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Dopo le elezioni

Italia/Ue: Def, tra incertezze italiane e scadenze europee

15 Mar 2018 - Nicola Bilotta - Nicola Bilotta

L’incognita della governabilità italiana, a causa dell’esito incerto delle elezioni legislative di domenica 4 marzo, s’intreccia drammaticamente con un periodo molto delicato per l’Unione europea. Mentre l’Italia aspetta con ansia di conoscere il prossimo governo del Paese, la diplomazia europea sta lavorando su dossier economici chiave per il futuro economico dell’ Unione, in primis l’evoluzione  dell’ Unione bancaria e dell’ Unione monetaria europea. A rendere la situazione, se possibile, ancora più kafkiana, entro fine aprile l’Italia dovrà presentare il nuovo Documento di Economia e Finanza (Def), che influenzerà profondamente le scelte di politica economica di qualsiasi governo nei prossimi tre anni.

Eppure, i tempi tecnici del calendario politico saranno lunghi. Il governo Gentiloni rimarrà in carica per l’amministrazione corrente almeno fino a fine marzo, ossia finchè non verranno eletti i presidenti delle due Camere. Successivamente, il presidente della Repubblica avrà il compito di iniziare le consultazioni con i partiti per individuare a quale partito o coalizione affidare un incarico esplorativo di governo. E’ difficile però prevedere quando sarà possibile insediare un nuovo governo data la mancanza di una maggioranza chiara in Parlamento.

Le trattative per il futuro economico dell’Ue: il bilancio…
Nel frattempo, a Bruxelles si stanno decidendo le strategie per il futuro della politica economica europea. I primi di maggio la Commissione europea pubblicherà la sua proposta per il bilancio comunitario 2021-2027. Il dossier sarà particolarmente importante perché dovrà fare i conti con l’uscita del Regno Unito dall’Ue e la conseguente  perdita di 10-12 miliardi di euro annui dai bilanci comunitari.

Il documento presenterà  il piano di come verranno utilizzate le risorse europee nei prossimi 7 anni. Nel bilancio comunitario 2014-2020, circa il 37% dei fondi è stato investito in politiche agricole e della pesca, il 34% in politiche di coesione sociale e territoriale e il 13% in piani di investimenti per il lavoro e la competitività. Il restante 16% delle risorse è stato invece destinato per progetti di cooperazione internazionale e di sicurezza.

Günter Oettinger, commissario al budget comunitario, ha già dichiarato che il prossimo bilancio europeo subirà forti modifiche. Per l’Italia sono particolarmente importanti le evoluzioni rispetto a due temi: il nuovo capitolo di spesa per le politiche sull’immigrazione e l’attesa riduzione delle risorse per le politiche agricole. Il budget comunitario è il risultato di una fine tela diplomatica in cui si incontrano le priorità europee e i differenti interessi nazionali.

… e il completamento delle Unioni bancaria e monetaria
L’altra partita diplomatica che si sta giocando a Bruxelles si concentra sul destino dell’ Unione bancaria europea e dell’ Unione monetaria europea: due tematiche sensibili per l’Italia data la fragilità del sistema bancario ed economico nazionale. L’Italia preme per introdurre degli strumenti di condivisione del rischio e di solidarietà, come per esempio l’istituzione di una assicurazione unica dei depositi, che non solo siano funzionali a una più efficace riduzione del rischio, ma contribuiscano ad assicurare la stabilità finanziaria dell’area monetaria. I governi dei Paesi nordici, Germania in testa, insistono invece per una ristrutturazione dei rischi che preceda ulteriori forme di responsabilità comuni.

L’incertezza politica italiana è una tempesta che rischia di affondare l’Italia mentre sta affrontando enormi sfide per il suo futuro economico. In una logica di interessi nazionali, l’assenza di un governo coeso rischia di precludere l’incisività della diplomazia italiana nelle importanti trattative sullo scacchiere europeo.

Il futuro della politica economica italiana
Inoltre, il governo italiano dovrà varare il Def entro il 10 aprile per farlo approvare dal Parlamento prima del 30 aprile, data in cui dovrà essere consegnato all’Ue per essere studiato. Il Def è il principale strumento di programmazione economico-finanziaria italiana. Esso delinea le condizioni macroeconomiche e di finanza pubblica del Paese e articola i necessari interventi riformatori che verranno attuati nei tre anni successivi. La  criticità del documento deriva dal valore giuridico e invalicabile che assume il saldo programmatico della pubblica Amministrazione al suo interno.

Più semplicemente, nonostante il documento non abbia valore legale, un qualsiasi governo non può discostarsi dai parametri e dai criteri di bilancio che vengono presentati nel Def, che diventa quindi la base su cui verrà scritta la prossima Legge di Bilancio.

Il quesito che sorge spontaneo è capire chi si assumerà il compito di redigere il nuovo Def. La legge europea permette ad un governo amministrativo di presentare un Def a patto che si ponga in continuità strutturale con quello precedente. Si tratta di un problema politico rilevante perché significherebbe l’applicazione di norme decise ex ante da un governo che, ad oggi, non ha più la maggioranza parlamentare.

Il governo Gentiloni, essendo in carica solo per gli affari istituzionali, non potrà  redigere quindi un nuovo quadro programmatico e dovrà lasciare in vigore la legislazione vigente. Le conseguenze non solo semplicemente procedurali ma politiche. Una delle prime priorità sulla quale un qualsiasi governo dovrà lavorare è il disinnesco delle regole di salvaguardia che implicano, tra l’altro, l’aumento dell’Iva dal primo gennaio 2019 come delineato dalla Legge di Bilancio 2018. Ma, date le regole di stabilità, se il nuovo ministro dell’economia non elaborerà una modifica della norma con una garanzia di copertura alternativa di 12.4 miliardi di euro, l’aumento scatterà automaticamente.

La centralità del documento per il futuro economico del Paese e i temi delicati che si stanno discutendo a Bruxelles richiedono chiarezza e trasparenza, aprendo una riflessione profonda sulla crisi procedurale e politica che l’Italia sta vivendo.