IAI
Lo spazio e il ruolo dell'Europa

Galileo: a che punto è un top programma spaziale europeo

25 Feb 2019 - Alfredo Roma - Alfredo Roma

Dallo spazio ormai si governa la maggior parte delle attività di Terra mare e cielo. Basta pensare alle telecomunicazioni, radio, televisione, navigazione aerea, navigazione marittima, controllo dei treni, controllo dei movimenti di persone o mezzi di ogni tipo. Il nostro smartphone, attraverso i satelliti, ci dice in quale parte del mondo siamo, ci guida nei percorsi stradali, ci permette di attivare e pagare una sosta nei parcheggi, di inviare messaggi e foto, di ascoltare le web radio, di seguire il nostro trekking, di vedere l’immagine di una strada e di un negozio, solo per indicare alcuni dei servizi possibili. Tutto via satellite, ma per molti di questi servizi siamo spesso legati a satelliti americani, come quelli del Gps (Global Positioning System). Con Galileo, non sarà più così.

Dall’Esa a Galileo e Copernicus, la presenza spaziale europea
Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Europa ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle attività spaziali. Fin dagli Anni 50 del secolo scorso Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna hanno sviluppato attività spaziali attraverso le loro agenzie, ma è solo con la costituzione dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) che queste attività hanno trovato una strategia comune che ha ottimizzato i rendimenti degli investimenti effettuati. Già verso la fine degli Anni 40 e 50, l’integrazione europea negli sviluppi scientifici e tecnologici era nell’aria. Dobbiamo soprattutto al fisico Edoardo Amaldi (uno dei ragazzi di Via Panisperna) e al francese Pierre Auger i primi passi verso la creazione di una significativa presenza europea nello spazio. A Edoardo Amaldi si deve anche la creazione dell’Esa e del Cern di Ginevra.

L’Esa fu costituita nel 1964. Ora ne fanno parte 22 Stati. Oltre ai principali Stati dell’Unione europea (Ue), sono membri anche Norvegia, Svizzera e Canada. L’Esa ha vari centri in Europa, tra i quali l’Esrin con sede a Frascati. All’Esa si deve lo sviluppo di molti progetti spaziali come la Stazione Spaziale Internazionale (Iss), varie missioni verso i corpi celesti, il veicolo di trasferimento spaziale Edoardo Amaldi (Atv) e i due grandi progetti spaziali recenti: Galileo e Copernicus. Il primo è il sistema europeo di posizionamento e navigazione satellitare globale, simile al Gps americano, il secondo il sistema europeo di osservazione della Terra. Entrambi sono basati su una costellazione di satelliti in orbita spaziale.

L’Unione europea ha acquisito competenza in materia di politica spaziale con il Trattato di Lisbona. In particolare, l’articolo 189 del TFUE invita l’Unione ad elaborare una specifica politica spaziale europea al fine di promuovere il progresso tecnico e scientifico e la competitività industriale. Le recenti comunicazioni sulla politica spaziale dell’Ue confermano il pieno sostegno ai due maggiori progetti spaziali: Galileo e Copernicus finanziati con miliardi di Euro da parte dei tax-payers europei attraverso l’Esa e l’Ue.

Il programma Galileo
Il programma Galileo fu avviato ufficialmente il 26 maggio 2003 con un accordo tra l’Unione europea e l’Esa. Diversamente dal sistema Gps, sviluppato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America (che si riserva il diritto di ridurre la copertura del segnale o la sua accuratezza o di sospendere del tutto il servizio in qualunque momento), Galileo è nato come sistema civile rivolto principalmente al settore civile-commerciale.

Tuttavia, Galileo comprende anche i Public Regulated Services (Prs), servizi riservati alle autorità governative per un utilizzo destinato alla difesa e sicurezza nazionale. In questo caso il segnale è criptato e protetto da interferenze ostili (jamming e spoofing). Nel novembre 2007 si giunse finalmente all’accordo finale per il finanziamento ultimo e l’affidamento all’Esa degli appalti per la costruzione dei satelliti, superando gli ostacoli posti dal Regno Unito che preferiva affidarsi al sistema Gps americano per ragioni politiche. Ma proprio per non dipendere dal sistema Gps l’Ue volle il suo sistema Gnss (Global Navigation Satellite System), cioè Galileo.

I sistemi di controllo e la governance di Galileo
Dal 2008, dunque, è iniziata la costruzione e il lancio dei satelliti in orbita. Attualmente la costellazione di Galileo è formata da 26 satelliti che coprono quasi tutta la Terra. Ad esso si affianca dal 2009 Egnos, un sistema basato su tre satelliti che aumentano e migliorano il segnale del Gps americano completandoli con un segnale di integrità, per servire principalmente il settore dell’aviazione civile.

