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Dopo la rimozione del presidente

Spazio: Asi, quali scelte e politiche utili all’Italia

15 Nov 2018 - Alfredo Roma - Alfredo Roma

Le Mani Politiche sulla Scienza era il titolo dell’articolo di Carlo Rovelli, apparso sul Corriere della Sera del 9 novembre a difesa dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) e del suo presidente Roberto Battiston, rimosso con decreto del ministro della Ricerca scientifica Marco Bussetti in base alla legge 145 del 2002, il cosiddetto spoil system.

Recentemente Sabino Cassese ha messo in luce i danni che lo spoil system ha spesso procurato alla pubblica Amministrazione, con la perdita di alte professionalità. Nel suo articolo Rovelli ricordava che Battiston è un astrofisico italiano di livello internazionale, professore all’Università di Trento, padre – insieme al premio Nobel Samuel C.C. Ting – dello strumento AMS-2, montato sulla Stazione spaziale internazionale, che fa misure di precisione dei raggi cosmici nello spazio.

Nei suoi quattro anni di presidenza, Battiston ha fatto fare un considerevole salto di qualità alle attività dell’Asi, ed è stato artefice, tra l’altro, dell’accordo tra l’Asi, l’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) e l’americana Federal aviation administration (Faa) per la costruzione di uno spazioporto a Grottaglie, da cui potranno essere lanciati veicoli spaziali per voli sub-orbitali. Rovelli si è detto stupito per il fatto che a destituire Battiston fosse stato un ministro presumibilmente senza particolari competenze in materia spaziale.

La ricerca scientifica in Italia
Dobbiamo purtroppo ricordare la triste storia della ricerca scientifica italiana, da sempre ignorata dai nostri governi. Quando negli Anni Sessanta e Settanta il Pil cresceva a tassi del 10-12% – permettendo quindi consistenti investimenti nella ricerca –, i governi duravano sei mesi e non potevano avere quella visione di lungo termine che l’investimento in ricerca richiede

Quando i governi hanno cominciato ad avere una vita più lunga era troppo tardi perché i tassi di crescita erano modesti. Ma bisognava comunque rivedere la spesa pubblica e trovare le risorse per la ricerca, per restare almeno nella media europea dei tassi di investimento, che anche ora non riusciamo mai a raggiungere.

La space economy e le attività spaziali
La space economy sta avendo un grande sviluppo, soprattutto perché le attività spaziali, un tempo sviluppate solo dagli Stati sovrani, ora sono state aperte ai privati che hanno compreso l’enorme potenziale di sviluppo che questo settore può avere. Della Stazione spaziale internazionale (Iss) conosciamo ormai molte cose, grazie anche ai nostri astronauti, tra i quali Samantha Cristoforetti. Si costruiranno altre stazioni spaziali (ci stanno provando i cinesi) o una base lunare dalla quale partiranno missioni spaziali dirette verso altri pianeti.

Il turismo spaziale con voli suborbitali è ormai alle porte e sono già programmati voli commerciali spaziali in orbite basse che potranno collegare Londra a Sydney in circa due ore. Questo anche grazie a Space X che ha aperto l’era dei lanciatori riusabili (reusable rockets). L’estrazione di minerali rari e preziosi dai meteoriti (space mining) è già allo studio da parte di imprese private. Un trattato giuridico di 350 pagine sullo space mining è già stato pubblicato.

Nella Stazione spaziale internazionale sono in corso diversi esperimenti di botanica, biologia, su diversi metalli e per lo stoccaggio dell’energia solare. Negli ultimi 30 anni sono stati lanciati nello spazio diverse migliaia di satelliti e altri oggetti spaziali. Molti di questi satelliti sono arrivati alla fine della loro vita creando pericolosi detriti spaziali (space debris), che dovranno essere parcheggiati in un cimitero per detriti perché si tratta di oggetti che viaggiano a velocità elevatissime e che, anche se piccoli, in caso di collisione possono distruggere un satellite in funzione per attività importanti, come le telecomunicazioni, il posizionamento (Gps, Galileo, Glonass, Compass Beidou) o di osservazione della Terra (Copernicus).

