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Con la Fao per salvaguardia mari

Pesca illegale: l’Ue leader nel contrasto a livello globale

27 Dic 2018 - Stefano Bellagarda - Stefano Bellagarda

La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, provoca l’impoverimento delle riserve ittiche, distrugge gli habitat marini, crea distorsioni nella concorrenza, pone in una condizione di svantaggio i pescatori onesti e indebolisce le comunità costiere, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. L’Unione europea, come recita il documento qui linkato, è impegnata a eliminare le scappatoie che permettono agli operatori illegali di trarre vantaggio dalle loro attività.

Possono essere commercializzati all’interno e all’esterno dell’Ue soltanto prodotti della pesca in mare dichiarati legali dallo Stato di bandiera o di esportazione. Inoltre, a prescindere dalla zona di pesca e dalla bandiera di appartenenza, gli operatori dell’Ue che praticano la pesca illegale rischiano pesanti sanzioni in proporzione al valore economico delle catture, con conseguente perdita del ricavo.

L’Ue come modello: la chiusura alla pesca illegale
Da quando, nel gennaio 2010, l’Ue ha dichiarato tolleranza zero nei confronti della pesca illegale, molte cose sono cambiato. La pesca illegale non dichiarata e non regolamentata (Inn) è una grave questione i cui effetti provocano una crescente preoccupazione in tutto il mondo, poiché compromette gli sforzi profusi per conservare e gestire gli stock ittici. La pesca Inn non consente ai Paesi interessati di conseguire i propri obiettivi di sostenibilità a lungo termine, sabotando la competitività e la redditività dei pescatori onesti che agiscono in maniera responsabile e nel rispetto della legge. I Paesi in via di sviluppo, che di solito non dispongono dei mezzi per controllare le loro acque e bloccare gli operatori illegali, ne sono particolarmente colpiti. Molte delle loro comunità costiere dipendono largamente dalla pesca e la pesca illegale riduce notevolmente la loro fonte di sostentamento primaria.

L’Ue è il principale importatore di pesce al mondo; di conseguenza, ha un peso di mercato considerevole, che impiega da più di sei anni per promuovere attività di pesca responsabili e migliorare la gestione degli oceani a fianco dei suoi partner in tutto il mondo.

Sono tre gli elementi principali che costituiscono il quadro giuridico dell’Unione europea per la lotta contro la pesca Inn: innanzitutto, l’Ue consente l’accesso al suo mercato solo ai prodotti ittici che siano stati certificati come legali; per entrare, il pesce deve provenire da un Paese autorizzato, disporre degli adeguati certificati sanitari e di cattura e passare l’ispezione alle frontiere dell’Ue. Secondo, una rete d’intelligence consente alla Commissione europea e agli Stati membri di scambiare informazioni in tempo reale sulle attività di pesca illegali e di contrastarle in maniera congiunta. Terzo: una più ampia cooperazione con i Paesi terzi in tutto il mondo.

Questo sistema ha dei vantaggi. All’interno dell’Ue, i consumatori hanno la certezza che i prodotti della pesca marina sono stati catturati legalmente e la pesca può essere tracciata. A livello globale, il sistema aiuta i Paesi terzi a rispettare gli obblighi di conservazione internazionali e crea parità di condizioni per tutti gli operatori. Al momento, oltre 50 Paesi hanno messo in atto riforme strutturali del settore della pesca con il sostegno della Commissione: un passo avanti significativo nella lotta alla pesca illegale.

La comunità internazionale contro la pesca illegale
D’ora in avanti saranno tempi duri  per i criminali coinvolti nella pesca illegale. Il 5 giugno è diventato vincolante a livello mondiale il primo trattato internazionale volto a combattere specificatamente la pesca illegale. L’accordo sulle misure di competenza dello Stato di approdo, promosso dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), consente ai Paesi di tenere fuori dai propri porti gli operatori non autorizzati, prevenendo lo sbarco di catture illegali.

Questo innovativo accordo è entrato in vigore dopo che 30 Stati membri hanno formalmente depositato i loro strumenti di adesione. L’Ue è stata tra i primi a firmare, nel 2011. Secondo i dati Fao, le catture provenienti dalla pesca Inn sono pari annualmente a 26 milioni di tonnellate, per un valore che raggiunge i 23 miliardi di dollari: un tipo di pesca che compromette gli sforzi profusi per garantire una pesca sostenibile e una gestione responsabile delle riserve ittiche di tutto il mondo. La Fao esorta altri Paesi a ratificare l’accordo che, chiudendo i porti e l’accesso al mercato agli operatori privi di scrupoli, condurrà l’intero settore della pesca verso una maggiore sostenibilità, con un notevole effetto a cascata su tutta la catena di distribuzione.

 L’Ue come potenza commerciale nei mari
I mari e gli oceani rappresentano un’importante forza propulsiva per l’economia europea. L’Unione europea vanta il numero più elevato di porti commerciali al mondo (1.200) e la flotta mercantile più grande in assoluto. Il 90% degli scambi con i Paesi extra Ue e il 40% degli scambi all’interno dell’Unione si svolgono via mare. Questo settore rappresenta circa 5,4 milioni di posti di lavoro e genera un valore aggiunto lordo di quasi 500 miliardi di euro all’anno.

Tuttavia, specie in alcuni comparti, restano ancora da sfruttare vaste potenzialità di innovazione e di crescita, nonché la necessità di nuove norme sul traffico illegale. Pertanto, negli ultimi anni l’Unione europea ha cercato di intervenire su tutti i tipi di impiego dello spazio marittimo. Per ricordare quanto è importante per la nostra vita difendere la salute dei nostri mari e oceani, l’Ue celebra il 20 maggio di ogni anno la Giornata europea del mare.