IAI
Premio IAI

Italia/Ue: dare concretezza alla progettualità dei giovani

14 Ott 2018 - Cesare Merlini - Cesare Merlini

Ho letto con attenzione, e anche con un po’ di passione, i testi vincitori del Premio IAI sul rilancio dell’Europa, riservato ai giovani. Testi sui quali propongo qui un paio di commenti di un vecchio.

Infatti non sono “nato in Europa” come i concorrenti, bensì prima. Di più: ho avuto l’avventura di cominciare a operare per l’integrazione aiutando Altiero Spinelli nella campagna  per la ratifica del trattato per la Comunità europea della difesa, trattato comprendente anche un articolo che contemplava la procedura per realizzare la Comunità politica (1953).

Vaccinarsi contro la depressione da sconfitta
Il che mi dà spunto per una prima osservazione. La ratifica della Ced da parte italiana non era scontata: vi si opponevano il Fronte popolare (formato dai partiti socialista e comunista), la destra nostalgica (neofascisti e monarchici) e alcune correnti della Democrazia Cristiana (prevalentemente nella sua sinistra). Non era scontata e non avvenne, perché nel frattempo, all’Assemblée Nationale francese, una coalizione di gollisti e comunisti nonché l’astensione del governo Mendès-France (socialista) ci tolsero le castagne dal fuoco, provocando la caduta del trattato (30 agosto 1954). Nel mio piccolo mi ritrovai vaccinato contro la depressione da sconfitta.

Più in generale, quella fu la prima delle molte crisi che periodicamente bloccarono il processo, una dopo l’altra, fino al rifiuto del Trattato costituzionale di Lisbona, nello stesso Paese, e grazie a uno schieramento referendario contrario non molto diverso da quello parlamentare di 50 anni esatti prima. E fino alla crisi presente, che forse è più grave delle altre, perché, più che a un blocco, sta portando a un arretramento, come si vede bene dagli scritti proposti allo IAI.

E per di più le forze contrarie, o ambigue, sono cambiate in modo relativamente rapido: il nazionalismo protettivo ed egoista di oggi è diverso dalla force de frappe di De Gaulle; l’ideologismo delle internazionali è scomparso; e il populismo è certo sempre esistito (ne sappiamo qualcosa a casa nostra), ma ha preso grande vigore con la crisi delle democrazia, che sostanzialmente si identifica con quella dell’integrazione. Insomma, va tenuto ben presente il passato travagliato e le resistenze dei movimenti politici, o di Stati membri, che quel passato hanno segnato, ma bisogna anche cogliere il loro mutamento in corso.

I “nemici” sono chiari. E gli “amici” dove stanno?
Donde una seconda considerazione. L’Unione europea (spesso resa in breve come Europa) non è un’entità astratta, bensì una realtà complessa, un istituto ibrido fatto di componenti federali (per esempio la Bce) e componenti intergovernative – oggi dominanti. È la più avanzata delle istituzioni internazionali, ma è molto meno di uno Stato federale. Intorno al progetto, che essa incorpora allo stato attuale, si muovono interessi, forze e percezioni, alcune intenzionate a farlo avanzare, altre a farlo retrocedere e varie altre infine oscillanti, quando non del tutto contraddittorie.

Nei contributi dei giovani al concorso sono qualche volta indicati i “nemici” (Orbàn, i polacchi, eccetera), mentre è difficile trovare menzione degli “amici” (governi? gruppi politici? correnti di opinione?). La richiesta di una politica comune per l’immigrazione o la critica dell’austerità di bilancio, per non fare che due degli esempi citati, comportano diverse amicizie e inimicizie, come i giovani autori ben sanno.

Concretezza vs astrattezza
Le proposte di rilancio avanzate dai partecipanti al concorso sono in gran parte di grande interesse, alcune sono innovative. Ma devono essere misurate rispetto alla loro capacità di raccogliere intorno a sé i necessari supporti, trovare gli amici. Il che comporta: a) individuare le convergenze; b) sapere suscitare simpatie (o almeno evitare le antipatie) politiche: c) offrire credibili competenze tecniche; e d) utilizzare solide abilità diplomatiche (tutti requisiti che al momento in Italia AAA cercansi).

Altrimenti l’astrattezza può favorire i “nemici”, perché facilita loro la traduzione dell’entità europea, istituzionale e geopolitica, in soggetti all’apparenza concreti e nello stesso tempo inafferrabili o distorti, come i “tecnocrati” , gli autori di “interferenze negli affari interni”, i “poteri occulti”, eccetera, facile preda di retorica elettorale.

È normale che dei giovani che si affacciano alle rispettive carriere siano intenti soprattutto a formulare delle idee. Anzi, è alquanto incoraggiante. Ma l’invito del vaccinato è quello di prepararsi a renderle resistenti al confronto con una realtà che è, e resterà, molto complessa. Oltre che molto difficile.