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Paese che vai, anno che trovi

2019: scienze, irriducibilità del mondo e valore dell’immaginare

4 Gen 2019 - Diego Bolchini - Diego Bolchini

All’inizio dell’anno 2019 del Calendario gregoriano (che diventa 1440 per quello islamico, 5779 per quello ebraico e addirittura 6768 per quello assiro) viene da pensare – guardando ai fatti di Strasburgo, alla Siria, al Congo, o anche al Venezuela, al Guatemala o all’Honduras – che poco contano, in fondo, i numeri e i secoli cumulati per le scienze politiche e sociali.

Se si hanno in mente questi casi e queste località, o se si scorrono le immagini del documentario Human Flow (2017) del regista cinese Ai Weiwei, ove si descrivono i grandi esodi contemporanei, la narrazione della politica internazionale sembra quasi cristallizzata in un’ambra giurassica, in una natura irriducibilmente ‘barbara’. Ben lontana dallo sviluppo progressivo e dalle “magnifiche sorti” occorse ad altre discipline – come la chimica, l’informatica o l’ingegneria -, che si muovono al di fuori della dimensione umana, al di là delle sue determinanti intrapsichiche.

Le “colonne d’Ercole” di Tucidide: un limite invalicabile?
A rinforzo di questa percezione, basti pensare al fatto che diversi autori di scienze sociali e politiche ancora attribuiscono un valore euristico significativo al pensiero politico-psicologico dei tempi di Tucidide. Lo ha fatto lo studioso C. Gray quando ha proclamato il suo massimo rispetto per lo storico greco che individuava nella paura, nell’onore e nell’utilità i tre poli pulsionali dell’animo umano. Lo ha fatto l’analista statunitense G. Allison quanto approccia i rapporti odierni tra Usa e Cina con categorie tucididee. Lo fa Anna Caffarena, docente dell’Università di Torino, quando si interroga sul fatto che la politica internazionale sembra non cambiare mai[1].

Quando parliamo di Tucidide, ci riferiamo ad uno storico e militare ateniese dell’antica Grecia, vissuto 2400 anni fa. Medici, fisici o chimici sorriderebbero se oggi ci si rifacesse ancora alla concezione degli umori, se le scienze dessero credito alla teoria di Talete o si considerasse l’ignoranza molecolare e sub-atomica al tempo di Pericle. In scienza politica, invece, citare Tucidide oggi fornisce – specie in una modalità di pensiero (neo)realista – ancora suggestioni di verosimiglianza sull’animo umano. Non siamo mai evoluti, dunque? Immanuel Kant, Aristide Briand, Altiero Spinelli e tutto il filone dell’internazionalismo giuridico contemporaneo rappresentano davvero astrazioni di pensiero irriducibili rispetto all’essenza dell’uomo?

 Tra sfere di influenza e signal intelligence
Analoghi dubbi sulla nostra avanguardia conoscitiva in politica internazionale possono sorgere quando usiamo parole e locuzioni quali “equilibrio di potenza” o “sfera di influenza”, quest’ultima dal sapore vagamente alchemico. Ma quanto effettivamente esplicativa? E quanto invece uno oscuro abracadabra geopolitico? Come dice Erich Fromm nel testo Anatomìa della distruttività umana, del 1973: “Le parole sono molto importanti, ma non devono diventare dei feticci, e contare più del contenuto concettuale che esprimono”.

Da parte sua il generale statunitense Michael Hayden, già a capo della Nsa (1999-2005) e della Cia (2006-2009), scriveva leopardianamente in uno suo testo memorialistico del 2016: “Da direttore della Cia, leggevo ogni mattina i dispacci operativi dell’agenzia prima di effettuare il rapporto mattutino al presidente degli Stati uniti. Ciò rendeva difficile mantenere una visione positiva della natura umana. Sembrava chiaro che vi fosse del male nel mondo[2].

Conclusioni: importanza delle visioni sul futuro
Detto tutto ciò, è però anche il caso di provare a vedere o immaginare il “bene”, o quanto meno un “bene possibile”. Attingendo ai livelli più puri e solidali dell’animo umano, che ugualmente esistono a questo mondo. I giovani thailandesi salvati a mezzo di uno sforzo collettivo ed internazionale da una grotta – tutt’altro che natalizia – nell’estate 2018 sono ad esempio una prova che l’uomo non è forse solo quello narrato dal filosofo inglese Thomas Hobbes.

Appare fondamentale la capacità di guardare oltre l’orizzonte narrativo e ideologico rappresentato dalle contingenze della politica internazionale, non facendosi schiacciare dalla dittatura del presente noto. Che appare ancora paradossalmente irriducibile e divaricato, in coesistenza di capacità di osservazione spaziale e ampie sacche di analfabetismo. Permane l’urgenza di produrre e gestire cambiamento, ampliando i margini di pensabilità costruttiva. Oltre il “libro del male” di Michael Hayden.

[1] A. Caffarena, La trappola di Tucidide e altre immagini, Il Mulino, 2018

[2] M. Hayden, Playing to the Edge, Penguin Books, 2016.