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'Success story' tra uova e sorprese

Ferrero, ovvero la geopolitica (positiva) del cioccolato

18 Apr 2019 - Diego Bolchini - Diego Bolchini

I dati diffusi dall’Istat a febbraio sul rallentamento industriale italiano (in termini di fatturato e ordinativi) hanno destato dibattiti e comprensibili apprensioni. Cui si sono sommate le reazioni al rating attribuito all’Italia dall’agenzia Fitch (BBB con outlook negativo) e alle valutazioni europee relative agli squilibri macroeconomici. Se questo è vero a livello macro, a livello micro appare tuttavia anche il caso di evidenziare talune persistenti ‘luci’ italiche. Tra queste, una menzione particolare merita il caso Ferrero.

Sempre nel mese di febbraio, infatti, è stato approvato il bilancio della storica azienda dolciaria di Alba relativo all’esercizio sino al 31 agosto 2018. Questo ha fatto registrare un fatturato consolidato di 10,7 miliardi di euro, con un incremento del 2,1% rispetto all’anno precedente. Nonostante le incertezze e i rallentamenti dell’economia globale, il gruppo è stato cioè in grado di consolidare ed incrementare le proprie performance durante il biennio 2017/2018.

Tra diplomazia, cacao e università
L’ambasciatore Francesco Paolo Fulci, già rappresentante permanente all’Onu e segretario del Cesis, ovvero dell’organismo che si occupava del coordinamento dei servizi informativi italiani, è dal 2011 presidente della Ferrero. L’azienda italiana, nata come semplice pasticceria locale e convertitasi in impresa solo nel 1946, vanta oggi un altissimo profilo reputazionale.

Oltre al core business rappresentato dal mondo del prodotto dolciario in sé, l’azienda nel 2018 ha anche supportato il lancio di un master universitario in Scienze e Tecnologie alimentari per la Nutrizione umana”, promosso dall’Università degli Studi di Torino con il contributo della Fondazione Ferrero. Il corso è svolto totalmente in lingua inglese.

Una storia per prodotti
Nel trentennio 1960-1990 si situa una incredibile esplosione creativa di nuovi prodotti. Dapprima con la crema Nutella (1964), immortalata e ‘ingigantita’ cinematograficamente da Nanni Moretti nel film Bianca (1984). Poi arrivano le praline Pocket Coffee (1968) e gli ovetti Kinder sorpresa (1974), quest’ultimo forse uno dei maggiori successi dell’azienda. Nonostante il divieto di esportazione negli USA in ragione di un Federal Food Act del 1938 che impedisce tuttora di introdurre materiale non commestibile all’interno di generi alimentari sul suolo a stelle e strisce.

Si passa poi alle barrette Kinder Cereali (1976) e all’altro grande successo rappresentato dai Ferrero Rocher (1982), che poco più di dieci anni fa, nel 2008, balzarono agli onori della cronaca internazionale per una sentenza di condanna inflitta ad una società produttrice di cioccolatini ‘copia’ dei Rocher.

Tra proiezione internazionale e attenzione sociale
Sul piano dei successi extra-nazionali, nel 1956 fu inaugurato uno stabilimento di produzione in Germania e un secondo poco dopo in Francia. Oggi Ferrero è una realtà globale, presente anche in aree come Sud America, Sud-Est Asiatico e Australia. Evidenziando ancora una volta come il settore alimentare sia uno dei settori di punta della nostra economia (assieme a aerospazio, chimico-farmaceutico, meccanica e comparto automobilistico). Affiancando altre eccellenze, forse più al centro dell’attenzione mediatica, come Leonardo, Eni o Fincantieri.

La proiezione e l’influenza internazionale della Ferrero si è estesa sempre di più negli ultimi anni. Nel 2015 viene acquisita Thorntons, azienda dolciaria specializzata in prodotti a base di cioccolato fondata nel 1911 nel Regno Unito. Nel 2018 la Ferrero rileva le attività di Nestlé negli Stati Uniti per 2.8 miliardi di dollari, acquisendo la titolarità sul mercato americano di diversi marchi locali. Permane parallelamente a questa espansione un forte senso sociale aziendale, dal retrogusto quasi ‘olivettiano’, che ha visto da ultimo la realizzazione di una scuola dell’infanzia per i figli dei dipendenti, dopo una esperienza decennale di nido.

Conclusioni
La Ferrero, in definitiva, appare uno stimolante caso su cui riflettere per sostenere traiettorie di sviluppo del sistema produttivo nazionale anche in segmenti a competitività ‘non convenzionale’. Dotata oggi di un organico di oltre 30.000 dipendenti, le performance del marchio dimostrano come un approccio originale e di qualità possa ben attraversare le frontiere della diversità culturale e vincere alcune sfide globali del XXI secolo.

Con prodotti e immagini aziendali che dialogano con culture diverse, valorizzando le differenze e le connessioni esprimibili. Parafrasando le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pronunciate all’inaugurazione dell’anno accademico della Luiss, casi e success story come quelli della Ferrero possono forse essere anche di “insegnamento per i nostri tempi in cui emergono tentazioni di chiusura in sè stessi, per individui, per gruppi sociali, per realtà nazionali”.