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La vittoria elettorale di Zuzana Čaputová

Slovacchia: un’europeista presidente in un Paese di Visegrad

2 Apr 2019 - Massimo Congiu - Massimo Congiu

Con la sua vittoria nelle elezioni presidenziali in Slovacchia, Zuzana Čaputová sembra offrire una speranza agli europeisti in questo periodo di proclami e dichiarazioni di guerra da parte dei cosiddetti sovranisti. Anima ecologista e sensibilità per le minoranze, la vincitrice del ballottaggio svoltosi lo scorso 30 marzo ha dato centralità, nella sua campagna elettorale, alla lotta alla corruzione e a un approccio alla politica più in linea con i valori dell’Ue. Il risultato del voto l’ha fatta diventare il quinto capo di Stato della Slovacchia, resasi repubblica indipendente nel 1993, e la prima donna, nel Paese, ad assumere la carica.

Chi è Zuzana Čaputová
45 anni, avvocatessa, vice-presidente del partito governativo Slovacchia progressista, Zuzana Čaputová è entrata in politica solo nel 2017. Non nuova all’impegno civile che l’ha vista battersi in favore dei diritti degli omosessuali, la sua candidatura, sostenuta dal capo di stato uscente Andrej Kiska, ha prevalso su quella del suo diretto rivale, Maroš Sefčovič, vice-presidente della Commissione europea, sostenuto dal partito al potere Smer-Sd.

Sefčovič è stato membro del Partito comunista negli Anni Ottanta e oggi è impegnato a promuovere i valori cristiani e quelli della famiglia.

L’anno scorso la Čaputová aveva partecipato alle manifestazioni avvenute nel paese per l’omicidio del giovane giornalista Ján Kuciak, che indagava sui presunti legami tra il partito dell’ex primo ministro Robert Fico e la criminalità organizzata. Un omicidio che ha provocato una crisi politica in Slovacchia.

Una campagna per un cambio di direzione
Nella sua campagna elettorale la vincitrice delle presidenziali ha esortato gli elettori a lottare contro il malaffare e ha ribadito il suo impegno a ripristinare la fiducia nelle istituzioni statali. Dall’inizio della competizione è apparso chiaro che i temi centrali della medesima erano i flussi migratori e il confronto fra i valori liberali e quelli cristiani che per la Čaputová non sono in contrasto. In altre parole, la neoeletta presidentessa slovacca ha voluto comunicare agli elettori che il suo atteggiamento liberale non è in conflitto con i valori cristiani e che questi ultimi sono alla base delle sue motivazioni politiche espressi dall’amore, dal rispetto e dalla compassione verso il prossimo.

Secondo la stampa slovacca già il successo della Čaputová al primo turno era espressione della volontà dell’elettorato di cambiare la direzione del Paese. Una volontà manifestatasi chiaramente dopo l’assassinio di Kuciak. L’avvocatessa ha dato voce a questa istanza di cambiamento e di impegno contro settori della politica che minacciano lo stato di diritto e il suo tentativo di presentarsi all’elettorato come figura in grado di lottare contro gli intrecci tra mafia e politica è stato coronati da successo.

Un successo che appare in controtendenza con il clima che si respira nel Gruppo di Visegrád anche perché i promotori delle tesi sovraniste non sono approdate al ballottaggio. La Čaputová spera che quanto è accaduto il 30 marzo in Slovacchia possa costituire un buon precedente per le elezioni europee.

In questo senso i sondaggi parlano di recupero dei partiti tradizionali, ma appare sempre rilevante l’affermazione delle forze politiche populiste che fanno la voce grossa e vedono il voto di maggio come una resa dei conti con l’odiata ‘tecnocrazia’ di Bruxelles.