IAI
Una testimonianza europeista

Ue/Italia: rilanciare il processo di integrazione europea

4 Nov 2018 - Vincenzo Guizzi - Vincenzo Guizzi

Le considerazioni che svolgo in questo breve scritto rispondono all’esigenza di affermare esplicitamente l’impegno europeo in questo momento di attacchi alla democrazia in Italia e nell’Unione. In un certo senso significa per me aderire all’appello del professor Cacciari e di altri illustri firmatari per un’azione decisa volta alla difesa del processo di integrazione europea nel contesto di una più generale difesa della democrazia a livello nazionale ed europeo.

La mia vuole essere la testimonianza di chi per circa sessant’anni ha seguito l’evoluzione del processo di integrazione europea, in gran parte all’interno delle Istituzioni (europee e nazionali), ma anche  come cittadino e studioso. Da federalista europeo ritengo fermamente che l’unica via di salvezza per i Paesi europei sia la Federazione europea, partendo da ciò che già esiste e che ha dato buoni frutti: l’Unione europea (Ue).

No alla deriva intergovernativa, sì al metodo comunitario
Chiarisco subito che io non condivido l’attuale involuzione dell’Unione, avviata verso una deriva intergovernativa, che è sostenuta dagli attuali governanti italiani e di altri Paesi membri dell’Ue e che esce dal contesto istituzionale europeo, contraddicendo il cosiddetto metodo comunitario (integrazionista), fissato sin dall’inizio e affinato nei vari Trattati susseguitisi negli anni.

I ‘sovranisti-populisti‘ non vedono (o non vogliono vedere) che la soluzione non è il ritorno alla totalizzante sovranità nazionale, che porterebbe all’impotenza e irrilevanza dei singoli Stati (anche i più forti come la Germania), ma l’ulteriore sviluppo dell’ integrazione politica ed economica. Non si vuole negare il ruolo dei Governi degli Stati membri a livello europeo, ma essi devono svolgerlo nella struttura istituzionale dell’Ue, nel cui ambito hanno una precisa collocazione nell’istituzione comunitaria Consiglio, che nell’impostazione di Altiero Spinelli, che io condivido, dovrebbe divenire il Senato ‘federale’ dell’Unione, affiancato alla Camera dei popoli, rappresentata dal Parlamento europeo.

L’acqua sporca da gettare e il bambino da salvare
Alle critiche –alcune pur legittime- all’attuale situazione si deve rispondere gettando ‘l’acqua sporca’ e salvando ‘il bambino’ (l’Ue e lo stesso processo di integrazione).  L’ ‘acqua sporca’ è costituita dalla deviazione dai principi ispiratori dell’Ue e dalla non applicazione –o dalla errata applicazione- degli stessi e delle norme contenute nei Trattati (ad esempio in materia di migrazioni e di politica monetaria), che li esplicitano in particolare nell’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea: dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto, rispetto dei diritti umani, non discriminazione, tolleranza, giustizia, solidarietà, parità tra donne e uomini.

Questi principi sono il fondamento del federalismo europeo. Ad essi bisogna ispirarsi nel rinnovare la battaglia per la democrazia italiana ed europea, perché, –ricordando Carlo Levi- “il futuro ha un cuore antico”. E’ il compito per il quale si devono mobilitare tutte le forze genuinamente democratiche in Europa.

Una via né facile né sicura, ma che sarà percorsa
Esistono le forze da aggregare, ma vanno messe da parte sterili contrapposizioni e ingiustificati antagonismi, che hanno caratterizzato (meglio funestato), specie in Italia, la storia dei movimenti democratici.

Vorrei terminare, a mo’ di auspicio, con le parole finali –sempre attuali- del Manifesto di Ventotene: “La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa e lo sarà”.