IAI
L'accordo sulle navi militari

Leonardo-Fincantieri: un’intesa su sfondo francese

16 Ott 2018 - Mario Arpino - Mario Arpino

Pace fatta, quindi, dopo la mancata inclusione di Leonardo negli accordi di Fincantieri con i francesi e la (conseguente) mossa di Leonardo per l’acquisto di Vitrociset? Parrebbe proprio di si. Infatti, la notizia del recentissimo accordo per le navi militari tra Fincantieri e Leonardo, al di là dello stringato comunicato dei due campioni nazionali, sta ancora rimbalzando tra pagine web e carta stampata.

Non ci dilunghiamo sui contenuti: si tratta di una rivitalizzazione – da configurarsi quale nuovo impegno – del faticoso accordo per la costruzione delle fregate Fremm nell’ambito della joint venture Orizzonte Sistemi Navali (Osn). Fincantieri continuerà a svolgere il ruolo di prime contractor per l’intero complesso-nave, mentre Leonardo si rafforzerà (anche grazie agli skill di Vitrociset) come preferred partner nella gestione dei sistemi di combattimento e i relativi apparati.

Tutti felici e contenti, ma…
Clima di euforia e, al momento, tutti sembrerebbero felici e contenti: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte perché aveva appena auspicato una maggiore sinergia tra le aziende controllate dallo Stato per favorire l’aumento della produzione. Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta perché, nella stretta asfissiante tra due irriducibili cerberi, spera di avere più spazio e meno tagli al proprio bilancio.

Subito dopo la firma, persino le organizzazioni sindacali hanno espresso piena soddisfazione. Teoricamente, quando Governo, Aziende e Sindacati vanno d’accordo tutto dovrebbe filare liscio. Dovrebbe. Auspichiamo di vederlo molto presto con la conseguente stipula di nuovi ed importanti contratti. Ci auguriamo che siano numerosi e proficui, visto che il risultato delle gare più recenti non si può dire sia stato rose e fiori.

In effetti, sia Fincantieri, sia Leonardo stanno ancora leccandosi le ferite per due recenti batoste. Occorre porre presto rimedio con altrettanti successi, nella fiducia che le irrobustite sinergie dimostrino che le nuove vie del business sono davvero percorribili. Per Fincantieri, nello scorso giugno è sfumata la gara – la cui vittoria sembrava certa anche per una innovativa proposta di scambio nel settore dei servizi per le navi da crociera – per la fornitura alla marina australiana di nove fregate. A vincere è stato il gruppo inglese Bae Systems, specializzato nella costruzione di aerei, piuttosto che di navi da guerra. Il Commonwealth c’è; e ha saputo battere un colpo.

Le alleanze sono importanti
Per la nostra cantieristica militare resta in piedi la speranza di rifarsi negli Stati Uniti, dove nel 2020 si chiuderà la gara per 20 fregate. E, visto che siamo negli Usa, parliamo subito di Leonardo, che ha appena perso una gara per la fornitura di 351 velivoli da addestramento (l’ottimo e ben sperimentato M-346), alla quale si era presentata assieme alla controllata locale Drs. Ha vinto il gigante americano Boeing, che ha presentato un velivolo ancora allo stato di prototipo della svedese Saab.

In effetti è convinzione comune (l’Aeronautica lo ha sempre sostenuto) che in questo tipo di gara sarebbe stato Boeing l’alleato più forte per Leonardo, che invece ha tergiversato e si è trovata costretta a presentasi da sola. Ora dovrà consolarsi con la fornitura all’Usaf di alcuni elicotteri Aw-139, contratto assai discusso ma già siglato, certo non equiparabile a quello appena sfumato.

Le buone alleanze contano, sono vitali e devono essere quelle giuste, perché si è ormai dimostrato che spesso nelle gare internazionali fanno premio a prescindere dalla dimostrazione del prodotto e, come nel caso di Bae Systems, da una matura esperienza industriale di settore. A volte, c’è chi chiude un occhio perfino sul prezzo.

Un accordo assai tormentato
A questo proposito, si ricorderà che l’Italia, nel settembre dell’anno scorso, dopo lo strappo del presidente francese Emmanuel Macron, aveva raggiunto un accordo di massima sul dossier Stx – Fincantieri, cui è previsto vada il 50% come controllo diretto, più una quota dell’1 (uno) % ‘in prestito’ dal Governo francese, revocabile “… in caso di un mancato adempimento di Fincantieri rispetto agli impegni industriali presi”. Spada di Damocle, perché, se la Francia per qualsiasi motivo decide di revocare il prestito, l’Italia perde la maggioranza. Non ci sono dubbi, e lo dimostra il comportamento a dir poco spregiudicato che i cugini hanno sinora dimostrato nei nostri confronti in politica estera, che al primo screzio la Francia utilizzerà questa sua facoltà, gelosamente custodita e difesa.

Di avvisi velati (anche velenosi) ne abbiamo già avuti, sebbene subito ufficialmente smentiti. Uno per tutti, e per giunta trasversale, viene dal sito web de La Tribune. Pare originato da Adit (Agenzia per la Diffusione dell’Informazione tecnologica), una società di intelligence detenuta in parte dallo Stato francese. L’avviso evoca a carico di Fincantieri fatti di presunta corruzione o presunti legami con organizzazioni criminali. Naturalmente, il Ministero della Difesa francese ha subito provveduto a tamponare la falla. Noi crediamo al Ministero, e molto meno alle agenzie. Ma c’è da fidarsi, o qualcuno sta già mettendo le mani avanti?

Un convitato di pietra
Sull’affaire Leonardo-Fincantieri, che a prima vista sembrerebbe una questione squisitamente nazionale, a prescindere da queste chiacchiere la Francia resta comunque il convitato di pietra. Se, come abbiamo detto, l’accordo tra i nostri due campioni nazionali piace a tutti, può darsi benissimo – anzi, possiamo darlo per scontato – che alle lobby industriali francesi e a Naval Group il potenziamento del ruolo di Leonardo all’interno di Orizzonte piaccia molto meno, o non piaccia affatto. Non va infatti dimenticato che dentro Naval Group per un terzo del capitale c’è Thales, che in altre imprese è anche partner di Leonardo, ma che sui sistemi di bordo è da sempre in posizione di forte concorrenza.

Può diventare un casus belli per ostacolare l’intesa principale, quella tra Fincantieri e la cantieristica francese? Ufficialmente tutti lo negano, ma la realtà è che, se i preliminari sono stati piuttosto rapidi, ora l’elaborazione dell’accordo è lenta, procede faticosamente e, viste le premesse, è nostra modesta opinione che, prima o poi, l’1% ‘in prestito’ potrebbe facilmente saltare.