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Elezioni legislative

Ungheria: Orbán guarda al voto ‘colpendo’ Soros e Ong

26 Gen 2018 - Massimo Congiu - Massimo Congiu

Le elezioni politiche ungheresi si svolgeranno il prossimo 8 aprile, ma il Paese è già da tempo in piena campagna elettorale. In questo periodo, il governo guidato da Viktor Orbán è particolarmente impegnato nella preparazione di un pacchetto di provvedimenti contro le organizzazioni non governative sostenute finanziariamente dal magnate americano di origine ungherese George Soros, che è accusato dall’esecutivo di Budapest di voler incoraggiare l’arrivo in massa di migranti musulmani in Europa attraverso l’opera delle Ong.

Tra le misure presenti nel pacchetto normativo, c’è quella relativa a un’imposta del 25% sui finanziamenti provenienti dall’estero che si aggiunge ad altre restrizioni. Le Ong che forniscono assistenza legale a migranti e profughi vengono definite dal governo “agenti di Soros”: provvedimenti che sono parte integrante della campagna elettorale del partito Fidesz, la forza politica di Orbán.

Provvedimenti contro il magnate
Denominato “Stop Soros”, il piano non prevede solo di colpire finanziariamente le Ong, ma intende anche negare l’ingresso nel Paese al magnate americano che il governo Orbán ha dichiarato “nemico pubblico”. Alle obiezioni dei giornalisti che facevano notare al titolare dell’Interno Sándor Pintér che il provvedimento non può essere applicato in quanto Soros ha anche il passaporto ungherese, il ministro ha risposto che il divieto è possibile dal momento che l’interessato ha la doppia cittadinanza.

La campagna delle autorità di Budapest contro Soros e le Ong da questi finanziate è attiva da tempo. Lo scorso anno, il governo ha anche sferrato un attacco alla Central European University (Ceu), l’università fondata dal magnate statunitense negli anni Novanta per diffondere la cultura liberale nei Paesi reduci dal crollo dei regimi socialisti. Anche in quella circostanza l’esecutivo ha dato vita a provvedimenti destinati, in prospettiva, a impossibilitare il funzionamento della Ceu in Ungheria, provocando frizioni con la diplomazia di Washington.

L’allarme ‘invasione’ dei migranti
La campagna elettorale di Fidesz agita lo spauracchio dell’invasione dell’Ungheria e dell’intera Europa da parte di migranti musulmani e del ruolo svolto da Soros e da altri nemici della patria. Questi ultimi sono accusati di destabilizzare tutto il Vecchio Continente con la complicità della tecnocrazia di Bruxelles, e di voler impedire agli ungheresi di essere padroni in casa propria. Quello dell’immigrazione clandestina è uno dei cavalli di battaglia di Orbán, una carta politica che il leader danubiano ha giocato sapientemente riuscendo, negli anni scorsi, a recuperare i consensi perduti.

Il capo del governo ungherese veste i panni di unico uomo politico in grado di tutelare gli interessi nazionali e di impegnarsi veramente nel compito di difendere i confini ungheresi e quelli di Schengen da flussi incontrollati di migranti di altra cultura che, secondo la retorica del governo magiaro, minacciano la sopravvivenza dell’Europa.

Orbán e i suoi collaboratori e sostenitori accusano Bruxelles di condurre, in ambito migranti, una politica destinata a portare l’Europa alla rovina, a favorire gli affari dei trafficanti di esseri umani e l’attività del terrorismo di matrice islamista. Col tono di chi ha individuato la via sicura per gestire adeguatamente il fenomeno dell’immigrazione clandestina, Orbán se la prende anche con l’Italia e la Grecia, colpevoli di far entrare migranti in Europa, poco importa se si tratta di povera gente recuperata in mezzo al mare a bordo di natanti malconci. Insieme agli altri Paesi del Gruppo di Visegrád (Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia), l’Ungheria di Fidesz continua a respingere il sistema dei ricollocamenti che vengono visti come un’imposizione, una politica ricattatoria in quanto vincola la possibilità di erogare fondi europei alla condizione di ospitare migranti.

Consolidamento del blocco di Visegrád
Il V4 è fermo nel rifiutare questa politica e nell’indicare un modello europeo diverso da quello attuale: il modello delle nazioni e delle patrie contro quello federalistico, definito fallimentare. L’Ungheria e la Polonia si sono distinte particolarmente nel Gruppo sul piano della critica all’Ue e dei provvedimenti giudicati da Bruxelles non in linea con i principi democratici europei. Gli accusati replicano con argomenti che sostengono il diritto dei Paesi membri di prendere in mano le redini del loro destino e indicano a tutti gli scontenti di questa Ue – non necessariamente europei del blocco centro-orientale, la via dell’emancipazione dai diktat del “superstato” che ha capitale a Bruxelles.

In questo modo il V4 si è accattivato la simpatia dell’Austria: un avvicinamento di Vienna al Gruppo rafforzerebbe il peso economico di quest’ultimo sul piano delle relazioni con la Germania. E guardano al V4 anche le repubbliche ex jugoslave che vorrebbero entrare nell’Ue ma vedono in Visegrád un punto di riferimento in termini di difesa della sovranità nazionale.

Le elezioni svoltesi lo scorso autunno in Repubblica Ceca hanno premiato il partito Ano di Andrej Babiš, un miliardario che ha avuto più volte modo di esprimersi criticamente nei confronti dell’Ue e della sua politica sui migranti. I suoi discorsi sono improntati a un certo populismo che forse è soprattutto una tecnica politica, magari priva della retorica di stampo orbániano. Nei giorni scorsi, il suo governo non ha ricevuto la fiducia del Parlamento, richiedendo in questo modo un nuovo tentativo per la formazione dell’esecutivo. Il prevalere di Babiš, tuttavia, è in linea con una tendenza diffusa nel favorire l’ascesa di uomini politici che promettono un rapporto diretto e quindi una certa immedesimazione con l’elettorato.

Il prossimo test elettorale nell’Europa centro-orientale è quello ungherese, che è annunciato da sondaggi più che favorevoli per il partito di governo dato al 34% contro il 13% dell’estrema destra di Jobbik e il 9% dei socialisti. Stando così le cose, Orbán conquisterebbe il terzo mandato consecutivo.

Foto di copertina © Michael Debets/Pacific Press via ZUMA Wire