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A margine della Brexit

Gibilterra sotto assedio: assalto Spagna con bandiera Ue

27 Nov 2018 - Fabio Caffio - Fabio Caffio

Metaforicamente parlando, il lungo assedio spagnolo alla Rocca di Gibilterra registra un primo successo tattico: Madrid (non l’Ue) sarà d’ora in poi l’unico interlocutore di Londra nelle questioni transfrontaliere. Accordi bilaterali dovranno così regolamentare questioni annose come i controlli doganali ed il contrabbando di droga e tabacco. La dura posizione spagnola è tuttavia apparsa strumentale nel non considerare che un pragmatico modus vivendi locale esiste già da tempo.

Il futuro della Rocca non sembra roseo. Il Regno Unito dichiara che non cederà mai il proprio “territorio d’ oltremare” (non più “territorio dipendente”). Ma la Spagna, pur dopo aver vinto la partita della Brexit, potrebbe continuare il suo accerchiamento, per mare ed aria, oltre che su terra, per costringere la Rocca a capitolare.

In realtà, poiché Londra non in nessun modo  disponibile a cedere sovranità (come del resto fa Madrid per i possedimenti marocchini), dovrebbe ancora trattarsi di propaganda nazionalistica di  destabilizzazione e delegittimazione del dominio britannico ancora saldamento stabilito a garantire il libero accesso al Mediterraneo attraverso lo stretto.

Eredità della storia
Gli  antefatti della disputa, maturati durante la crisi europea della guerra di successione spagnola, sono più che noti:  il trattato di Utrecht del 1713 diede vantaggi territoriali a Inghilterra, Francia, Savoia, Prussia, Portogallo, consentendo a Filippo V di conservare il trono.

La Gran Bretagna ottenne, secondo la clausola X, “la piena ed integrale proprietà della città e della rocca di Gibilterra, assieme al porto, alle fortificazioni e ai forti ad essi relativi, da mantenere ed utilizzare senza limitazioni con ogni genere di diritti, per sempre, senza  giurisdizione territoriale e senza aperta comunicazione via terra con il territorio  circostante….” , salvo la prelazione della Spagna in caso di alienazione del possedimento.

La terminologia dell’Accordo è quanto mai attuale nel mettere in giusta luce i termini della disputa. Ma lo è ancora di più se si considera che in esso è già esplicitamente previsto che Gibilterra possa importare legalmente beni dalla Spagna via terra, a meno di interdizione delle comunicazioni a seguito di traffici illeciti. A questa stregua, le intese bilaterali post Brexit sui movimenti di frontiera non sono nulla di nuovo, ma solo un’intesa necessaria, peraltro  imposta dal fatto che la non appartenenza di Gibilterra all’area Schengen determina già ora un vero e proprio confine  con l’Ue.

Pretesa decolonizzazione
Quando il regime franchista decise di cavalcare la disputa sulla Rocca giungendo a chiudere la frontiera terrestre nel 1969, una tattica accessoria fu la richiesta di decolonizzazione del possedimento, ovviamente senza considerare che coloniali erano proprio le enclaves spagnole di Ceuta e Melilla nel Marocco.

Da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite fu emanata nel 1965 una risoluzione che invitava Londra e Madrid a cercare di risolvere bilateralmente la disputa, in quanto, più che al principio di autodeterminazione si doveva far riferimento al reintegro della sovranità territoriale spagnola. Le trattative, sviluppate durante il Governo Aznar, si sono poi arenate.

La questione è stata esaminata incidentalmente dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), nell’ambito di un caso del 2006 attinente la partecipazione di residenti di Gibilterra alla elezioni europee, nei seguenti termini: “Gibilterra è attualmente una colonia della Corona britannica. Essa non fa parte del Regno Unito”. In contrasto con la statuizione della Cedu, la Gran Bretagna dichiara tuttavia che Gibilterra è un suo “territorio oltremare” e non un  possedimento dipendente.

Nel dopoguerra, per due volte, nel 1967 e nel 2002, gli abitanti di Gibilterra sono stati chiamati a dire, con un referendum,  se vogliano essere britannici o spagnoli ed entrambe le volte hanno scelto, a larghissima maggioranza, di restare britannici. Nel referendum sulla Brexit del 2016, invece, il loro voto fu a stragrande maggioranza favorevole ulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione europea.

 Contenziosi in atto
L’accordo anglo-spagnolo sulla Brexit lascia ora irrisolti molti problemi riguardanti sia il dominio britannico sulla penisola della Linea che circonda la baia, sia l’operatività dell’aeroporto ivi esistente. Soprattutto aperta è ancora la pretesa spagnola di una cogestione degli spazi marittimi antistanti la Rocca che Londra considera sue acque territoriali. Alla base c’è la  tesi che il Trattato di Utrecht avrebbe trasferito solo il possedimento terrestre di Gibilterra, come se al tempo non vigesse già il principio della sovranità marittima sino alla portata delle artiglierie.

Numerosi sono gli incontri ravvicinati tra Unità spagnole e britanniche messi in atto con finalità provocative. Qualche mese fa la Guardia Civil ha addirittura avvicinato un sommergibile nucleare statunitense in arrivo nella baia. Gibilterra è ancora una base Nato e la Nato è vigile custode della libertà di transito nello stretto antistante.

Madrid ha comunque segnato un punto a suo favore ottenendo, dopo la Brexit, il trasferimento a Rota, vicino a Cadice,  del Quartier generale dell’operazione Ue anti-pirateria Atalanta attualmente ospitato in Inghilterra a Northwood assieme al NATO Allied Maritime Command.

Abbassare la tensione
Ora che Madrid ha ottenuto di separare lo status di Gibilterra da quello del Regno Unito divenendo l’unico interlocutore di Londra per il proprio “territorio oltremare”, comincia una fase apparentemente positiva.

I due Paesi potranno così dedicarsi a regolamentare, nel comune interesse, i traffici transfrontalieri di beni e persone ed a combattere i traffici illeciti.

Ma per far questo, come abbiamo visto, non c’era bisogno di aspettare l’accordo sulla Brexit. Il vero parametro per misurare la buona volontà di entrambe le Parti, dovrà perciò essere l’effettiva disponibilità a confrontarsi apertamente per evitare incidenti in mare e non disturbare l’uso da parte della Nato e della Gran Bretagna della base navale.

Purtroppo, la pretesa spagnola a una gestione congiunta degli spazi marittimi e aerei antistanti la Rocca, come anche della Penisola della Linea, da anni ripetuta come formula risolutiva, non aiuta la Gran Bretagna a ricercare soluzioni pragmatiche. Oltretutto l’Ue non potrà più interporre i suoi buoni uffici.