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papa Francesco giovedì a Ginevra alla Kek

Chiese europee: un’idea d’Europa più avanzata dei governi

18 Giu 2018 - Emmanuela Banfo - Emmanuela Banfo

Il Consiglio ecumenico delle Chiese (Kek), che quest’anno compie 70 anni, riceverà, il 21 giugno prossimo, a Ginevra, la visita di Papa Francesco. Ad accoglierlo il pastore luterano Olav Fykse Tveit e 150 membri del comitato centrale. Altri due papi, Paolo VI nel 1969 e Giovanni Paolo II nel 1984, si erano recati nella casa comune che riunisce 348 chiese di tradizione protestante, anglicana e ortodossa. Segno di quanto sia viva nella coscienza cristiana la ferita della divisione.

Ma in una realtà dove crescono le religioni non cristiane all’impegno ecumenico s’associa quello del dialogo inter-religioso. La realtà plurale esige disponibilità al confronto, ad abbandonare logiche ‘sovraniste’, a dare spazio a minoranze numeriche, ma non per questo irrilevanti socialmente e culturalmente.

Crisi che mettono alla prova l’essenza del cristianesimo
Che questo papa sia particolarmente sensibile a ricucire gli strappi all’interno del cristianesimo e a confrontarsi con le altre religioni, è evidente. Così come è evidente che le emergenze storiche, dall’immigrazione al conflitto perpetuo tra Israele e palestinesi, mettono alla prova l’essenza stessa del cristianesimo, la testimonianza e l’impegno evangelico su ospitalità, pace e giustizia che affondano le loro radici nelle Scritture ebraiche.

Papa Francesco arriverà a Ginevra di fronte a un Consiglio ecumenico reso sicuramente più forte e convinto da quanto è accaduto nei giorni scorsi a Novi Sad dove si è riunita l’Assemblea generale della Conferenza delle Chiese europee. “L’ospitalità è la vera sfida del nuovo millennio”: è con queste parole che il reverendo anglicano Christophe Hill ha terminato la sua presidenza e ha passato il testimone al pastore francese della Chiesa protestante riformata di Alsazia e Lorena, Christian Krieger, eletto non senza sofferenza dopo una sessione a porte chiuse dove è stato preferito al luterano danese Anders Gadegaard.

Le Chiese più avanzate dei governi sull’idea di Europa
Interpellata da AffarInternazionali.it, la pastora valdese e docente universitaria Letizia Tomassone che ha partecipato ai lavori ha detto: “I documenti finali sono buoni, unanimi nel pensare al futuro dell’Europa come luogo della speranza”. Le Chiese cristiane sembrano avere una stessa idea d’Europa, traguardo non raggiunto, invece, dai governi nazionali.

“Dal 1959 – ha detto Hill –, la Kek ha sempre cercato di essere uno strumento in mano alle Chiese e ai popoli per ristabilire dialogo e giustizia, prima negli anni della guerra fredda e ora di fronte a milioni di persone che bussano alle nostre porte dall’Africa e dal Medio Oriente”. Alla chiusura dei porti e delle frontiere, l’Assemblea generale della Kek ha opposto “iniziative umanitarie di ricerca e salvataggio  in mare, a ricordare le responsabilità che i governi e le agenzie interessate hanno al riguardo”.

Il messaggio alle Chiese è di “far sentire la propria voce contro la criminalizzazione delle azioni di solidarietà verso i migranti irregolari”. L’esperimento dei Corridoi umanitari, promosso dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), dalle Chiese Valdesi e Metodiste e dalla Comunità di Sant’Egidio, è stato più volte accreditato come buon esempio di operatività cristiana e buona testimonianza evangelica.

Il documento finale dell’Assemblea generale
Il documento finale dell’Assemblea generale sollecita  “a dare forma a un’Europa in cui sia possibile costruire ponti per il bene di tutti nel nostro Continente e nel Mondo”, parla di promuovere la “dignità umana di ogni persona”, di valorizzare “la voce dei giovani, i quali sono il nostro presente e non solo il nostro futuro”, di “servire Cristo nel ricercare e praticare la giustizia, attraverso la riconciliazione e la risoluzione pacifica dei conflitti”, di lavorare “a favore della giustizia climatica ed ecologica”.

A questo proposito è stato fissato in agenda, come punto qualificante, “la lotta alla produzione e al mercato delle armi – spiega la pastora Tomassone –. La sicurezza dell’Europa non si costruisce sulle armi”. Un’Europa non sulla difensiva, arroccata sulla paura, perché è la paura il maggiore ostacolo da superare in questo momento nel Vecchio Continente, ha detto l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby.

Tuttavia “la pace e la tranquillità dell’Europa comincia in Medio Oriente”. Il monito è venuto dall’archimandrita Alexi Chehadeh, che rappresentava il Patriarcato greco ortodosso d’Antiochia. Da lui l’appello perché Chiese e governi d’Europa sostengano la “permanenza dei cristiani nei luoghi in cui la nostra fede è nata”.

I documenti usciti dall’Assemblea della Kek sono, quindi, quanto mai espliciti sulle strategie per dare vita a “un’Europa interreligiosa, a contatto con tutti i nuovi stimoli che il mondo presenta”. E d’altra parte da tempo alle affinità teologiche si preferiscono quelle etico-pragmatiche rivolte all’azione civile, nel sociale. Ed è proprio questo il terreno comune in cui crede papa Francesco. Un terreno reso fertile solo dal dialogo, dal rispetto della libertà religiosa.

E su questa materia, l’Assemblea Kek ha mostrato arretramenti anche in Europa. Significativa la denuncia dei delegati delle Chiese riformate ed evangeliche bulgare sulla nuova politica in corso nel loro Paese. Una  legge in discussione in Parlamento prevede, infatti, il finanziamento da parte dello Stato soltanto delle confessioni con un numero di fedeli superiore all’1% della popolazione, percentuale raggiunta soltanto dalla Chiesa ortodossa (il 60%) e dalla comunità musulmana (8%). La chiesa cattolica rappresenta circa lo 0,7% e la galassia protestante, seppur in crescita,  lo 0,9%.