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Al voto il 25 maggio

Irlanda: caos sulla sanità alla vigilia del referendum sull’aborto

21 Mag 2018 - Jessica Ní Mhainín - Jessica Ní Mhainín

Venerdì 25 maggio gli elettori irlandesi andranno alle urne per decidere se mantenere o abrogare l’Ottavo Emendamento della Costituzione, che vieta l’aborto praticamente in ogni caso e riconosce un uguale diritto alla vita alla madre e al feto, anche nei casi di gravidanze derivanti da stupro e incesto o in cui un’anomalia fetale inibisce la sopravvivenza del bambino al di fuori dell’utero. Chi provi ad abortire illegalmente in Irlanda rischia fino a 14 anni di carcere.

La campagna elettorale è in pieno svolgimento, ma il dibattito pubblico è stato dominato da un’altra questione che riguarda sempre la salute delle donne. A fine aprile, è venuto infatti alla luce come un programma di pap test finanziato dal sistema sanitario pubblico avesse erroneamente riportato risultati negativi per 208 donne, tra il 2010 e il 2014. Molte di queste, negli anni successivi, hanno riportato diagnosi di cancro alla cervice dell’utero, alcune anche terminali, mentre 17 sarebbero già morte (anche se le autorità non sono in grado di confermare se proprio per la patologia che il pap test cercava di prevenire).

Questo scandalo ha nuovamente messo in discussione la gestione dell’assistenza sanitaria da parte dell’Irlanda. Nel 2012, la 31enne Savita Halappanavar, morì a causa di un aborto spontaneo dopo che le era stato negato quello che avrebbe potuto essere un’interruzione di gravidanza salvavita; tra il 1970 e il 1991, più di mille donne incinte hanno contratto l’epatite C da iniezioni somministrate dallo Stato; mentre tra gli anni ’40 e ’80 circa 1500 donne sono state sottoposte a sinfisiotomie non consensuali (una procedura chirurgica in cui il bacino viene reciso e allargato per facilitare il parto).

Il ruolo della Chiesa
L’influenza della Chiesa cattolica nella sanità pubblica irlandese, nel caso delle donne, è stata significativa. Secondo uno studio del 2012, la Chiesa incoraggiò la sinfisiotomia perché consentiva alle donne “di continuare a dare alla luce naturalmente in futuro, a differenza del taglio cesareo, che avrebbe ridotto il numero di gravidanze successive”.

Lo scorso anno, delle proteste pubbliche hanno impedito alle Suore della Carità (una delle organizzazioni che gestivano le Case Magdalene, centri di lavoro finanziati dallo Stato dove potevano essere inviate le donne che rimanevano incinte al di fuori del matrimonio) di ottenere la proprietà di una clinica ostetrica del valore di 300 milioni di euro, finanziata dai contribuenti. La Chiesa è stata tra le istituzioni fautrici dell’inserimento dell’Ottavo Emendamento nel testo della Costituzione irlandese, nel 1983.

Le rivelazioni di abusi sessuali su minori e la scoperta l’anno scorso di una fossa comune con i resti di circa 800 bambini nel terreno che fu di un orfanotrofio della contea di Galway, gestito da suore, hanno portato molti cattolici irlandesi (che rappresentano il 78% della popolazione del Paese) a mettere in discussione l’autorità morale della Chiesa.

Gli attivisti pro-life, alla vigilia della consultazione referendaria, si presentano tuttavia come fronte aconfessionale, mentre il clero ha mantenuto un profilo relativamente basso durante la campagna elettorale. Almeno fino alla settimana scorsa, quando, durante un’intervista radiofonica, un vescovo ha affermato che l’aborto dopo una violenza sessuale può essere “molto peggio dello stupro stesso”.

La campagna elettorale
Love Both, la campagna pro-life, sostiene che l’abrogazione dell’Ottavo Emendamento darebbe ai politici carta bianca per adottare una legislazione radicale sull’aborto. Gli anti-abortisti sostengono inoltre che l’emendamento ‘salva-vita’ è l’unica protezione costituzionale per il nascituro.

Più di 3000 donne irlandesi si recano tuttavia ogni anno all’estero per praticare l’aborto, mentre circa 2.000 farebbero ricorso alle pillole abortive, acquistate illegalmente online. Un manifesto della campagna Love Both riporta il messaggio di una donna – fotografata con la sua bambina sorridente in braccio – secondi cui il tempo che le è occorso per pianificare l’aborto al di fuori dei confini nazionali è stato esattamente il tempo di cui aveva bisogno per cambiare idea.

La campagna favorevole all’abrogazione dell’Ottavo Emendamento, Together for Yes, sostiene invece che l’aborto è già una realtà nel Paese, in virtù dell’importazione di pillole abortive e che l’Irlanda sta semmai trascurando il suo dovere di compassione e attenzione verso le donne e la loro salute. La settimana scorsa, Vicky Phelan, la donna che ha denunciato lo scandalo del pap test e che ora sta morendo di cancro cervicale, ha twittato: “Voterò sì per le donne irlandesi che sono state continuamente deluse dal nostro servizio sanitario e dal nostro governo. Se vogliamo davvero che le donne siano poste al centro delle loro cure, votate sì per permetterci di scegliere”.

I sondaggi più recenti sembrano dare in vantaggio l’abrogazione dell’Ottavo Emendamento: il 44% degli elettori ha intenzione di votare a favore, il 32% contro, a fronte del 17% di indecisi, mentre il restante 7% si è rifiutato di rispondere o non ha intenzione di recarsi alle urne. Ma mentre si avvicina il giorno del voto, il vantaggio del fronte pro-choice si sta restringendo rapidamente. Convincere gli elettori indecisi sarà fondamentale per il risultato del referendum.

Foto di copertina © John Rooney/Pacific Press via ZUMA Wire