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Verso il voto del 28 aprile

Spagna: elezioni, gli intrecci tra i voti e il processo

4 Apr 2019 - Elena Marisol Brandolini - Elena Marisol Brandolini

A poco meno di un mese dalle elezioni politiche del 28 aprile in Spagna, i sondaggi dei vari istituti demoscopici evidenziano una sostanziale parità tra i due blocchi che si erano venuti configurando nel luglio 2018, in occasione della mozione di sfiducia a Mariano Rajoy, battuto da un’insolita maggioranza costituita dai partiti della sinistra spagnola e dell’indipendentismo e nazionalismo catalano e basco.

Il governo presieduto da Pedro Sánchez è durato appena pochi mesi, cadendo a metà febbraio 2019 sulla bocciatura della finanziaria, successiva  alla rottura del dialogo con la Generalitat catalana. Il timore di rimanere travolto dall’ascesa della nuova estrema destra di Vox e il fragile sostegno attribuitogli dal suo stesso partito hanno perciò spinto il leader socialista alla convocazione anticipata di elezioni generali, in un difficile incastro con l’altro appuntamento elettorale di maggio che in Spagna, oltre il rinnovo del Parlamento europeo, interessa l’insieme dei municipi e la quasi totalità delle Comunità autonome.

Il tutto accompagnato dalla fase dibattimentale del processo, entrato ormai nella sua ottava settimana, contro la leadership indipendentista catalana, accusata dei delitti di ribellione, sedizione, disobbedienza, distrazione di fondi pubblici, per i quali il pubblico ministero chiede pene che oscillano tra i 25 e i sette anni di detenzione.

La novità del frazionamento della destra in tre partiti
In una campagna elettorale iniziata fin dallo scorso autunno con le elezioni andaluse d’inizio dicembre, lo schieramento conservatore, che molti davano già per vincente,  mostra ora primi segnali di cedimento, dovuto a un importante arretramento del Pp, a una crescita di Ciudadanos che si va riducendo col passare dei giorni e a un arresto dell’ascesa di Vox.

Sarebbe soprattutto l’assoluta novità del frazionamento della destra in tre partiti, in un sistema elettorale pensato per un bipartitismo, che penalizza le formazioni minori, a non garantirle il raggiungimento della maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. Tanto che il presidente del Pp Pablo Casado ha fatto appello a una sorta di desistenza nelle province più piccole per non disperdere il voto, senza però riuscire a imporla.

La sinistra e il voto utile
Di voto utile parla soprattutto il partito socialista che tutti i sondaggi danno in gran rimonta, preoccupato di mobilitare al massimo il proprio elettorato e riconquistarne parte di quello perso a sinistra con Podemos e a destra con Ciudadanos. La sua è una campagna elettorale che lo ricolloca al centro della scena politica, come forza di progresso fidata e responsabile, l’unica in grado di opporsi all’avanzare dell’estrema destra che mette in discussione le conquiste delle donne e i diritti di cittadinanza. Non svela ancora le alleanze post-elettorali, preferirebbe potere contare sulle sole sue forze.

Ma Sànchez sa che gli scenari possibili sono appena tre: una vittoria piena delle destre che scioglierebbe ogni riserva di Ciudadanos a rieditare la formula andalusa del tripartito; una riedizione dell’alleanza con la sinistra e con l’indipendentismo catalan;, un patto tra Psoe e Ciudadanos ben visto da una parte dei socialisti, ma, per il momento almeno, rifiutato dal leader della formazione arancione Albert Rivera.

La variabile di Podemos
La riedizione di una maggioranza parlamentare come quella dello scorso luglio dipenderà molto dal risultato elettorale di Podemos, che i sondaggi danno in perdita di consensi. Pesano su queste previsioni le vicissitudini ultime del partito, che ha visto smembrato il proprio gruppo dirigente e rompersi relazioni politiche e personali, come nel caso di Íñigo Errejón andato a capeggiare un’altra lista per la Comunità di Madrid assieme alla sindaca Manuela Carmena.

Pesa anche, a scoraggiare l’elettorato di sinistra, l’impossibilità di riproporre le alleanze con altre formazioni in alcune Comunità autonome, che avevano contribuito a rendere dirompente nelle scorse elezioni la presenza degli eredi degli Indignati nel Parlamento spagnolo. Il segretario Pablo Iglesias, tornato alla vita politica dal suo permesso di paternità, riconosce gli errori fatti, recupera la radicalità degli inizi, denuncia l’alleanza tra potere politico, parte della polizia spagnola che si definiva ‘patriottica’ e del sistema mediatico che, nel 2016, impedì a Podemos di andare al governo, costruendo dossier falsi per screditare lui e il suo partito. E, rispetto al conflitto catalano aperto, torna a proporre la celebrazione di un referendum.

La Catalogna tema prioritario della campagna elettorale
Perché la Catalogna rimane l’argomento prioritario di questa campagna elettorale. Tra chi, come il Pp e Ciudadanos, vorrebbero un’applicazione sine die dell’articolo 155 della Costituzione di commissariamento della Generalitat, il Psoe che limita il dialogo a una lettura rigida della Costituzione e i partiti indipendentisti, che candidano i loro leader in carcere o in esilio come capilista alle elezioni di aprile e a quelle di maggio, per il comune di Barcellona e l’europarlamento. Mentre vengono proibiti i fiocchi gialli sugli edifici pubblici e l’uso di espressioni quali “prigionieri politici” ed “esiliati” è bandito nella radio e televisione pubbliche catalane.

E si ripropone l’anomalia di candidati alle elezioni impossibilitati a fare una campagna elettorale in condizioni di parità con i propri avversari. Perché fuori dal Paese o perché in carcere. Imputati nella macro-causa contro l’indipendentismo che, finora, non risulta corroborata dalle testimonianze che si succedono nella Sala Seconda del Supremo: nessuna fattura a confermare l’uso indebito di risorse pubbliche per finanziare il referendum del primo ottobre 2017, né l’esercizio di una violenza generalizzata tesa a sovvertire l’ordine costituzionale mediante una sollevazione popolare. Il processo continuerà anche nelle prossime settimane di campagna elettorale e di composizione del nuovo governo. La sentenza, dicono, si avrà nel mese di luglio.