Per risolvere questo problema, l’Agenzia spaziale europea (Esa) lavora a due progetti complessi, ai quali partecipa anche l’Asi, essenziali per le future attività spaziali.

Ultimamente si è parlato di “popolamento della spazio”, della costruzione di un villaggio lunare (Moon Village) con costruzioni realizzate con la tecnica 3D.

Il  20 ottobre dalla base di Kourou, nella Guiana francese, è partita la missione spaziale Bepi Colombo, nella quale l’Asi ha avuto un ruolo importante. L’obiettivo della missione è cercare di fare chiarezza circa il misterioso magnetismo di Mercurio e confermare alcune previsioni della Relatività generale. Il nome della missione è un omaggio a Giuseppe (Bepi) Colombo, l’astronomo italiano che negli Anni Settanta indicò alla Nasa la traiettoria per la sonda Mariner 10.

Il ruolo dell’Agenzia spaziale italiana e dell’industria italiana
Questa breve descrizione delle attuali e future attività spaziali mostra chiaramente quali profonde conoscenze scientifiche siano necessarie per avere un ruolo nel contesto internazionale: una materia che è in costante evoluzione, sia scientifica che normativa. Infatti è apparsa evidente la necessità di rivedere il corpus juris spatialis in essere, cioè i Trattati sullo spazio e le convenzioni internazionali che governano lo spazio, a cominciare dall’Outer Space Treaty del 27 gennaio 1967. Questa revisione è in corso da parte della Commissione delle Nazioni Unite sull’uso pacifico dello spazio extra-atmosferico (Copuos –  United Nations Committee on the Peaceful Uses of Outer Space) creato nel 1958, subito dopo il lancio dello Sputnik, con la una risoluzione delle Nazioni Unite.

In questo scenario l’Agenzia spaziale italiana occupa il ruolo principale per difendere gli interessi del nostro Paese. Il ruolo dello Stato dovrebbe essere quello di coordinare l’azione dei diversi attori anche nei rapporti con gli organismi internazionali – come fu fatto per il programma Galileo – facendo quello che si chiama sistema Paese, ma lasciando libera la ricerca. E soprattutto evitando di sostituire senza ragione uomini di scienza che hanno servito in modo eccellente il nostro Paese, solo perché nominati da un altro governo o, peggio ancora, per appropriarsi di un settore che promette un grande sviluppo.

Dalle statistiche internazionali appare chiaro che il principale problema del nostro Paese è quello che riguarda la sottocultura e la sotto scolarità. Questa è una delle principali ragioni della nostra modesta crescita economica, perennemente al di sotto della media europea: perché è nella scuola, nella ricerca, nella cultura che si pongono le basi per l’innovazione – e quindi per un alto valore aggiunto – e la conseguente competitività del nostro sistema produttivo.

Ai vertici delle principali agenzie spaziali – in Francia, Germania, Gran Bretagna e Cina –  ci sono scienziati. Per la prima volta Trump ha messo un politico al vertice della Nasa. Pensare di mettere un generale (come apparso sui giornali) al vertice dell’Asi, dimostra la non conoscenza di questo settore da parte della politica, compresi gli aspetti normativi. Infatti, l’Articolo 4 del primo Trattato sullo Spazio del 1967 – ratificato anche dall’Italia – stabilisce, inter alia, che “gli Stati contraenti utilizzano la Luna e gli altri corpi celesti a scopi esclusivamente pacifici”.

Un generale al vertice dell’Asi si potrebbe definire ‘incostituzionale’ in base alle leggi spaziali. E di certo sarebbe fortemente stigmatizzato da parte degli organismi delle Nazioni Unite e da parte degli altri Paesi membri dell’Agenzia spaziale europea e dell’Unione europea.