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Al voto in primavera

Irlanda: un referendum per legalizzare l’aborto

5 Feb 2018 - Jessica Ní Mhainín - Jessica Ní Mhainín

L’Irlanda ha subito rilevanti cambiamenti sociali negli ultimi venticinque anni. Nel 1993, il divorzio era illegale, l’omosessualità un reato, l’accesso ai contraccettivi liberalizzato solo da poco e le donne che rimanevano incinte al di fuori del matrimonio potevano ancora essere inviate a centri di lavoro finanziati dallo Stato noti come ‘Case Magdalene’.

Nel 2018, sotto la leadership di un premier omosessuale – Leo Varadkar – e in un momento in cui un terzo dei bambini nasce al di fuori del matrimonio, molti giovani irlandesi vedono il divieto di abortire come un deplorevole residuo di un’epoca in cui la Chiesa cattolica influiva in ogni aspetto della vita del Paese. Ma come per il divorzio e il matrimonio gay, l’aborto è in Irlanda non solo una questione politicamente delicata, ma anche intimamente connessa alla Costituzione. È per questo che sarà necessario un referendum – che dovrebbe tenersi alla fine di maggio – per modificare la Carta e legalizzare l’interruzione di gravidanza sull’isola.

La tutela a livello costituzionale
La vita del nascituro è attualmente protetta da un emendamento alla Costituzione d’Irlanda, noto anche come Ottavo emendamento. Aggiunto in seguito a una consultazione referendaria nel 1983, il testo stabilisce che il nascituro e la madre hanno lo stesso diritto alla vita e vieta l’aborto praticamente in ogni caso, anche per le gravidanze derivanti da stupro o incesto. Anche laddove il feto sia affetto da una condizione che ne inibirà la sopravvivenza al di fuori dell’utero, le donne dovrebbero portare il bambino a termine lo stesso.

Vi è in effetti solo un’eccezione al divieto assoluto di aborto in Irlanda: quando una minaccia alla salute madre mette a rischio entrambe le vite. Tuttavia, a causa di un’insufficiente definizione legale o di puntuali linee guida, i medici hanno evitato di agire in queste circostanze per timore di essere perseguiti per legge. Chiunque abbia illegalmente effettuato un aborto rischia infatti fino a 14 anni di carcere.

Pochi anni fa, l’ambiguità giuridica attorno all’aborto ha portato alla morte evitabile di una donna di 31 anni, ricoverata in un ospedale di Galway con gravi complicazioni dopo 17 settimane di gravidanza. Quando i medici l’hanno informata che un aborto spontaneo era inevitabile, lei ha richiesto un’interruzione della gestazione. Il personale sanitario dell’ospedale ha però rifiutato; e l’ostetrica in servizio ha ricordato a lei e a suo marito che l’Irlanda è un “Paese cattolico“, pochi giorni prima che la donna morisse di shock settico.

Restrizioni e vie di fuga
L’Irlanda è stata accusata di ipocrisia per la sua presa di posizione sull’aborto perché consente alle sue cittadine di recarsi in altri Paesi per interruzioni di gravidanza senza rimproveri. Amnesty International ha accusato l’Irlanda di “esportare” le sue responsabilità in materia di diritti umani. Poiché la legislazione è altrettanto restrittiva nell’Irlanda del Nord (che è parte della Corona britannica e dove chi pratica un’interruzione di gravidanza può rischiare l’ergastolo), le irlandesi sono costrette a viaggiare oltremare. Migliaia di donne si recano ogni anno all’estero per abortire. La necessità di voli e alloggi aumenta esponenzialmente il costo di un aborto e rende la procedura inaccessibile per molti.

Nei bagni pubblici di Dublino, in particolare nei luoghi frequentati dagli studenti, è facile vedere adesivi che pubblicizzano pillole per l’aborto, decisamente meno costose dell’intervento, ma anch’esse illegali. Pagine web inviano le pillole abortive alle irlandesi solo a condizione che il ritiro venga effettuato discretamente presso un ufficio postale dell’Irlanda del Nord. I pacchetti inviati direttamente agli indirizzi della Repubblica d’Irlanda rischiano infatti di essere confiscati dalle autorità.

L’Irish Times ha raccontato la storia di una ragazza di 20 anni che ha usato una di queste pillole – acquistate online e spedite dall’Olanda – per interrompere la gravidanza. Ha trascorso cinque ore in condizioni di grave sofferenza e ha sanguinato per due settimane, ma non ha detto nulla ad amici o familiari, per paura di coinvolgerli nel reato, né si è mai rivolta ai sanitari. Si ritiene che oltre 2000 donne irlandesi prendono tali pillole ogni anno senza un’adeguata supervisione.

Il voto per abrogare il divieto…
Il primo ministro Leo Varadkar, leader del partito di centrodestra Fine Gael, si è espresso a favore dell’abrogazione dell’Ottavo emendamento, per cui farà campagna. E ha detto che se al referendum preverrà questa volontà, ci sarà un sistema in cui l’aborto è “sicuro, legale e raro. Non più un articolo nella Costituzione, ma piuttosto una questione privata e personale per donne e dottori”.

A giudicare dai sondaggi, la maggior parte degli irlandesi è d’accordo con lui, come anche i leader degli altri principali partiti irlandesi. La rilevazione più recente prevede che il 56 % degli elettori sosterrà l’abrogazione del divieto di abortire dalla Costituzione.

L’abrogazione dell’emendamento arriva forse tardivamente, ma la legalizzazione dell’aborto in Irlanda non è un passaggio politicamente scontato. Se la maggioranza è favorevole alla soppressione del divieto, molti meno si dicono però favorevoli alla sostituzione con una norma che autorizzi il Parlamento a legiferare sul punto. La mera abrogazione dell’Ottavo emendamento senza il parallelo conferimento all’Oireachtas – l’assemblea legislativa – di una tale facoltà potrebbe infatti non essere sufficiente per legalizzare l’aborto e dar semmai origine a complesse questioni costituzionali.

… e la successiva regolazione dell’interruzione di gravidanza
Un comitato interno all’Oireachtas ha raccomandato di adottare un provvedimento normativo che regoli le interruzioni di gravidanza fino a 12 settimane. Ad eccezione di Malta (dove l’aborto è tuttora proibito) e della Slovenia (dove il limite è di 10 settimane), questo è il limite minimo nell’Unione europea. Ma la maggioranza degli elettori ritiene che un tale tetto sia eccessivo; e in tanti temono che con il referendum gli irlandesi vengano espropriati del loro diritto di limitare il ricorso all’interruzione di gravidanza: “L’esperienza che abbiamo visto in altri Paesi dimostra che una volta che la regolazione dell’aborto è rimessa ai politici, si finisce con un sistema sempre più radicale”, ha ammonito un senatore conservatore, dando voce alle preoccupazioni dei più anziani.

Solo il 36% degli ultra65enni è infatti favorevole all’abrogazione dell’Ottavo Emendamento, rispetto al 74 % degli elettori sotto i 25 anni. La disparità tra gli elettori più vecchi e più giovani è indicativa del significativo cambiamento sociale che la società irlandese ha subito nell’ultimo quarto di secolo.

Qualunque sia l’esito del referendum della prossima primavera, è innegabile che gli atteggiamenti irlandesi diventano sempre meno conservatori. E la legalizzazione dell’aborto è soltanto una questione di tempo.

Foto di copertina © Laura Hutton/Pacific Press via ZUMA Wire