IAI
Una concezione evolutiva

Africa: diritti umani tra anagrafe, energia e infrastrutture

21 Ago 2018 - Diego Bolchini - Diego Bolchini

In relazione alle molteplici urgenze dell’ Africa, l’ Italia si pone oggi come un Paese promotore di importanti iniziative, talune forse ancora troppo poco conosciute. Si pensi, tra le altre, al caso del programma Bravo (Birth Registration for All Versus Oblivion) lanciato nel 2014 dalla Comunità di Sant’Egidio a fini di registrazione anagrafica dei bambini.

Ciò al fine di contrastare abusi e di avere possibilità di accesso a diritti e servizi essenziali rispetto allo Stato di riferimento, quali educazione primaria, vaccinazioni, diritti politici. Secondo alcune stime, due bambini su tre in Africa Sub-Sahariana non verrebbero registrati all’anagrafe: da un punto di vista legale, essi sono dunque condannati ad essere bambini ‘invisibili’ e vulnerabili, potenziali mancati cittadini.

Nel contesto generale delle relazioni euro-africane, va parimenti detto che l’energia e lo stesso accesso ad essa appare sempre di più essere una precondizione strutturale di sviluppo e per liberare potenziali di crescita, ben prima di altre c.d. soft priorities. Oltre il noto security-development nexus, è co-essenziale anche enfatizzare l’interdipendenza tra energia e sviluppo.

Al di là delle visioni politiche-programmatiche, la portata e la valenza d’una prospettiva fattuale declinata in gigawatt di potenza installata appare – in determinati contesti rurali ed urbani – auto-evidente. Alcuni parlano in tal senso di accesso all’energia come nuovo diritto umano. Eni ed Enel sviluppano oggi interlocuzioni energetiche importanti in Africa e un approccio incrementale a tale bene primario appare certamente cruciale per uno sviluppo diffuso.

Infrastrutture fisiche di base e accesso idrico
Il ricercatore e stratega geopolitico indiano-statunitense Parag Khanna nel suo testo Connectography del 2016 enfatizzava da parte sua i paradossi africani, laddove taluni Stati africani, ancorché continentali, sarebbero da visualizzare più propriamente quasi come arcipelaghi. Laddove città e villaggi sono ‘isole’ distanti tra di loro in assenza di opportuna connessione infrastrutturale. Si pensi al Congo, ove sono note le vie crucis per i trasportatori e i camion che rimangono spesso infangati nei lunghi tratti di strada non ancora cementati. Qui un’Autostrada del Sole non è mai arrivata.

Scrive Khanna: ”Il mondo de jure dei confini politici formali può essere sostituito dal mondo de facto delle connessioni funzionali. I confini ci raccontano chi è diviso da chi dalla geografia politica. Le infrastrutture ci raccontano chi è connesso a chi dalla geografia funzionale”.

Ancora una volta, la tecnologia (che si declini come infrastruttura di trasporto o altro) è un fattore evolutivo centrale. Lo storico israeliano Yuval Noah Harari, nel suo Homo Deus (2015), appare netto in proposito: “L’assetato Stato di Israele non deve più temere che una qualche divinità adirata chiuda i cieli e non ci sia più pioggia. Perché gli abitanti di Israele hanno di recente costruito un enorme impianto di desalinizzazione sulle spiagge del Mediterraneo, cosicché ora ottengono acqua potabile dal mare.”

Ci si riferisce all’impianto a osmosi inversa di Sorek, a circa 15 km da Tel Aviv, operativo dal 2013. Quale futura nuova “diplomazia dell’acqua” può essere eventualmente applicata al caso africano, laddove circa la metà degli africani non ha acqua corrente a disposizione? E l’Europa che ruolo può avere in ciò?

Conclusioni
Una analisi multifattoriale e multilivello, snodata attraverso auspicabili certezze giuridiche di esistenza, energia disponibile, assicurazione di mobilità e connettività così come accesso ad acqua potabile, si rapporta ad alcune delle criticità pratiche e quotidiane da affrontare per l’ Africa del futuro. Questo al netto di oasi e realtà iper-specifiche, come Luanda, capitale dell’Angola, che aspira ad essere una “Dubai dell’ Africa”.

A livello teoretico e di scienza politica, rimane parimenti rilevante – nell’indagare gli impatti dinamici e relazionali dall’ Africa e nell’ Africa – il nesso tra persone e mondi, azioni individuali e ordine internazionale, volendo richiamare il titolo di un recente lavoro di Angelo Panebianco, ordinario di Scienza politica all’Università di Bologna. Si pensi, solo per fare un esempio concreto, al movimento Boko Haram in Nigeria, laddove da oramai oltre 15 anni, in talune aree a bassa pressione istituzionale, la lealtà identitaria di alcuni singoli viene accordata a un gruppo informale antagonista, nichilista e terrorista.

Questo è il secondo di una serie di tre pezzi dello stesso autore dedicati all’Africa. Il primo è stato pubblicato il 17 agosto, con il titolo Africa: il Continente sempre più inevitabile