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Verso le elezioni europee

Francia: Macron, contestato, punta a leadership continentale

17 Set 2018 - Luca Rosati - Luca Rosati

Nel maggio 2019 si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Forse mai come questa volta la consultazione continentale della prossima primavera ha un significato decisivo per le prossime scelte politiche europee. Le vicende più recenti, e in particolare la questione migratoria in primis, hanno visto due blocchi contrapporsi nel Vecchio Continente: da una parte, il blocco nazional-sovranista; dall’altra, i partiti più europeisti. Il presidente francese Emmanuel Macron punta ad assumere la leadership del ‘partito dell’integrazione’ continentale, pur composito e diverso, e intende contrapporsi ai nazionalisti, nonostante non stia attraversando in Francia un buon momento.

La situazione politica interna francese
Secondo un recente sondaggio dell’Ifop (istituto francese di rilevamenti dell’opinione pubblica), solamente il 31% degli intervistati si dice soddisfatto dell’operato di Macron, con un calo di quasi 10 punti rispetto a luglio. Il leader di En Marche fa addirittura peggio del suo predecessore François Hollande, che allo stesso punto della precedente legislatura raccoglieva il 32% di consensi dei suoi connazionali.

Oltre che con questo clima interno sfavorevole, Macron deve fare i conti anche con una crisi nel suo governo. Ci sono state, in rapida successione, le dimissioni del ministro dell’ecologia Nicolas Hulot, che ha denunciato un immobilismo del governo sui temi ambientali, e del ministro dello sport Laura Flessel.

Macron ha quindi dovuto operare un rimpasto di governo, nominando l’ex presidente dell’Assemblea nazionale François de Rugy all’ambiente e l’ex nuotatrice Roxana Maracineanu allo sport.

A ciò si aggiunge l’affaire Alexandre Benalla, la guardia del corpo del presidente colta a malmenare manifestanti, vestita da poliziotto, durante le manifestazioni del Primo Maggio. Un episodio che ha contribuito a incrinare la fiducia dei transalpini nel proprio presidente.

La sfiducia dei francesi verso Macron è tangibile soprattutto nell’elettorato di sinistra che accusa il capo di stato d’essere poco attento ai temi sociali. Anche la questione migratoria, che ha visto ripetuti scambi di stilettate verbali tra Macron e il governo italiano, ha attirato al presidente numerose critiche, sia da destra che da sinistra.

Neppure gli altri partiti sono in salute
L’elezione di Macron nel maggio 2017 ha sicuramente ‘terremotato’ il panorama politico francese. I partiti tradizionalmente più rappresentativi, come quello socialista o la destra repubblicana, non sono riusciti ad arrivare al ballottaggio presidenziale previsto dal sistema elettorale francese. Sono stati invece gli esponenti dell’area di estrema destra (Marine Le Pen) e di estrema sinistra (Jean-Luc Mélenchon) a fare da polo d’attrazione, dietro Macron.

La leader della destra francese xenofoba e sovranista ha deciso, nel marzo di quest’anno, di chiudere con il Front National e di fondare il Rassemblement National. Lo statuto del nuovo partito non prevede più la carica di presidente onorario, così da archiviare la figura scomoda del leader storico dell’estrema destra francese Jean Marie Le Pen, padre di Marine, giunto al ballottaggio presidenziale nel 2002.

Anche in Francia, come quasi ovunque in Europa, i partiti tradizionali faticano a catturare i consensi degli elettori. I voti della primavera 2018 – prima le presidenziali, poi le politiche – hanno polverizzato il vecchio schieramento politico caratterizzato da un’alternanza tra repubblicani e socialisti, con il Front National con ruolo di terzo incomodo.

Il partito socialista paga l’impopolare gestione del presidente Hollande della precedente legislatura, mentre Les Républicains non sono ancora riusciti a trovare un leader capace, come Nicolas Sarkozy, di coagulare i consensi del proprio potenziale elettorato.

I possibili scenari
Macron, ancora prima di esser eletto, ha sempre puntato forte sull’integrazione europea. Sono passati solo 15 mesi da quando, dopo avere sconfitto Marine Le Pen al ballottaggio, si presentò al Louvre per celebrare l’elezione sulle note dell’Inno alla Gioia (l’inno dell’Ue). In realtà la sua elezione non ha impresso quel cambio di marcia all’Unione europea che da più parti veniva invocato e auspicato.

Certo, la Francia, complice le difficoltà di governo della Germania della cancelliera Merkel, ha assunto nell’Unione un ruolo di primo piano. Tuttavia al di là delle promesse d’una maggiore integrazione europea, i propositi di Macron si sono spesso scontrati con la realtà.

Proprio in questi giorni, durante una visita in Danimarca, Macron ha dichiarato che le prossime elezioni europee saranno un match tra nazionalisti e progressisti. Il suo desiderio è quello di porsi al centro di un’alleanza transnazionale progressista che possa fare fronte a tutte le forze sovraniste che vedono nell’Ue un nemico.

Sono però pochi gli alleati su cui può fare affidamento, anche solo per costituire un gruppo nel Parlamento europeo. In Italia, elementi del Partito democratico hanno mostrato una certa inclinazione a una visione comune con Macron. Non è inoltre un mistero che vi sia reciproca simpatia tra En Marche e il partito centrista spagnolo Ciudadanos.

A otto mesi dal voto europeo, restituire alla fiducia dei cittadini le istituzioni comunitarie appare impresa ardua. Certo, il presidente francese ha ancora tempo per cercare di riunire le forze progressiste e liberiste del Vecchio Continente con un programma condiviso che affronti le questioni più delicate. Ma il brusco calo di popolarità in patria è un segnale da non sottovalutare per la sua leadership sia nazionale che europea.