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Verso le elezioni europee

Migranti: Commissione europea, tempo di bilanci e prospettive

25 Apr 2019 - Francesco Luigi Gatta - Francesco Luigi Gatta

Con le elezioni europee alle porte è tempo di bilanci per la Commissione, ormai prossima alla conclusione del proprio mandato. In una recente Comunicazione, in particolare, l’istituzione guidata da Juncker si è soffermata sulle politiche migratorie, da un lato facendo il punto della situazione dei flussi, e così inquadrando lo scenario che verrà ‘lasciato in eredità’ dopo cinque anni di lavoro e, dall’altro, delineando una bozza di agenda con una serie di azioni strategiche per il futuro.

La situazione alle frontiere e le risposte immediate
 Innanzitutto la Commissione ‘fotografa’ l’attuale situazione dei flussi. Dopo l’intensa pressione migratoria su Italia e Grecia degli anni passati, è la rotta del Mediterraneo occidentale a destare la maggiore preoccupazione: la Spagna rappresenta oggi il principale canale d’ingresso irregolare nell’Unione (65.000 arrivi nel 2018: 131% in più rispetto al 2017). Quale rimedio, la Commissione ritiene prioritario il rafforzamento della sorveglianza delle frontiere, in particolare tramite la cooperazione con il Marocco e l’incremento del sostegno economico e tecnico-operativo in suo favore, così da sviluppare una “partnership più stretta, profonda e ambiziosa” anche in materia di rimpatrio dei migranti, politica dei visti e canali di migrazione legale.

Nel Mediterraneo centrale, il drastico calo degli sbarchi (meno 80% di arrivi in Italia nel 2018 rispetto al 2017) consente di concentrare l’attenzione sulla Libia e sulle drammatiche condizioni dei centri di detenzione per i migranti. Per la Commissione la situazione va affrontata seguendo una duplice direzione: da un lato, puntando a una cooperazione internazionale allargata, tale da coinvolgere l’Unhcr, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, l’Onu e l’Unione africana; e, dall’altro, fornendo un consistente sostegno economico per l’assistenza umanitaria e il supporto delle comunità locali.

Quanto al Mediterraneo orientale, nonostante gli sforzi profusi (accordo Ue-Turchia, sostegno economico, operazioni Frontex) non si placa la pressione migratoria sulle isole greche (nel 2019 più 30% di arrivi rispetto al 2018). Se la Commissione assicura il sostegno alla Grecia anche per il futuro, nel contempo richiama le autorità elleniche a sviluppare con urgenza un sistema di asilo credibile ed efficace, basato su un quadro normativo coerente e sostenuto da un adeguato apparato amministrativo.

Infine, viene affrontato il tema della chiusura dei porti e dello sbarco di migranti dalle navi umanitarie. La Commissione sottolinea che gli episodi delle navi umanitarie bloccate nel Mediterraneo, con decine di persone (tra cui minori) lasciate a bordo per giorni a fronte del rimbalzo di responsabilità tra gli Stati membri, minano la coerenza e la credibilità del sistema europeo di asilo. Per il futuro, quindi, si propone di sviluppare un meccanismo europeo di assistenza e gestione degli sbarchi basato sulla solidarietà tra Stati.

Quattro pilastri per una gestione efficace della migrazione
La Commissione si concentra poi su quattro ‘pilastri’ costituenti la base della futura strategia dell’Ue in ambito migratorio, sostanzialmente riprendendo l’impostazione a suo tempo adottata nell’Agenda europea sulla migrazione del 2015: riduzione degli incentivi alla migrazione irregolare; rafforzamento della sicurezza alle frontiere; miglioramento del sistema comune d’asilo; migrazione legale.

Quanto alla prima area d’intervento, la Commissione sottolinea che l’azione di contrasto ai flussi irregolari non può prescindere da una cooperazione multilaterale e multisettoriale con i Paesi africani. Puntualizza quindi che, a partire dall’istituzione del fondo fiduciario per l’Africa nel 2016, oltre 4.2 miliardi di euro sono stati messi a disposizione in progetti di dialogo e partnership e, per il futuro, auspica di estendere la collaborazione anche a settori che possono indirettamente influire sulla migrazione, come agricoltura, energia, sviluppo sostenibile, investimenti.

