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Da Maria Weber a Xi Jinping

Cina: vele verso la Luna e incognite sulla Terra

1 Mar 2019 - Diego Bolchini - Diego Bolchini

Nel mese di marzo ricorreranno dieci anni dalla morte di una delle maggiori studiose della Cina che l’Italia abbia avuto, Maria Weber, e si realizzerà contestualmente la prima visita di Stato a Roma del presidente cinese Xi Jinping, dieci anni dopo la visita di Hu Jintao realizzatasi nel giugno 2009. La doppia ricorrenza offre l’occasione per fare un punto sulla galassia cinese e sul suo studio, tra itinerari del passato e possibili proiezioni al futuro.

Storie intrecciate tra Firenze e Pechino
Maria Weber nasceva nella Firenze del 1951, due anni prima dell’attuale presidente Xi – nato a Pechino nel 1953 – e appena due anni dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese da parte di Mao. Il ‘grande timoniere’ nel decennio successivo costruirà un sistema autoritario, rispecchiante per certi versi l’antico sistema imperiale, anche in relazione alla strutturazione burocratica del Paese.

Nel 1975 Maria Weber ottenne la laurea in scienze politiche e sociali alla ‘Cesare Alfieri’ presso l’Università di Firenze, con una tesi sulla cultura politica cinese in prospettiva comparata. Due anni dopo la sua proclamazione accademica, nel 1977, dall’altra parte del mondo Deng Xiaoping lanciava un programma di modernizzazione economica rivoluzionario. Venivano create le zone economiche speciali con apertura agli investimenti stranieri: tra il 1979 e il 1991 il Pil reale annuo cinese crescerà a un tasso medio dell’8,6%.

Nel 1989, al tempo di fatti di Piazza Tienanmen, la Weber ottiene una seconda laurea in psicologia. Questo affinerà la sua sensibilità analitica rispetto ai comportamenti individuali e collettivi della Repubblica Popolare in relazione all’etica confuciana e alle sue specificità quali lo spirito di appartenenza/adesione familiare e il senso dell’armonia sociale, all’epoca messo a dura prova da quegli eventi.

Nel 1996 Maria Weber pubblica con le edizioni Olivares di Milano il pionieristico testo “Vele verso la Cina”, frutto di una indagine penetrante nell’economia cangiante del Paese asiatico. Sarà premiato come ‘Global business book’ da parte del Financial Times di New York nel 1997. La compianta studiosa toscana si trasferisce dieci anni dopo in Cina e vi permane sino al giugno 2008 come direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino presso l’Ambasciata d’Italia nella Repubblica Popolare, lasciando il Paese asiatico appena due mesi prima dell’apertura dei Giochi della XXIX Olimpiade.

L’odierno dibattito multilivello
Quello che è accaduto negli ultimi dieci anni è cronaca relativamente recente. Nel 2013, Xi Jinping viene eletto presidente, mantenendo la carica di segretario del Partito e quella di presidente della Commissione militare centrale. Oggi la narrativa odierna sul Paese è in larga parte incentrata attorno alla Nuova via della seta e alle sue implicazioni in termini di reti infrastrutturali fisiche, la cosiddetta ‘hard infrastructure’.

Non andrebbero tuttavia sottostimate oggi considerazioni ‘soft infrastructure’ di tipo immateriale-culturale. La Cina viene da un lunghissimo periodo di nichilismo giuridico. Oggi sta evolvendo in un sistema misto di economia statale e privata, in una progressiva acquisizione di elementi di civil law, con l’introduzione a livello civilistico di concetti esogeni rispetto alla cultura giuridica locale come la proprietà, l’usufrutto, la proprietà intellettuale.

Significativamente nel 2017 l’Università “La Sapienza” di Roma ha inaugurato un Centro di studi giuridici italo-cinese, incardinato presso il dipartimento di scienze giuridiche dell’ateneo, e in prospettiva 2020 è attesa la definizione del primo codice civile.

In questo contesto stratificato e multilivello di piani di analisi e di osservazione, l’apertura al e del mondo asiatico vede emergere molteplici domande, riflessioni su potenziali opportunità e su ‘posizionamenti’ rispetto ai canonici e tradizionali quattro assi di riferimento nazionali, ovvero Ue, Nato, Mediterraneo allargato e multilateralismo puro.

Qual è il futuro per la Cina?
Rispetto a queste nuove ibridazioni dinamiche e diacroniche – che vedono ad esempio giovani studenti cinesi dotati di smartphone con potenti processori studiare latino giuridico antico all’ombra del Colosseo – non possono essere sottaciuti gli stessi sviluppi tecnologici della Cina. A gennaio di quest’anno si situa l’esplorazione a mezzo sonda del lato oscuro lunare, mentre attorno al 2020 è atteso il completamento a livello globale di BeiDou2 (prima noto come Compass), il sistema di posizionamento satellitare sviluppato dalla Repubblica popolare cinese. È infine di febbraio 2018 la notizia del positivo lancio di un satellite da rilevazione sismica frutto della cooperazione spaziale bilaterale tra i due Paesi.

A fronte di questo vorticoso caleidoscopio di immagini spaziali e di palazzi celesti, saprà la Cina superare in modo agevole gli stress test terrestri che paiono attenderla nel prossimo futuro di medio termine? L’ineludibile invecchiamento della popolazione e la relativa chiusura della propria finestra di opportunità demografica di qui al 2030, l’inquinamento ambientale così come l’instabilità di aree come lo Xinjiang e quelle del confinante Afghanistan si assommeranno alle attuali difficoltà di gestione del rapporto commerciale – e in futuro forse egemonico – con gli Usa?

Anche la Luna forse guarda Pechino desiderosa – se non anche impaziente – di risposte conclusive e rassicuranti su questi argomenti intrisi di complessità. Ben sapendo che ogni strategia di azione, seppur informata da una attenta analisi ex ante, ha pur sempre come oggetto una realtà adattiva e mutevole, in perenne riflessione biunivoca tra ideazione e fattualità.