento dei costi per impianti, personale e riprogrammazione dei cantieri, non poteva più essere sostenuto. Stiamo parlando non delle compagnie petrolifere che come si sa sono titolari dei permessi di esplorazione e produzione, ma bensì di tutte quelle piccole e medie imprese, denominate piccole rispetto solo alle Oil Companies, ma comunque di notevole economicità e bilancio finanziario, che completano quella catena del valore per rendere operativo un giacimento o quel famoso pozzo, il così chiamato indotto.

Si parla dei contrattisti, aziende internazionali per le diverse posizioni geografiche di sede che, a seguito della vincita di un appalto, in un arco temporale determinato, devono consegnare il lavoro finito, quel “chiavi in mano” verso la compagnia petrolifera operante.

La variabile fondamentale di questo gap da instabilità è il fattore tempo. Per continui intervalli causati da situazioni di guerriglia e messa in sicurezza dei lavoratori, per l’abbandono per diversi mesi, se non anni, delle attrezzature di un cantiere e tanti altri fattori, si protraggono i tempi di consegna con un elevato aumento dei costi e questo genera di conseguenza una elevata esposizione finanziaria aziendale. Cosa che pochi sanno, con il rischio di altissime penali per mancata consegna del lavoro che non sempre è sorvolabile dall’utente finale, ovvero l’azienda committente.

Il fattore tempo e i rischi di crisi del settore Oil&Gas
Oltre alla mancata erogazione di gas e olio, al nuovo sviluppo di giacimenti, la situazione sopra descritta è quella che fa emergere la crisi del settore dell’Oil & Gas.

Spesso si pensa che un’azienda con una diversificazione di mercato e per delle proprie strategie, in caso di difficoltà ‘momentanee’ in quel Paese o in quella regione, possa bilanciare il proprio lavoro su altre location. Bisogna anche comprendere che la complessità delle infrastrutture energetiche, come per esempio in Libia o in altri Paesi, comporta il coinvolgimento di forza lavoro e capitali molte volte per il 90% del fatturato di quell’azienda e la conseguenza, oltre principalmente all’elevata crisi aziendale, è quella che si ripercuote sui consumi.

Per ‘consumi’ non dobbiamo soffermarci solo ed unicamente sui consumi che caratterizzano quel Paese ospitante, ma abbiamo davanti una finestra di piccoli ed infiniti prodotti e servizi che, caratterizzano la vita di tutti ogni giorno. E non parlo solo di chi è impiegato nel settore dell’Oil & Gas.

Consumi, tipologie e modalità
Certo è che il consumo principale, se si parla del nostro settore, escludendo quello appena citato chiamato in gergo non-oil, è rappresentato da benzine e gasoli.

Anche se erroneamente, ogni volta che parliamo di un Paese bisognerebbe analizzare diverse variabili per decifrare l’impatto sui nostri consumi, nel nostro specifico, ovvero, quanto prodotto petrolifero arriva in Italia, quanto di quel gas o olio estratto verrà utilizzato nel nostro Paese o meglio in che modo la difficoltà di quel paese influenza le nostre dipendenze di consumi quotidiani.

Parlando di Libia, il gas e l’olio che viene prodotto in parte è destinato per accordi commerciali per uso interno. Infatti più volte i contratti vengono siglati con una formula di lavoro al 50%: parlo delle compagnie petrolifere estere che creano partnership con le aziende energetiche di quello Stato ospitante, per il coinvolgimento insieme nello sviluppo della risorsa mineraria.

La Libia nello scacchiere internazionale del petrolio
E’ giusto anche una nota su quello che Libia significa oggi sullo scacchiere internazionale dei Paesi produttori di petrolio. Un membro Opec che è appetito strategico di tanti che, come tali attendono, senza pronunciarsi, che cosa accadrà. Per poter subito dopo dare il via a quella serie di agreement politici-economici-commerciali che dettano come da copione la road-map geopolitica energetica.

Certo è che oggi come ieri la Libia, nonostante l’instabilità, rappresenta un grande patrimonio per l’Italia, non solo per quello che storicamente è stata per il nostro Paese per diversi settori merceologici ed industriali, ma principalmente per quello petrolifero italiano ed internazionale, avendo ancora riserve immense di petrolio e gas inesplorate e con alto potenziale di rendimento già appurato dagli studi geologici.

Lanciando uno sguardo dal punto più estremo della Sicilia, si può vedere e sentire l’odore di quella terra così vicina, si può nello stesso tempo purtroppo sentire anche il dolore per quello che sta avvenendo.

Come in tante situazioni che ciclicamente negli anni si sono ripetute, il Medio Oriente non è una terra facile: un Mondo che convive, almeno nel nostro settore, con la modernità di un fabbisogno di prodotto per i consumi più occidentalizzati che, però, deve tassativamente operare dove gli usi, i costumi e i contesti sono gelosamente rimasti in tempi lontani.