Il 12 luglio del 2004, l’Ue costituì la Galileo Supervisory Authority, evolutasi poi nel 2014 in European Gnss Agency (Gsa), l’Agenzia europea che ha come scopo principale quello di mantenere un elevato livello di servizio dei due sistemi: Galileo ed Egnos. Il controllo dei satelliti, delle loro orbite e del segnale viene effettuato da tre centri di controllo (Gcc) uno dei quali è basato al Fucino sotto il controllo di Telespazio. Gli altri due sono in Germania e Spagna.

Il mercato potenziale di Galileo
Considerando che chiunque utilizzi uno smartphone è di fatto un utilizzatore di servizi di navigazione satellitare, e che nel 2017 circolavano al mondo cinque miliardi di cellulari, l’impatto dei sistemi satellitari sull’economia europea è sicuramente più grande di quanto si possa immaginare. I sistemi di navigazione satellitare sono il cardine attorno al quale ruota un mercato (incluso hardware, software e servizi aggiuntivi) che si prevede toccherà i 268 miliardi di euro nel 2025.

Ma l’impatto dei sistemi di navigazione satellitare va ben oltre, generando numerosi benefici, ad esempio rendendo più sicuro ed efficiente il trasporto aereo, marittimo e ferroviario, ottimizzando le risorse in agricoltura e sostenendo il cosiddetto “smart-farming”, oppure riducendo i tempi dei servizi di pronto intervento come il 118, o il 112 che sarà quello europeo.

È già funzionante anche il servizio di Chiamata Automatica di Emergenza Europeo che include un’accurata localizzazione del veicolo in caso di incidente.  Infatti, la legislazione europea eCall richiede che ogni nuovo modello di auto omologato da aprile 2018 per essere venduto nell’Unione deve avere a bordo un sistema eCall che fornisca la posizione al centro di emergenza utilizzando una soluzione che include Egnos e Galileo. Quindi i sistemi hanno normalmente Gps (corretto da Egnos) e Galileo.

In futuro si prevede l’utilizzo dei servizi di Galileo anche per i veicoli a guida autonoma come i droni, che già utilizzano il Gps americano. È in progetto anche l’integrazione dei segnali satellitari emessi da altri sistemi, come il Glonass russo e il cinese Compass-Beidou.

I terminali Galileo sono già in vendita in diversi settori, anche grazie a tutte le azioni della Gsa per preparare il mercato e gli utenti. Complessivamente, a fine 2018, risultavano 600 milioni di utenti Gnss, cioè Galileo Gps, Glonass o altre costellazioni di sistemi con una copertura regionale come quello giapponese o quello indiano.

I servizi disponibili
Ci sono ad oggi molte applicazioni che utilizzano Galileo, sia nei sistemi operativi Android che in quelli Apple. Non sempre però è facile rendersene conto. Nel caso di Apple, il dispositivo non permette di vedere quali satelliti sono in un certo momento utilizzati per calcolare la posizione, quindi l’utente non sa se sta utilizzando Galileo anche se lo sta facendo.

Chi invece ha un telefono Android può scaricare molte applicazioni che già mostrano i satelliti in vista e i segnali utilizzati, inclusi ovviamente quelli Galileo. La Gsa ha appena lanciato una gara per sviluppatori di applicazioni che si chiama MyGalileoApp e offre interessanti premi a giovani sviluppatori e imprenditori per sviluppare tante nuove applicazioni Galileo per gli smartphones.

Le azioni necessarie per il suo posizionamento nel mercato
In conclusione il sistema Galileo offre una serie infinita di servizi di altissimo valore economico, ma la sua diffusione e il suo utilizzo non hanno ancora espresso tutto il potenziale. E il sistema è poco visibile al grande pubblico. Anche grazie agli sforzi della Gsa si stanno facendo passi da gigante. Ma l’Ue – che ha investito alcuni miliardi di euro in questo progetto – dovrebbe ora investire maggiormente nello sviluppo del settore downstream per valorizzare Galileo all’interno delle soluzioni multi costellazione che hanno preso piede in questi anni e che utilizzano i vari sistemi Gnss. Questo è ancora più importante ora che Galileo offrirà i suoi differenziatori, come l’autenticazione e l’alta precisione che lo renderanno ancora più competitivo a livello internazionale.

(E’ possibile verificare se uno smartphone (o qualsiasi altro strumento che utilizzi la navigazione satellitare) usa Galileo, collegandosi a https://www.usegalileo.eu/IT/, un database aggiornato che raccoglie tutti i dispositivi che utilizzano Galileo.