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Dopo il no dei Comuni all'intesa sulla Brexit

Europa: 2019, ricorrenze e ritorno centralità Parlamenti

17 Gen 2019 - Francesca Piazza - Francesca Piazza

L’avvio del nuovo anno è stato drammaticamente segnato dal deficit di autorevolezza della classe politica britannica, che emerge dai voti in Parlamento di martedì 15 (sulla Brexit) e mercoledì 16 gennaio (sulla fiducia a Theresa May) e dall’assassinio del sindaco di Danzica, città simbolo della liberazione del suolo europeo dai totalitarismi. È pertanto un momento che ben si presta a riflessioni e bilanci.

2019: i 70 anni della Nato, i 40 dell’Iran e i 100 di Versailles
Spiazzando storici e studiosi delle scienze politiche, il presidente americano Donald Trump ha già dettato i termini della riflessione sui settant’anni della Nato. Insieme alla ricorrenza della fine nel 1989 della Guerra Fredda, il 2019 sarà l’anno della verità per il rapporto tra il cosiddetto Occidente da un lato e la Russia di Putin dall’altro, ma anche tra i due alleati storici, Unione europea e Stati Uniti, divisi da una crisi che rappresenta una delle poche linee di continuità tra le presidenze Obama e Trump.

Compie il suo quarantesimo anno di vita la Repubblica islamica dell’Iran, la cui vitalità democratica è paragonabile  nella regione solo a quella del nemico giurato Israele. Ed esattamente un secolo fa il mondo sedeva al tavolo di Versailles dopo lo scempio della Prima Guerra Mondiale: nasceva la Società delle Nazioni – nonostante l’assenza degli Stati Uniti – dopo che il mondo aveva preso atto dei limiti degli Stati nazione per mantenere la pace globale.

Alla Conferenza si parlò di autodeterminazione e nacque l’intesa tra le potenze vincitrici che avrebbe portato un anno dopo alla nascita dello Stato curdo, una sorta di araba fenice che cento anni dopo fa nuovamente la sua apparizione. E, come un secolo, fa la parabola curda è destinata a chiudersi e a tradursi in una nuova macchia scarlatta per l’Europa che, dopo avere delegato al ‘popolo della montagna’ la battaglia contro l’Isis, il sedicente Stato islamico, lo abbandona al proprio tragico destino quale bottino di una guerra palesemente vinta da Putin, Assad ed Erdogan, come ha amaramente osservato dalle pagine de La Stampa Bernard-Henri Lévy.

I 20 anni dell’Euro e il ruolo dei parlamenti in Europa
Quest’anno ricorre anche il ventesimo anniversario dell’introduzione della moneta unica e delle prime elezioni del Parlamento europeo. Le analisi sul confronto tra forze tradizionali e forze cosiddette sovraniste ruotano innanzitutto intorno all’esito del negoziato per il recesso del Regno Unito dall’Unione europea come risultato di un referendum celebrato all’apice dell’emergenza migratoria del 2015.

Le elezioni europee del maggio prossimo indirizzeranno il rinnovo del vertice della Commissione europea e della Bce e chiariranno le priorità del prossimo quadro finanziario pluriennale che, lungi dal costituire un terreno esclusivo per gli eurocrati, conterrà forse ingredienti per una soluzione europea ad alcune grandi questioni.

Anche alla luce del voto di Westminster, nella sorpresa generale e comunque la si pensi, ritornano ad asssumere un ruolo centrale i parlamenti, nazionali e sovranazionali: in una stagione catalizzata dai tweet e dai post dei grandi attori di politica estera, i Parlamenti si confermano il luogo della decisione profonda sugli assetti politici internazionali. Per fare alcuni esempi, se Westminster approverà l’accordo sulla Brexit, questo cambierà il corso di alcune politiche europee proprio a partire dalla politica intergovernativa per eccellenza, e cioè la politica estera dell’Unione europea.

Nell’anno della presidenza italiana dell’Iniziativa Centro europea, i parlamenti macedone e greco hanno in mano i destini balcanici, dovendo decidere sul tema per nulla nominalistico relativo al nome futuro dell’Ex Repubblica Yugoslava di Macedonia, i cui territori furono motivo di contesa nelle guerre degli Anni Novanta. Fuori dall’Europa, in Venezuela la reazione internazionale ruota attorno alla difesa o all’attacco dell’Assemblea nazionale, in cui l’opposizione al regime di Maduro è maggioritaria, e attorno alla quale si stringe la pressione della comunità internazionale per il ripristino dello stato di diritto.

Il ruolo del Parlamento italiano in politica estera
L’Italia non fa eccezione malgrado il vezzo dell’antiparlamentarismo quale leitmotiv un po’ decadente nel discorso pubblico sui mali del Paese. Il Parlamento italiano ha una storia di autorevolezza e centralità nella definizione del posizionamento internazionale dell’Italia. Si pensi ai grandi dibattiti alla Costituente e, qualche anno dopo, per la ratifica del Trattato Nordatlantico, dei Trattati di Roma, del Trattato di Osimo o del Concordato tra Stato e Chiesa.

In temi più recenti, il Trattato di Lisbona, le Convenzioni sul terrorismo internazionale e sul disarmo, fino alla ratifica degli accordi sulla Tav, degli Accordi di Parigi sul clima, della Convenzione di Istanbul per la lotta contro la violenza sulle donne o dei trattati di libero scambio. Senza trascurare il recente Global Compact sulle migrazioni, sono tutti temi che hanno attraversato gli ordini del giorno delle Commissioni Esteri di Camera e Senato che, nel nostro sistema costituzionale, rappresentano un presidio di controllo e di indirizzo nei confronti del Governo in politica estera.

L’Italia verso una democrazia diretta?
Terrà banco in questi giorni la riforma costituzionale sulla democrazia diretta, dopo le strettoie della legge di bilancio e in un clima di fatica da inseguimento degli eventi anche a causa di regolamenti parlamentari, soprattutto alla Camera, bisognosi di aggiornamenti che conferiscano al Parlamento maggiore dinamismo. Torna attuale la discussione sul numero dei parlamentari, ma soprattutto sulla competizione tra il popolo sovrano e il Parlamento rappresentativo, che trova argomenti nel più che esiguo numero di proposte di legge di iniziativa popolare approvate dalle Camere alla fine di ogni legislatura.

Al di là degli esiti della riforma, è depositata presso la Giunta del regolamento della Camera dei deputati una prima proposta per introdurre vincoli alle Commissioni permanenti nella calendarizzazione delle proposte di legge di iniziativa popolare. La Commissioni Esteri della Camera, che nella scorsa legislatura ha esaminato una sola legge di questa tipologia sulla partecipazione dell’Italia alla Nato, si è espressa di recente sui limiti della democrazia diretta rispetto ai vincoli europei e internazionali, al cui rispetto l’Italia è tenuta.

Se vi sarà un accordo sulla Brexit, il Parlamento italiano, come ogni assemblea rappresentativa europea, sarà chiamato a ratificare l’accordo sulle future relazioni tra Ue e Regno Unito, come pure quello sul nuovo nome della Macedonia. È destinata pertanto a restare decisiva la capacità delle Camere di offrirsi come stanza di compensazione delle asimmetrie che attraversano il Paese e un segmento saliente della nascente opinione pubblica europea.