Altro pilastro su cui la Commissione insiste è il rafforzamento dei controlli alle frontiere. Per ottenere frontiere sicure, tecnologiche e ben sorvegliate è necessario potenziare l’Agenzia europea di frontiera e guardia costiera – nata nel 2016 in sostituzione di Frontex – dotandola di proprie risorse umane e tecniche, nonché di maggiori poteri e più ampia libertà d’azione.

In questo senso, gli auspici della Commissione sembrano destinati a concretizzarsi, dal momento che, a seguito della proposta di riforma  presentata nel settembre 2018, a fine marzo Parlamento europeo e Consiglio dei Ministri dell’Ue hanno raggiunto un accordo politico per il rafforzamento dell’agenzia. Punto chiave della riforma è l’istituzione di un corpo permanente di 10.000 guardie di frontiera entro il 2027, di cui l’agenzia potrà disporre in autonomia e con maggiori poteri esecutivi, così da sostenere gli Stati membri ogniqualvolta e ovunque necessario.

Le energie politiche (ed economiche) investite in tale riforma, nonché le tempistiche dell’iter di sua approvazione, dimostrano chiaramente la priorità del rafforzamento dei controlli di frontiera. Non altrettanto può dirsi invece per il processo di riforma del sistema comune d’asilo, avviato nel 2016 ma arenatosi su un binario morto. La Commissione, pur mostrandosi consapevole delle problematiche strutturali del sistema Dublino, come l’insufficiente armonizzazione dei sistemi nazionali e la mancata attuazione del principio di solidarietà, si spoglia di ogni responsabilità, sottolineando di aver avanzato tutte le proposte necessarie per superare le criticità. Riformare Dublino, pertanto, sarà compito della prossima Commissione.

Infine, anche con riguardo all’ultimo ‘pilastro’ della migrazione legale, di fronte alla pochezza dei risultati raggiunti, la Commissione Juncker rivendica le proprie proposte di riforma (tra le altre, l’istituzione di un quadro europeo di reinsediamento), le quali, tuttavia, si sono scontrate ancora una volta con la mancanza di volontà politica per la loro attuazione.

Bilancio e prospettive
L’istituzione guidata da Juncker, in definitiva, difende il proprio operato e rivendica i successi ottenuti: la drastica riduzione dei flussi (150.000 arrivi nel 2018: 90% in meno rispetto al picco del 2015), la lotta al traffico di migranti, le ingenti risorse economiche messe a disposizione per aiuti umanitari e sostegno allo sviluppo nei Paesi africani. Di fronte a una pressione migratoria senza precedenti, negli ultimi anni l’Europa ha affrontato sfide inedite e complesse, alla luce delle quali i risultati raggiunti dall’Ue assumono ancor più rilievo, sottolinea la Commissione.

Tuttavia, nonostante il superamento del culmine della crisi e il netto calo nei numeri dei flussi dovuto alla ‘securitizzazione’ delle frontiere europee, serie e strutturali questioni restano aperte, come la riforma del protocollo di Dublino, la solidarietà tra Stati membri e l’assenza di un sistema organizzato di canali di accesso legale alla protezione internazionale nell’Ue: nodi che dovranno necessariamente essere affrontati dalle istituzioni europee che s’insedieranno dopo le elezioni.

La migrazione, infatti, è destinata ad avere un peso predominante nell’agenda politica dei prossimi anni. Ciò sembra confermato dai risultati dell’ultimo Eurobarometro (dicembre 2018), secondo il quale il 40% dei cittadini europei considera la migrazione come la principale questione da affrontare da parte dell’Ue, nettamente più del terrorismo (20%) e della situazione economica (18%).

Per trovare soluzioni efficaci saranno necessari coesione, unità d’intenti e, soprattutto, il superamento dell’attuale approccio individualistico e emergenziale alle questioni migratorie, in favore di soluzioni strutturate, condivise e lungimiranti. Se ciò sarà possibile, lo diranno innanzitutto i cittadini europei nelle elezioni di maggio.