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Dopo la visita del papa ad Abu Dhabi

Cristianesimo/Islam: il dialogo continua tra luci e ombre

12 Feb 2019 - Emmanuela Banfo - Emmanuela Banfo

In “Not in God’s Name” il rabbino e teologo  Jonatham Sacks ci ricorda che ebraismo, cristianesimo e islam “si definiscono come religioni di pace e tuttavia tutte e tre hanno dato origine alla violenza in alcuni momenti della loro storia”. A osservare la folla oceanica che ha partecipato alla messa celebrata da Papa Francesco nello Zayad Sports City di Abu Dhabi, ci sarebbe da sperare che le pagine buie della storia dei tre monoteismi fratelli siano state scritte una volta per sempre e che non si aggiungeranno altri capitoli di sangue.

L’avanzamento del dialogo interreligioso
Nel contesto della Global conference of human fraternity, organizzata dal Consiglio musulmano degli anziani nell’ Anno internazionale della Moderazione, a cui hanno partecipato 700 rappresentanti di diverse religioni, il pontefice e Ahamad al-Tayyb, imam di al-Azhar, centro universitario teologico (sunnita) del Cairo, hanno firmato un documento sulla fratellanza umana.

Il sito d’informazione del Pd ha addirittura gridato al miracolo e tutti i grandi media italiani e internazionali hanno sottolineato la portata storica dell’iniziativa. Letta come pietra miliare di un faticoso ma inarrestabile processo di dialogo inter-religioso, sicuramente è una stella polare a cui guardare per fare delle religioni “l’antidoto all’odio e in particolar modo al flagello del razzismo”. Questa la dichiarazione di Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec).

I passi falsi dell’imam al-Tayyb
Ma alcune considerazioni sono doverose proprio nell’ottica di vedere in quel documento non un fine, ma un mezzo per proseguire su un cammino comune. Intanto non possiamo dimenticare che Ahamad al-Tayyb è figura molto ambivalente.

Da un lato acerrimo nemico dell’Isis e dei Fratelli musulmani, dall’altro più volte al centro di polemiche per i suoi attacchi a Israele tanto da essere accusato di anti-semitismo, cosa che nel 2015 costrinse Laura Boldrini, presidente della Camera, a revocare una sua lectio magistralis a Montecitorio. Per non parlare di alcune sue dichiarazioni sul diritto dei mariti a picchiare le donne.

Si aggiunga lo strappo con il Vaticano di Benedetto XVI, reo, agli occhi del grande imam, di avere sollecitato nel gennaio 2011, poco dopo l’attentato ai copti di Alessandria, misure efficaci per proteggere le minoranze religiose. Strappo ricucito da Bergoglio, che ha incontrato al Tayyeb tre volte prima del meeting degli Emirati: altro che ‘miracolo’, piuttosto una lenta ritessitura.

L’ebraismo lasciato in secondo piano?
È vero anche che fu tra i 138 musulmani firmatari della lettera allo stesso Papa Benedetto XVI dopo la sua lezione a Ratisbona nel 2006, lettera dove si posero le basi del documento sottoscritto ad Abu Dhabi.  Però come dare torto a Gabriel Levi, che in questi giorni, sulle pagine della Stampa, ha notato come nel triangolo fra le tre religioni monoteiste manchi Abramo?

Ogni riflessione cristiano-islamica resta incompleta se non si riconoscono gli eredi del Patriarca. Non gli unici eredi, certo, perché c’è anche la discendenza di Ismaele e Gesù che ha dato ai gentili diritto d’accesso all’eredità.

Ma proprio quelli che provengono da Isacco, quelli che strinsero l’alleanza con Dio attraverso Mosè, sì, insomma, gli ebrei, quelli chiamati per primi a vocazione, non perché se ne facessero un privilegio, ma per portare a Dio tutti i popoli. Come parlare di pace se si escludono gli ebrei e il loro mito fondatore e identitario, la terra promessa, la terra d’Israele?

L’islam moderato in cerca di rispettabilità
Le prove di dialogo, dunque, che hanno dato prova brillante ad Abu Dhabi, non possono essere lette solo in chiave religioso-teologica. In questo momento è forte in Egitto come negli Emirati Arabi Uniti il desiderio di accreditarsi davanti al mondo, ma in particolare all’Occidente, come nazioni moderne, democratiche, sicure, politicamente affidabili, rispettose dei diritti umani e delle libertà individuali, in grado di respingere il terrorismo.

Ancora di più per gli Emirati in vista di Expo 2020. E l’ Università di Al Azhar è lì a fornire le credenziali di un islam pacifico, tollerante, umano. Tutto questo a dispetto dei report di Amnesty International, nient’affatto rassicuranti nel registrare violazioni e soprusi di ogni genere. Inoltre fa fatica a decollare l’idea di uno Stato laico, equidistante da ogni confessione religiosa.

Fa fatica a realizzarsi a pieno in Italia, dove ancora esiste la legge sui “culti ammessi” di stampo fascista, figuriamoci in Paesi retti dal connubio religione-Stato! Negli Emirati l’Islam è religione di Stato, nonostante nella Costituzione si sancisca la libertà di culto e la parità di diritti tra tutti i cittadini.

Non è secondario sottolineare, infine, come il Vaticano sia impegnato in prima linea nella protezione delle minoranze cristiane nei Paesi arabi e che sia oggi una delle poche voci autorevoli del panorama geo-politico globale.

Si sta formando un asse cattolicesimo romano-islam? Si spera non sia così. Ad Abu Dhabi il pluralismo religioso era rappresentato ampiamente e una polarizzazione tra due big andrebbe a discapito di quel pluralismo e di conseguenza, a lungo termine, della pace.

Si tratta, inoltre, di due grandi religioni che proprio sulla parità dei diritti hanno ancora molti passi da fare. Pensiamo, soltanto, al sacerdozio femminile. Come predicare la parità quando non l’applichiamo in casa nostra?  Più in generale, merita una particolare annotazione la reazione del mondo politico italiano, almeno di una gran parte, all’evento di Abu Dhabi.

Il ruolo politico delle grandi religioni
Possibile che ci sia tanto interesse per le chiese, le religioni, le teologie, le convention ecumeniche, inter-religiose?  I media hanno rilevato indubbiamente una notizia, una ‘prima volta’. Ma i politici?

Da tempo il Papa è vissuto più come leader politico e la vicenda di Abu Dhabi rafforza questa immagine da parte di coloro che sono a corto di leadership.  Delegare a una chiesa, anzi alla Chiesa con la C maiuscola il discorso politico contiene due limiti: per la chiesa contribuisce a affievolire la voce profetica e a innalzare il volume di quella istituzionale; per la politica porta a cercare surrogati alla propria mancanza di idealità, di prospettiva, di progetto storico.

Le violazioni dei diritti umani negli Emirati
D’altra parte, la diplomazia vuole che, in consessi di menti illuminate come è stato quello nello Zayed Sports City, si taccia sulle molte contraddizioni di una federazione di sette Stati dove l’ 80% dei lavoratori sono immigrati le cui condizioni di lavoro e di vita sono state spesso denunciate come ‘nuove schiavitù’ dagli osservatori internazionali.

Si taccia sul fiorente mercato delle armi – in crescita dall’Italia agli Emirati. Risuonano le parole del profeta Geremia, alla vigilia della deportazione degli ebrei in Babilonia: “Essi curano alla leggera la piaga del mio popolo; dicono: ‘Pace, pace’, mentre pace non c’è”.