IAI
Luoghi comuni ed errori fattuali

Ue: la Commissione europea è un’Istituzione politica

20 Gen 2019 - Vincenzo Guizzi - Vincenzo Guizzi

Sono stato indotto a scrivere queste brevi note dalle ricorrenti affermazioni in vari ambienti sulla connotazione della Commissione europea come organo tecnico. Certo, molto dipende dalla persistente scarsa conoscenza (dopo 65 anni dal suo avvio) del processo di integrazione europea. Che uomini politici, ‘scettici’ o addirittura contrari ad esso, affermino che la Commissione sia un organo meramente tecnico può essere comprensibile. Ma tale opinione è dettata da considerazioni strumentali tendenti a ridimensionare l’importante ruolo che la Commissione è chiamata a svolgere.

Il ruolo della Commissione nei 65 anni trascorsi
Va ricordato, a chi non ha memoria, che la Commissione nella prima Comunità, la Ceca, aveva, come Alta Autorità, anche un potere normativo primario (accanto a quello di esecutivo) e che, sia pure in termini ridotti, lo conserva anche nei Trattati vigenti.

E’ vero che la storia della Comunità, prima, e dell’Unione, poi, mostra che non sempre la Commissione è stata all’altezza del ruolo che sin dall’inizio i Trattati le hanno assegnato. Ma, come è stato affermato, “la storia cammina sulle gambe degli uomini” e non si può negare che con alcuni presidenti la Commissione ha svolto appieno la funzione di “motore”. come il suo ruolo di Istituzione veniva definito sin dall’avvio delle prime Comunità, nell’ambito della struttura istituzionale delle stesse e, successivamente, dell’Unione.

Si può negare che la Commissione presieduta da Hallstein, Delors o Prodi, per citare alcuni tra i presidenti più attivi, abbia svolto un ruolo altamente politico e propulsivo? La Commissione, con il suo potere di iniziativa e di controllo è stata al centro dell’attività dell’Europa comunitaria, esercitando una sorta di  “regia”in seno alla generale struttura istituzionale.

La Commissione “motore” dell’Unione
Negli Anni ’60 la Commissione presieduta da Walter Hallstein esercitò appieno la sua funzione propulsiva, di “motore”, spingendo i governi ad anticipare al 1° luglio 1968 la realizzazione  dell’Unione doganale, prevista a partire dal 1° gennaio 1970,  che rappresentava il primo nucleo nello sviluppo della Comunità (l’art. 23 del Trattato Cee affermava che la Comunità era “fondata sull’Unione doganale”).

L’infaticabile azione del presidente Jacques Delors a partire dal 1985 (anche con le proposte del Comitato da lui presieduto e di cui faceva parte Tommaso Padoa Schioppa) dette l’avvio all’Unione monetaria, che ebbe un riconoscimento normativo nel Trattato di Maastricht del 1992.

Il presidente Romano Prodi completò, a cavallo tra gli Anni ’90 e 2000, quel ‘trittico’ (completamento, rafforzamento, ampliamento)  definito nel lontano vertice dei sapi di Stato e di governo, tenuto all’Aja nel dicembre 1969, con l’ingresso nell’Unione di 10 nuovi Paesi (otto dell’Europa centro-orientale, più Cipro e Malta).

Una lunga serie di attacchi e le differenze odierne
Anche in passato sono stati frequenti gli attacchi alla Commissione volti a ridimensionarne il ruolo. Basta ricordare il tentativo di De Gaulle di trasformare la Commissione in un segretariato alle dipendenze dei governi (in particolare nei progetti degli Anni ’60, Fouchet-Cattani, di politica estera comune) e l’atteggiamento non dissimile del Regno Unito.

La differenza rispetto al passato sta nella diffusione degli attacchi alla Commissione e, più in generale all’Unione europea nel suo insieme, in parte rilevante delle forze politiche (che poi si riflettono nell’opinione pubblica). E’ necessario, quindi, che i partiti e le organizzazioni della società civile svolgano un’azione capillare di corretta informazione e sostegno delle Istituzioni comunitarie e dell’Unione nel suo complesso.

Anche gli studiosi ed esperti possono svolgere una funzione importante. In proposito mi permetto di esprimere il mio disagio nei confronti dell’affermazione di uno studioso, profondo conoscitore di politica internazionale ed europea, Sergio Fabbrini, che, in un suo recente articolo su ‘Il Sole 24 Ore’ del 6 gennaio 2019, parla della Commissione come “organo investito (dal Trattato) di funzioni preminentemente tecniche” .

Le norme dei Trattati (art. 17 del Trattato sul’ Ue e artt .244 e ss. del Trattato sul funzionamento dell’Ue, ma anche altri che le attribuiscono poteri normativi propri) non lasciano dubbi sul ruolo eminentemente politico della Commissione.

Se si crede nell’evoluzione tendenzialmente federale dell’Ue, il vero governo dell’Unione è la Commissione e non il Consiglio europeo, che dovrebbe solo dare “gli impulsi necessari” (art.17, 1° comma)  allo sviluppo dell’Unione stessa e che invece tende ad assumere un ruolo che i Trattati non gli attribuiscono.